Votare, non votare, come votare

image_pdfimage_print

Domenica si vota. Vincerà l’asse Meloni-Salvini, con Berlusconi in veste di comprimario ininfluente e un po’ patetico (e ad essere incerta è solo l’entità della vittoria). Vincerà perché spira, in Italia e in tutta Europa (https://volerelaluna.it/mondo/2022/09/21/svezia-nel-paese-simbolo-della-socialdemocrazia-vince-lestrema-destra/), un vento di destra impetuoso che resuscita le forze reazionarie più estreme e spinge quelle un tempo di sinistra (o genericamente progressiste) ad allontanarsi sempre più dalle origini. E vincerà con una rappresentanza istituzionale superiore al già ampio consenso per l’imprevidenza e la stupidità dell’attore più consistente dello schieramento contrapposto, cioè il Partito democratico. Imprevidenza per avere, a suo tempo, fatto approvare a forza di voti di fiducia una legge elettorale (il Rosatellum), sgorbio istituzionale frutto delle velleità egemoniche di improbabili aspiranti stregoni; per avere ostinatamente evitato finanche di proporne la modifica in senso proporzionale quando ne sono emersi con chiarezza gli effetti distorsivi; per essersi, infine, supinamente accodato alla demagogia della riduzione del numero dei parlamentari, disattendendo anche l’impegno a introdurre correttivi destinati a contrastarne gli effetti di espulsione delle minoranze. Stupidità per avere continuato a coltivare una anacronistica “vocazione maggioritaria” lontana dalla nostra tradizione istituzionale e all’evidenza suicida e per avere da ultimo rifiutato ogni convergenza tattica in un fronte ampio nei collegi uninominali, unico argine a una vittoria a man bassa della destra (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2022/08/03/per-una-coalizione-demergenza-nel-maggioritario/ e https://volerelaluna.it/controcanto/2022/08/03/un-fronte-unico-contro-la-destra/).

Una vittoria e una sconfitta annunciate, dunque, che incombono pesantemente sul nostro futuro e tolgono ogni credibilità al mantra, logoro e ripetutamente smentito dai fatti, del voto utile in favore del partito numericamente più forte dello schieramento opposto a quello dichiaratamente di destra (https://volerelaluna.it/che-fare/2022/08/08/a-chi-e-utile-il-voto-utile/). Eppure votare, o comunque scegliere, si deve, ché anche l’astensione è una sorta di voto a contrario. Ma come? Non sarà Volere la Luna a dare indicazioni di voto. Non certo per sottovalutazione delle conseguenze nefaste che la vittoria della destra produrrà sull’assetto sociale, sul sistema costituzionale, sull’esercizio delle libertà e dei diritti. E neppure per uno spocchioso disinteresse. Ma per la convinzione che nel nostro Paese la questione politica – quella che può produrre un’egemonia opposta a quella della destra – è oggi altra rispetto alla questione elettorale. Lo pensiamo non da oggi ma dal momento della nostra costituzione e lo abbiamo scritto anche nel preambolo del nostro statuto: «Volere la Luna significa proporsi quello che può sembrare impossibile a molti, ma che in realtà dovrebbe essere normale: cambiare radicalmente il proprio modo di essere, di pensare, agire, cooperare e aggregarsi, tenendo fermi i valori di riferimento di un solidarismo radicale. Il mondo è cambiato, è ora di cambiare noi stessi. E il nostro modo di stare insieme. A cominciare da tre obiettivi primari: contrastare le diseguaglianze, promuovere ma soprattutto praticare forme di partecipazione solidale, favorire la rinascita di un pensiero libero e critico. Cioè non limitarsi a proclamare i propri valori, ma praticarli concretamente, con azioni positive quotidiane, creazione di occasioni di prossimità, di spazi, anche limitati, di relazione, di strumenti di comunicazione aperti e critici». Dunque nessuna partecipazione (né diretta né indiretta) alla competizione elettorale e nessuna indicazione di voto. E tuttavia, essendo evidentemente partecipi delle dinamiche della società, ci siamo interrogati in queste settimane sul voto, sulle sue implicazioni e sulle sue conseguenze. Lo abbiamo fatto con ripetuti interventi in questo sito, aprendoci a opinioni e contributi esterni e avviando tra di noi un’analisi i cui passaggi fondamentali proponiamo, per chiarezza e trasparenza, alla vigilia del voto.

Primo. L’astensione o l’annullamento del voto (concettualmente diversi ma politicamente indistinguibili) saranno il partito più votato, il vero vincitore delle elezioni. È, forse, un campanello d’allarme per chi ha a cuore la democrazia ma non certo per l’establishment che ‒ ovunque nelle democrazie occidentali ‒ predilige, al di là delle deplorazioni di circostanza, pochi elettori controllabili a una partecipazione massiccia, per definizione instabile e potenzialmente in grado di ribaltare aspettative consolidate. In ogni caso, data la sua ampiezza ed eterogeneità, è comunque, qui e ora, un’opzione di scarso significato politico.

Secondo. La vocazione centrista e conservatrice del Partito democratico ha avuto, in questa campagna elettorale, l’ennesima conferma (https://volerelaluna.it/commenti/2022/08/17/il-programma-del-pd-correre-a-rilento/), al punto da essere esplicitamente rivendicata dai suoi dirigenti, proclamatisi i più autentici sostenitori dell’“agenda Draghi”, impegnati nella ricerca prioritaria di un’alleanza a destra (solo in parte compromessa dallo schiaffo di Calenda) e prodighi di candidature blindate per personaggi le mille miglia lontani da qualsivoglia posizione di sinistra (da Cottarelli a Casini, per non citare che i casi più noti). Questa sua fuoruscita dal campo progressista – ormai pacifica, nonostante alcuni slogan strumentali, anche per i suoi più nostalgici sostenitori – rende incomprensibile la scelta entrista di Sinistra italiana e dei Verdi, produttiva, forse, di alcuni seggi in qualche collegio blindato ma accompagnata dalla rinuncia a qualsivoglia rilevanza politica.

Terzo. Le forze che, in misura e in modi diversi, si differenziano dal pensiero maggioritario sul versante sociale, ambientale e di politica internazionale si riducono al Movimento 5Stelle e a Unione popolare. Poche e di scarso peso sotto il profilo quantitativo e, ancor più, sotto quello qualitativo. Il Movimento 5Stelle infatti, pur da ultimo schierato su posizioni condivisibili (dalla difesa del reddito di cittadinanza a una accettazione critica dell’atlantismo e a una significativa presa di distanza dall’“agenda Draghi”), è tuttora schiavo di una ambigua collocazione “né a destra né a sinistra” che ne svela la matrice qualunquista, ha negli anni allegramente abbandonato l’originaria vocazione ambientalista (con voltafaccia imbarazzanti come quello sul Tav e sul modello di sviluppo ad esso sotteso) ed è stato corresponsabile ‒ come protagonista o come comprimario ‒ di alcuni dei più gravi disastri nazionali del nuovo millennio, dai decreti sicurezza ai respingimenti sistematici dei migranti, dalla criminalizzazione delle ONG fino alla riduzione acritica del numero dei parlamentari. Unione popolare, per parte sua, esibisce un buon programma elettorale ma è la stanca ripetizione delle molte analoghe esperienze perdenti degli ultimi anni: una sommatoria dell’ultima ora – questa volta con l’iniezione personalistica di De Magistris – priva di un reale radicamento territoriale e di una revisione critica del passato e pronta a dividersi subito dopo le elezioni. Certo la sinistra sociale, ambientalista e pacifista ampiamente presente nel Paese meriterebbe di più…

Quarto. In questa situazione il voto non sarà (non potrà essere) frutto di immedesimazione. Sarà, di necessità, un voto tattico determinato da valutazioni sulla sua idoneità a costituire un argine al fascismo incombente, a contrastare la trasformazione del pensiero maggioritario in pensiero unico, a preparare scenari diversi per il futuro (https://volerelaluna.it/commenti/2022/09/20/ancora-sul-voto-utile/). È questa la posta in gioco più che una rappresentanza parlamentare, importante ma inevitabilmente debole e ridotta. Con la consapevolezza che il 25 settembre è solo una tappa e che la politica vera ricomincerà il giorno dopo per costruire una rete capace di darsi anche un’espressione istituzionale e per non trovarsi alle prossime elezioni politiche o amministrative nella stessa situazione di oggi (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2022/09/21/non-ce-un-voto-utile-ma-la-storia-continua-dopo-il-25-settembre/).

Gli autori

Livio Pepino

Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, dirige attualmente le Edizioni Gruppo Abele. Da tempo studia e cerca di sperimentare, pratiche di democrazia dal basso e in difesa dell’ambiente e della società dai guasti delle grandi opere. Ha scritto, tra l’altro, "Forti con i deboli" (Rizzoli, 2012), "Non solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa" (con Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele, 2012), "Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli" (Edizioni Gruppo Abele, 2015) e "Il potere e la ribelle. Creonte o Antigone? Un dialogo" (con Nello Rossi, Edizioni Gruppo Abele, 2019).

Guarda gli altri post di:

5 Comments on “Votare, non votare, come votare”

  1. Sono stati presentati numerosi ricorsi contro il Rosatellum in vari Tribunali ma l’esito arriverà ad elezioni concluse.
    Allora tutto è perduto? Assolutamente no, esiste ancora una chance offerta dal regolamento elettorale: il 25 settembre ogni cittadino può presentare una protesta/reclamo al momento del voto. Di più: può farlo anche chi decide di non votare o astenersi, basta recarsi al seggio.
    Tutti i reclami presentati ai seggi saranno inviati alle Giunte per le Elezioni di Camera e Senato, che dovranno esaminarli con la facoltà di sottomettere la questione direttamente alla Corte Costituzionale.
    I Comitati a Difesa della Costituzione di tutta Italia hanno preparato già una protesta scritta solo da firmare. Tutti i documenti, comprese le istruzioni su come fare, si trovano sul sito: https://coordinamentoperlarappresentanza.blogspot.com
    L’iniziativa si sta diffondendo in tutta Italia e il 25 settembre potrà essere l’occasione per presentare una protesta civica, pacifica e diffusa affinchè questa sia l’ultima volta che si va a votare con una legge che non rende il voto libero e consapevole.

  2. Vi leggo sempre con grande attenzione, perché riuscite a mettere parole laddove io borbotto e a districare nodi che mi paiono impossibili da sciogliere…
    Eppure, stavolta, non per colpa vostra, lo so… finito di leggere mi è venuto un: e quindi? cosa voto? anche se solo tatticamente la scelta non mi è ancora “giunta”.

    Di sicuro non smetterò di lttare a Reggio Emilia e con tutti gli altri per tutto ciò in cui crediamo e adrmi da fare concretamente, localmente, direttamente, mettendoci la faccia, ma… il voto?
    Vi abbraccio
    Franesca Pinchera

  3. Scusate l’analisi mi è piaciuta molto tranne l’assordante assenza di Italia Sovrana e Popolare che ha raccolto molte delle istanze della sinistra radicale. Non una tra quelle elencate nell’articolo a mosso un dito per la difesa del diritto al lavoro, cancellato dalla pandemia, solo per fare un esempio. Solo De Magistris si è espresso contro il green pass, mentre M5S e Sinistra Italiana addirittura si sono espressi a favore e non sono neanche intervenuti nel merito della questione Assange in Parlamento. Ora credo che sia ora di riprendere contatto con quelli che dovrebbero essere valori di sinistra. Senza un lavoro di recupero della solidarietà tra e con i le classi meno abbienti e la popolazione vessata dal regime (migranti ma anche chi ha lottato per la libertà di scelta di cura e per una scienza meno dogmatica e asservita al profitto) la “sinistra” in genere continuerà a perdere voti, consensi e partecipanti. Ci sarà tempo dopo la bastonata di domenica.

  4. Dopo che Montanari ha pubblicato sul Fatto il suo endorsement per il M5S, diventa palese la distanza.
    Eppure, le sue motivazioni sono non diverse da quelle di VLL. Solo, forse non era il caso di scendere sul terreno dell’endorsement, seppure fatto fuori da questo sito. Sul merito, ho apprezzato molto le motivazioni di Montanari (se sotto ci fosse una speranza d’avere incarichi, sarebbe pure bellissimo e non pretestuoso), ma… mi sono quasi convinto a dar fiducia a UP, proprio perchè in quell’endorsement non ho trovato motivazioni contrarie sufficienti. Alcuni tra i più imperdonabili voltafaccia dei M5S non sono derubricabili ad errori (e non basta un ottimo candidato alla Scarpinato per cancellarli). A favore di UP c’è il fatto che la sinistra vera è sempre stata fuori dalla stanza dei bottoni: diamo loro una possibilità, anzichè cercare sempre il meno peggio tra chi il potere si è abituato ad accarezzarlo. E non ci sono alternative sincere di atteggiamenti politici radicalmente solidaristici. Nemmeno nei cosiddetti partitini antisistema, che tuttavia meriterebbero almeno una riflessione in virtù della loro analisi politica (e geopolitica) senza peli sulla lingua. Peccato che disperdano le loro analisi a parlar di vaccini, come se fosse l’unico modo per avere appeal. E peccato che sotto sotto non siano disposti alla solidarietà: è il sovranismo baby. Non è neanche colpa loro, se questo esiste…

  5. Seguo l’attività di VLL da un paio d’anni, e spesso ho trovato equilibrio e ragionevolezza nelle valutazioni di Livio Pepino.
    Mi sconcerta questa analisi pre elettorale, che già nel titolo insinua quello che poi è stato argomentato. Votare è segno di maturità e responsabilità, un dovere,sancito come diritto costituzionale. Non ci deve essere al riguardo nessun dubbio, coi tempi che corrono. Come votare non è compito di questa associazione, come ampiamente ripetuto, sebbene un’analisi velenosa (imprevidenza, stupidità e via argomentando) dell’unico partito politico che potrebbe contendere l’incarico, se risultasse il più votato, al neo partito fascista, riporta col suo pessimismo alle considerazioni dell’uomo qualunque. Quando la casa va a fuoco, inutile pensare a cambiare la moquette. In chirurgia, mia professione tutta la vita, si chiama “damage control”
    Distinti saluti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.