Armi all’Ucraina: quando Francesco andò alla crociata disarmato

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Nello scambio con Livio Pepino intervenuto nei giorni scorsi su queste pagine (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2022/07/06/armi-allucraina-una-ferita-che-resta-aperta/), Pierluigi Sullo ha richiamato – facendo riferimento alla pagina Facebook di Adriano Sofri – «l’incontro cortese e muro-contro-muro tra una delegazione di pacifisti italiani, tra cui Tonio Dell’Olio e un vescovo, e rappresentanti di tutte le confessioni cristiane della città sul Mar Nero, i quali letteralmente non capivano perché gli italiani si ostinassero a dire che agli ucraini le armi non bisogna darle». Di quell’incontro parla ora Tonio Dell’Olio, in una lettera di risposta a Sullo, che, per il suo interesse generale, pubblichiamo di seguito. (la redazione)

caro Pierluigi

ho letto con grande interesse la tua riflessione nella quale citi anche l’esperienza di Stop the war (www.stopthewarnow.eu) a Odessa. Non avendovi tu partecipato, non ne hai potuto conoscere risvolti ed esiti se non da ciò che Adriano Sofri e altri ne hanno riportato.

La conferenza stampa cui si fa riferimento, come le altre iniziative messe in atto a Odessa e Mikolaiv, è stata organizzata da una rete che conta attualmente 176 organizzazioni locali e nazionali, reti e ONG. Già questo, oltre ai sondaggi d’opinione rispetto all’adesione delle italiane e degli italiani a contribuire ad armare la guerra, dovrebbe persuaderci che la scelta nonviolenta è tutt’altro che residuale. È vero invece che i rappresentanti delle chiese cristiane di Odessa si sono esplicitamente schierati a favore della resistenza armata dell’Ucraina ma è altrettanto vero che hanno espresso grandissimo rispetto e ammirazione per chi, rischiando qualcosa a cominciare dalla fatica del viaggio di migliaia di chilometri e di moltissime ore, si è reso fisicamente presente con aiuti umanitari e con la solidarietà dei corpi (o dei volti se preferisci). Ovviamente conoscevamo bene la loro posizione e abbiamo scelto di coinvolgerli nella conferenza stampa per un confronto e per onestà intellettuale (e spirituale).

È altrettanto vero che nella tradizione cristiana, accanto ai concetti obsoletamente classici della guerra giusta e della legittima difesa (che sono stati elaborati quando la guerra veniva condotta tra cavalieri o eserciti e non con armi di distruzione di massa né tanto meno contro la popolazione civile), ci sono sempre stati esempi e testimonianze di nonviolenza attiva che accoglievano fedelmente la parola di Gesù e l’insegnamento impartito dalla cattedra autorevole della croce. Lo scrivo da Assisi che rappresenta il luogo da cui, al tempo della cruenta quinta crociata, Francesco se ne partì disarmato per andare a incontrare il terribile Melik al-Kamil (il Putin dell’epoca) al di là della sua armatura e Chiara affrontò l’armata dei saraceni mettendo in mezzo il suo corpo malato e fragile e il corpo di Cristo e pregò per la salvezza della città di Assisi. Sono tutti elementi che abbiamo consegnato alla riflessione dei vescovi latino, ortodosso e greco-cattolico e alle loro chiese. Peccato che di questo non si sia fatta menzione nelle cronache del giorno dopo.

Peraltro conosciamo il pesante carico di distruzione, vittime, sofferenze che sta producendo il modello di guerra-resistenza armata che si è scelto ma non sappiamo quale sarebbe stato il bilancio di una resistenza nonviolenta. Conosciamo appena le cifre investite nella ricerca di armamenti sempre più efficacemente distruttivi e sappiamo che nemmeno un centesimo è stato impiegato per ricercare in una difesa alternativa.

Vedi, Pierluigi, io non invidio chi presume di avere tutte le risposte a tutte le domande e a tutte le crisi, perché credo che – appunto – presuma. Credo che proprio questa crisi debba insegnarci a compiere uno scatto di dignità che è insieme etico e vitale per tutti, per aggressori e aggrediti. Forse un giorno si saprà di soldati russi che hanno obiettato (e non disertato) lasciando i tank per strada e trovando rifugio in un casolare di contadini ucraini o di chi dall’altra parte sta soffrendo in carcere e rischia ancor peggio per la legge marziale in atto, perché non ha scelto di puntare un kalashnikov contro un giovane russo in divisa. Credo che anche loro meritino il rispetto del dubbio che deve insinuarsi anche nelle nostre coscienze.

Un giorno – chissà – avrò modo di raccontarti ciò che ho visto a Mykolaiv e di come un litro d’acqua è molto più utile e ben accetto di un’arma… Conoscendoti so che non sei animato dalla presunzione delle certezze: il tuo scritto e questo confronto ne è la prova. Credo che dobbiamo proseguire su questa strada col coraggio della ragione, il rispetto per le vittime e la consapevolezza della inviolabilità della vita, di ogni vita.

Ricevi il mio saluto fraterno

In homepage Benozzo Gozzoli, “Conversione del sultano” (1492), Complesso museale di San Francesco, Montefalco

Gli autori

Tonio Dell'Olio

Tonio Dell'Olio, presbitero e giornalista, è una figura storica del movimento non violento italiano. È presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi. Dal 2005 al 2015 è stato membro dell'Ufficio di Presidenza e fondatore e responsabile del settore internazionale Libera. È stato coordinatore nazionale di Pax Christi, - movimento cattolico internazionale per la pace. È redattore di “Mosaico di pace”, rivista fondata da don Tonino Bello, di cui nel passato è stato anche stato direttore.

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