Le navi ucraine e la fame nel mondo

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È del 5 agosto la notizia della partenza dalle coste ucraine di tre navi contenenti cereali. Una era già salpata da Odessa verso il Libano; le notizie sul carico erano contraddittorie, alcuni giornali parlavano di grano e altri di mais. L’agenzia AGI ha pubblicato la notizia citando la fonte: «Trasporta 26 mila tonnellate di mais ucraino, ha confermato il ministro delle Infrastrutture ucraino, Oleksandr Kubrakov». Le tre navi di cui abbiamo notizia sono dirette in Turchia, nel Regno Unito e in Irlanda; si parla genericamente di “cereali” ma possiamo avere la certezza che almeno i popoli inglese e irlandese non stiano soffrendo la fame mentre può sorgerci il dubbio che ci possa essere una carestia di mais nelle loro stalle. Anche le 10 navi successive, in partenza in questi giorni, sono dirette in Turchia (4), Regno Unito, Irlanda e, inoltre, in Italia, Cina e Libano (che, peraltro, sembra aver rifiutato il carico). Anch’esse trasportano mais e farina o olio di girasole (quella diretta in Italia).

Per curiosità riportiamo una tabella sulle esportazioni di Ucraina e Russia tratta da un articolo di un sito dell’America Latina:

L’Ucraina esporta sicuramente grano (el trigo) ma soprattutto mais e fieno (celaba) per l’alimentazione animale. E conviene ricordare che la coltura del mais è tra quelle che consumano le maggiori quantità d’acqua e produrre per l’industria della carne dei ricchi presenta contraddizioni crescenti che non si possono scaricare sulle popolazioni più povere.

Nelle scorse settimane tutti gli organi di informazione italiani ci hanno descritto come il blocco del grano ucraino avrebbe comportato l’aggravarsi della carestia internazionale. Mi sono chiesto allora come sia la situazione internazionale per la carestia e la fame e ho trovato un articolo interessante con il link all’edizione 2022 del rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World dell’agenzia dell’ONU. I numeri dipingono un quadro cupo:

  • ben 828 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2021: 46 milioni di persone in più rispetto all’anno precedente e 150 milioni in più dal 2019;
  • dopo essere rimasta relativamente invariata dal 2015, la percentuale di persone affamate è aumentata nel 2020 e ha continuato a crescere nel 2021, raggiungendo il 9,8 per cento della popolazione mondiale, rispetto all’8 per cento nel 2019 e al 9,3 percento nel 2020;
  • circa 2,3 miliardi di persone nel mondo (29,3 per cento) hanno vissuto in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave nel 2021, 350 milioni in più rispetto a prima dello scoppio della pandemia di Covid 19.

Nella guerra ibrida in corso i morti sono tanti e per diverse ragioni e alla fine sono quelli di sempre: la povera gente. E l’agenda Draghi, ma anche quella Meloni, di fermare con le armi sui bagnasciuga africani quelli che scappano dalla fame e dalle guerre avranno lo stesso risultato: aumentare i morti. Mentre le sinistre (sic!) italiane litigano per i posti a tavola. Come diceva il famoso ciclista: «è tutto da rifare».

Gli autori

Fulvio Perini

Perini Fulvio, sindacalista alla CGIL, ha collaborato con la parte lavoratori, Actrav, dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

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