Come difendersi dall’inflazione: alibi e proposte

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Sono state pubblicate il 31 maggio le stime preliminari Istat (https://www.istat.it/it/files//2022/05/CS_Prezzi-al-consumo_Prov_Maggio2022.pdf) per l’indice nazionale dei prezzi al consumo. Dai dati emerge come siano aumentati con grande rapidità i prezzi al consumo di quasi tutte le tipologie di prodotto, con gli alimentari lavorati che fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 quando fu +7,2%. Per i beni energetici la crescita passa da +39,5% di aprile a +42,2%, per beni alimentari da +6,1% a +7,1%, per i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona da +2,4% a +4,4% e per i trasporti da +5,1% a +6%. L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +5,7%.

L’associazione dei consumatori Altroconsumo (https://www.altroconsumo.it/organizzazione/media-e-press/comunicati/2022/indagine-inflazione-e-carovita) ha fotografato la condizione attuale delle famiglie italiane, rilevando che le abitudini sono cambiate in diversi contesti: 1 intervistato su 3 considera un lusso e dichiara di non riuscire a far fronte ai costi necessari per la cura; il 16% non può permettersi le cure dentistiche necessarie; il 13% non può sostenere i costi di una visita specialistica. L’8% dei rispondenti ha dovuto cancellare o rimandare le sedute di psicoterapia, mentre per il 10% è diventato proibitivo l’acquisto di dispositivi medici come gli occhiali da vista o l’apparecchio acustico. 1 italiano su 5 rinuncia all’acquisto di pesce e carne. Il 65% degli intervistati ha cambiato abitudini di guida per ridurre i consumi del carburante; il 18% si muove maggiormente a piedi o in bicicletta e il 10% prende mezzi pubblici con più frequenza. L’80% degli intervistati ha cambiato le proprie abitudini di consumo all’insegna del risparmio domestico; 4 rispondenti su 10, oltre che risparmiare sulle temperature in casa, limitano l’uso di elettrodomestici (40%) e dell’acqua (27%). Dall’indagine risulta poi che il 43% della popolazione ha vissuto, nell’ultimo anno, un peggioramento della propria condizione economica e il 25% afferma di “aver avuto difficoltà a pagare le bollette”.

L’inflazione non impatta allo stesso modo su poveri e ricchi. Nel 2021 ‒ dice Istat ‒ a fronte di un +1,9% generale, si è registrato un aumento del 2,4% per le famiglie più povere e dell’1,6% per quelle più abbienti. Si stima che il +5,7% generale acquisito nel 2022, si tradurrà in un +8,3% per le famiglie povere contro un +4,9% per quelle ricche. Questo avviene perché le prime acquistano più beni che servizi e i prezzi dei beni sono aumentati di più. Anche a livello europeo l’inflazione galoppa, attestandosi al 7,5% nell’Eurozona. Tanti Paesi sono corsi ai ripari già prima della guerra in Ucraina e del conseguente aumento dei prezzi, aumentando i salari e in 21 dei 27 Stati membri è stato istituito il salario minimo. L’Italia invece va controcorrente: i salari sono addirittura scesi dalla fine del secolo scorso (-4,3%); oltre la metà dei lavoratori è in attesa del rinnovo del contratto collettivo nazionale (www.cnel.it/Portals/0/CNEL/Reports/CCNL/14%C2%B0_report_CCNL_vigenti_31_12_2021.pdf) e Confindustria ha già detto no all’aumento dei salari richiesto dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

In questo drammatico contesto, nelle ultime settimane in tutti i canali di informazione si sono sprecati i servizi, gli articoli e i “manuali per il risparmio” atti a indirizzare le persone a uno stile di vita meno costoso e alla riduzione dei consumi. Una spiegazione che assolve la politica dalle proprie responsabilità e scarica il problema creato da altri sui più deboli, su chi è più ricattabile, su chi non ha accesso alle informazioni o alla partecipazione nelle scelte. Una larga parte dei media e della politica sta offrendo una lettura autoassolutoria della realtà che contribuisce a peggiorare la condizioni della maggioranza dei cittadini, allontanandoci dalla risoluzione dei problemi e rafforzando ulteriormente la rabbia sociale destinata a esplodere in assenza di risposte adeguate. Non si può chiedere a milioni di italiani in povertà altre rinunce o sacrifici. È giusto che paghino coloro che si sono arricchiti in questi anni attraverso sfruttamento e speculazioni: tra marzo 2020 e novembre 2021 sono stati registrati 15 miliardari in più in Italia, passando da 36 a 51. È tempo che le responsabilità ricadano sui politici che hanno compiuto e ancora si ostinano a compiere scelte disastrose in questi 15 anni di crisi.

Siamo il paese con i più bassi salari e con il più alto numero di lavoratori poveri in Europa (https://www.open.online/2022/05/01/italia-dati-poverta-lavoratori/) , eppure assistiamo da mesi a un attacco classista, senza nessuna base analitica, nei confronti dell’istituto del reddito di cittadinanza da alcuni imprenditori e politici. Misura che andrebbe sì criticata, ma per essere migliorata con maggiori investimenti e meno condizioni stringenti per i percettori, come avviene in tantissimi altri paesi e come ha chiesto la commissione, voluta dallo stesso Governo, presieduta da Chiara Saraceno (https://www.lavoro.gov.it/priorita/Documents/Dieci-proposte-RdC.pdf). Invece, va in scena un attacco asimmetrico nei confronti dei lavoratori e dei percettori di reddito di cittadinanza che nasconde le evidenti responsabilità di chi continua a fare soldi sfruttando il lavoro e l’ambiente, disprezzando regole e controlli a difesa dei diritti sociali. Questo spiega il perché nel nostro Paese i lavoratori e le lavoratrici muoiono come mosche (https://cgiltoscana.it/wp-content/uploads/2022/05/Statistiche-Infortuni-sul-lavoro-Lavoro-Osservatorio-Sicurezza-Vega-Engineering-30-04-22.pdf) e nonostante una strage annunciata non cambia mai nulla e chi dovrebbe fare non fa. Ci vorrebbero ancora più poveri, disposti a lavorare gratuitamente, in silenzio dinanzi a ingiustizie e guerre. Ma la democrazia ha bisogno di cittadini e non di sudditi.

Le disuguaglianze non sono qualcosa di inevitabile all’interno della società. Le disuguaglianze sono innanzitutto costruzioni sociali, storiche e politiche. Sono sempre conseguenza delle scelte che vengono compiute e che dipendono dai rapporti di forza tra i diversi gruppi sociali e dalle visioni del mondo. Per sconfiggerle abbiamo bisogno di: 1) riconoscere i Pilastri Sociali europei (reddito minimo garantito; offerta di servizi e politiche sociali di qualità attraverso maggiori investimenti e una riforma del welfare che coinvolga il Terzo settore rafforzando pratiche rigenerative e welfare di comunità; garantire il diritto all’abitare attraverso politiche strutturali finalizzate all’implementazione degli alloggi pubblici tramite il recupero del patrimonio pubblico e privato senza consumo di suolo: (https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/economy-works-people/jobs-growth-and-investment/european-pillar-social-rights/european-pillar-social-rights-20-principles_it) e riprogettazione il Servizio Sanitario Nazionale investendo sulla medicina di prossimità e approvare una legge sulla autosufficienza; 2) istituire un salario minimo che coincida con i minimi contrattuali e non diventi uno strumento di sostituzione del contratto di lavoro; 3) realizzare una riconversione ecologica pianificata (pubblica), inclusiva (giusta per i lavoratori e le lavoratrici), equa (che venga pagata dai ricchi e da chi inquina di più), partecipata (comunità territoriali coinvolte e i saperi condivisi) con l’obiettivo di creare posti di lavoro dignitosi, rafforzare la salute pubblica, la partecipazione dei cittadini e la salvaguardia dei nostri ecosistemi; 4) applicazione del metodo della co-programmazione e della co-progettazione; 5) istituzione di consulte cittadine sui beni confiscati sul modello di quello ottenuto dalle reti sociali a Roma.

Sono le proposte che Rete dei Numeri Pari, Libera, Cgil, Uil, Forum Disuguaglianze e Diversità, Unione Inquilini, CRS, Salviamo la Costituzione e Rete Fattorie Sociali hanno costruito all’interno del tavolo Contromafiecorruzione “Quali politiche sociali e lavoro per sconfiggere disuguaglianze e mafie” in vista della mobilitazione dei prossimi mesi (https://www.numeripari.org/2022/06/01/per-un-lavoro-di-qualita-diritti-sociali-casa-e-riconversione-ecologica/).

Gli autori

Rete dei Numeri Pari

La Rete dei Numeri pari ha come obiettivo il contrasto alla disuguaglianza sociale per una società più equa fondata sulla giustizia sociale e ambientale. La Rete – inizialmente promossa da Gruppo Abele, Libera e Rete della Conoscenza – unisce centinaia di realtà sociali diffuse in tutta Italia che condividono l’obiettivo di garantire diritti sociali e dignità a quei milioni di persone a cui sono stati negati (associazioni, cooperative, parrocchie, reti studentesche, comitati di quartiere, campagne, progetti di mutualismo sociale, spazi liberati, reti, fattorie sociali e semplici cittadini)... www.numeripari.org

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