Il diritto all’aborto, le costituzioni, la lotta per i diritti

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La cancellazione del diritto di aborto negli Stati Uniti, con la sentenza della Corte Suprema Dobbs vs. Jackson Women’s Health Organization (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2022/06/28/stati-uniti-dopo-le-sentenze-su-armi-e-aborto-cera-un-volta-la-corte-suprema/), genera rabbia e amarezza, anche sconforto per la perdita di quanto si pensava acquisito. È espressione di una arroganza che mostra la fragilità e insieme la forza dei diritti; ci ricorda il legame fra diritto e conflitto; ci richiama al senso del costituzionalismo; ci interroga sul ruolo dei giudici; ci stimola a lottare per i diritti.

Primo. Diritti e conflitti. I diritti nascono nei conflitti, dai conflitti: non sono dati per sempre, ma vivono contestualizzati nella storia, esito di rapporti di forza e di lotte. I diritti, cioè, sono calati nelle vicende umane e ne vivono le dinamiche. Questo ad un tempo rappresenta una debolezza, li può rendere fragili di fronte al potere (patriarcale, coloniale, di classe, …); dall’altro, ne testimonia la forza, data dal loro radicamento nel tempo.

Secondo. Diritti e costituzioni. Le costituzioni tentano di mettere al riparo dalle turbolenze della storia dignità, libertà, uguaglianza, e, nella versione più avanzata, un progetto di giustizia sociale. Costituiscono validi argini, ma il diritto è anch’esso un fenomeno sociale che ha con la realtà un rapporto allo stesso tempo conformativo e recettivo: regola la vita sociale e insieme traduce quanto si manifesta nella società. Le costituzioni sono la legge suprema, fondano i diritti e limitano il potere con la forza del diritto “più alto”: sono il terreno sul quale appoggiarsi per rivendicare diritti, denunciare violazioni, chiedere “giustizia”, ma possono essere oggetto di interpretazioni che ne contraddicono il senso o essere abbandonate, sovrastate da una differente egemonia. È quanto accade al progetto di emancipazione persona e sociale della nostra Costituzione, accantonato e surrogato da un diverso orizzonte, che sostituisce alla persona situata e solidale, l’individuo imprenditore di se stesso, e eleva la competitività a grundnorm. Tuttavia le costituzioni sono al vertice del sistema delle fonti e, oltre a questo, presentano una eccedenza: esprimono la tradizione giuridica del costituzionalismo, principi che con fortune alterne nel corso della storia sono stati affermati per limitare il potere e garantire i diritti. In questo senso le costituzioni attraversano il tempo: si fondano sul passato, garantiscono per il presente, si proiettano nel futuro.

Terzo. Il ruolo dei giudici. Nelle aule universitarie si insegna che la magistratura è strumento di garanzia dei diritti, che la Corte costituzionale è organo di tutela della Costituzione che quei diritti sancisce. Questo è vero, ma non è l’unica storia. La vicenda della Corte suprema che in pochi giorni ha eliminato il diritto all’aborto, rafforzato il diritto di portare le armi, aperto il cammino ad una generalizzata regressione nella tutela dei diritti, ci ricorda che i giudici possono anche restringere i diritti, chiudere attraverso l’interpretazione spazi di libertà e uguaglianza. E il pensiero va, fra i tanti esempi, all’accantonamento dell’utilità sociale come limite e indirizzo dell’iniziativa economica (art. 41 Cost.), ma anche ai molti processi oggi intentati nei confronti di chi dissente, di chi è solidale, di chi vive una situazione di disagio. Una ambiguità strutturale? Un potere che è allo stesso tempo contropotere?

Ancora, quarto. Effettività dei diritti. Il pericolo di ripercussioni della pronuncia statunitense in Italia è tutt’altro che remoto e già aleggia nei discorsi di questi giorni, rinvigorendo insistenti attacchi al diritto ricorrenti negli ultimi anni. Ma la questione non è solo il rischio che proviene da oltreoceano; in Italia il diritto all’aborto è già dimidiato dalle difficoltà che incontra la sua concretizzazione, a partire dalla disponibilità di medici ad eseguirlo. Non è sufficiente sancire un diritto, occorre garantirlo sul piano dell’effettività, della concretezza. La nostra Costituzione in questo è maestra, laddove considera il “fatto”, gli ostacoli, la realtà: per giungere ad una trasformazione materiale e non solo proclamata, ad una uguaglianza sostanziale e non solo formale. Occorre esigere la possibilità concreta di esercitare il diritto, su tutto il territorio, a livello di informazioni, strutture e personale. Non solo: l’effettività ci ricorda come la mancata concretizzazione di un diritto agisca da moltiplicatore delle diseguaglianze (se un servizio pubblico sul territorio non garantisce il diritto di aborto, solo chi ha gli strumenti, sociali ed economici, potrà esercitarlo rivolgendosi altrove).  

La Costituzione, il costituzionalismo, rappresentano un diritto e una tradizione giuridica contro il dominio, nelle sue varie manifestazioni, ma i diritti, come la limitazione del potere, necessitano di essere sostenuti da una lotta permanente.    

Una versione parzialmente coincidente dell’articolo è pubblicata ne il manifesto del 3 luglio

 

Gli autori

Alessandra Algostino

Alessandra Algostino, docente di Diritto costituzionale nell’Università di Torino, studia da sempre i temi dei diritti fondamentali e delle forme di partecipazione politica e di democrazia diretta con particolare attenzione alla loro concreta attuazione. Tra i suoi molti scritti: "Diritto proteiforme e conflitto sul diritto" (Giappichelli, Torino, 2018) e “Democrazia, rappresentanza, partecipazione. Il caso del movimento No Tav” (Jovene, Napoli, 2011).

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