Assemblea di Volere la Luna 2022

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Il 30 aprile si è svolta l’assemblea annuale di “Volere la luna”. Pubblichiamo qui la relazione introduttiva del presidente e il verbale.

 I.
Relazione introduttiva del presidente

1.
Finalmente torniamo a incontrarci in presenza e non in modo virtuale (anche se gli effetti della pandemia in termini di riduzione della partecipazione si avvertono, da noi come dappertutto), con un ordine del giorno intenso e, soprattutto, in un contesto esterno drammatico che non avremmo certo immaginato lo scorso anno, quando pure eravamo in piena pandemia.
Oggi teniamo la nostra assemblea mentre l’Italia è in guerra (sia pure per interposto Paese) in aperto contrasto con l’art. 11 della nostra carta fondamentale. Non analizzerò nel dettaglio la situazione, anche perché ad essa abbiamo dedicato in questi due mesi un ampio confronto, anche attraverso il sito, che ci ha trovati unanimi su alcuni punti che richiamo: 1) l’invasione russa dell’Ucraina è in evidente e aperto contrasto con il diritto internazionale e con le più elementari regole della convivenza tra gli Stati; 2) il popolo e lo Stato ucraino hanno il pieno diritto di resistere all’invasione; 3) l’appoggio e il sostegno al popolo ucraino sono sacrosanti e doverosi ma devono realizzarsi in forme e con mezzi che favoriscano il cessate il fuoco e una pace duratura e non l’ulteriore estensione della guerra (con le devastazioni materiali e morali che ad essa sempre si accompagnano); 4) per questo non può essere condiviso l’invio di armi al Governo e all’esercito ucraino, che ha ormai trasformato il conflitto da resistenza di popolo a guerra tra eserciti suscettibile di esiti ancora più drammatici; 5) un’equa trattativa tra le parti, sostenuta dalla comunità e dagli organismi internazionali, è l’unica via per porre fine alle ostilità: essa peraltro, pur richiesta a parole dai più, è in concreto rifiutata, oltre che dalle parti in causa, dagli Stati Uniti e dalla NATO che si stanno attrezzando per una guerra di lungo periodo destinata a sconvolgere gli attuali equilibri geopolitici; 6) anche per questo preoccupa il totale e acritico appiattimento dell’Italia sulla posizione degli Stati Uniti e della NATO; 7) ciò sta determinando – ha già determinato – anche nel nostro Paese una grave regressione culturale e politica, con un’informazione che assume sempre più i caratteri dei bollettini di guerra, una rilettura della storia (a cominciare dalla Resistenza contro il nazifascismo) in chiave nazionalista e bellicista e un sempre più diffuso “vittimismo di maggioranza”; 8) la guerra sta, inoltre, provocando una crisi economico-sociale di proporzioni enormi, senza che si vedano progetti di interventi di medio e lungo periodo da parte del Governo e delle forze politiche (oltre che da un Parlamento marginalizzato sino alla totale irrilevanza); 9) in questo contesto la sinistra non omologata, lungi dal trovare un’unità di analisi e di azione, si è divisa, in particolare in punto fornitura di armi all’Ucraina, e si è rivelata incapace di promuovere un movimento di opposizione (lasciata irresponsabilmente alla destra).
Tornerò su alcuni di questi punti più avanti ma era doveroso ricordarli fin dall’inizio di questa breve relazione, che prosegue con alcune informazioni di carattere per così dire tecnico.

2.

Siamo allo scadere del quarto anno di vita dell’associazione. Abbiamo iniziato il nostro percorso il 27 marzo 2018 con 29 soci fondatori che sono diventati, ieri l’altro, 658, con 42 nuovi iscritti nel 2022. Di essi sono in regola con il pagamento della quota al 13 aprile – lo dico non per ragioni burocratiche ma per un necessario riferimento al diritto di voto in assemblea, secondo le previsioni dello statuto – 205: alla stessa data dell’anno scorso erano 206 (che sono diventati 320 a fine anno). Lo scarto tra gli iscritti e chi è in regola con i pagamenti dipende sia dal fisiologico distacco di alcuni iscritti sia dalla circostanza che il versamento della quota può avvenire lungo tutto l’arco dell’anno. Il nostro bacino di riferimento è, peraltro, assai più ampio degli iscritti, almeno a giudicare dal fatto che la newsletter raggiunge circa 3.000 persone (500 in più dello scorso anno).
La ripartizione territoriale dei soci resta sostanzialmente invariata con una grande maggioranza (291, quasi la metà) di torinesi o piemontesi. Seguono i soci di Lombardia (69), Toscana (65), Lazio (39), Emilia-Romagna (37), Veneto (28) e Liguria (20). Superfluo dire che, se vogliamo darci una dimensione davvero nazionale, dobbiamo radicarci in maniera più omogenea sul territorio, anche promuovendo la costituzione di gruppi locali almeno nelle sedi maggiormente rappresentate.
Il nostro bilancio consuntivo del 2021 vede entrate di 42.713 euro e uscite di 33.716 euro; quello preventivo del 2022 (redatto, come previsto dallo statuto, a inizio anno) prevede 37.600 euro di entrate e 43.154 di uscite (comprensive del pagamento dei lavori di ristrutturazione e riqualificazione termica di via Trivero). Le voci di entrata sono esclusivamente le quote associative (ordinarie o di soci sostenitori) e le donazioni, in particolare quelle continuative di 30 euro mensili che vanno sotto la voce “un caffè al giorno” effettuate da oltre 30 soci. Le uscite principali, oltre a quelle straordinarie, sono dovute alle spese per la sede di via Trivero, in particolare il canone di locazione di 3.000 euro annui (per l’esattezza, per i prossimi 10 anni, 6.000 euro con deduzione di 3.000 euro a compensazione delle spese da noi sostenute, forfettariamente conteggiate) e alla gestione del sito, pur limitata alle spese vive e ai rimborsi per chi provvede alle immissioni degli articoli e all’iconografia.
Il sito, in funzione dal 3 giugno 2018, ha superato i 3 milioni di accessi e viaggia ormai stabilmente su 3.000 visualizzazioni giornaliere. Nel mese di aprile il picco quotidiano è stato raggiunto il 25 con 5.354 accessi. Inseriamo circa 3 articoli al giorno (in realtà il sabato e la domenica ne vengono inseriti meno o non ne vengono inseriti affatto anche perché la newsletter, inviata il venerdì, richiama gli articoli dei giorni precedenti). I collaboratori continuano a crescere e quelli stabili sono oltre 100. Da un anno è in funzione anche il sito di via Trivero.
Per quanto riguarda l’attività sul territorio, limitata – come si è detto ‒ alla realtà torinese: a) da inizio aprile la sede di via Trivero è di nuovo aperta stabilmente il giovedì e il venerdì (oltre che nei giorni in cui ci sono attività di varia natura); b) nel 2021 il numero degli incontri culturali svolti è stato ingente, a distanza ma anche in presenza: tra le iniziative in presenza meritano una segnalazione particolare la nostra “Mondo Babonzo. Il museo delle creature immaginarie” (che ha visto una partecipazione assai ampia e una significativa eco mediatica) e la Festa di Volere la Luna (che per tre giorni ha visto centinaia di persone impegnate in via Trivero in incontri, dibattiti e momenti di socialità); c) gli sportelli informativi di carattere legale, sanitario e sulla casa, istituiti prima del lockdown, hanno continuato a funzionare senza interruzione grazie a un numero telefonico sempre attivo da cui le richieste vengono dirottate ai professionisti competenti. Merita segnalare che, nel periodo 2020-2021, le consulenze prestate sono state 148 (di cui 58, pari al 46%, di carattere legale e 53 su problemi abitativi) e che, parallelamente agli interventi su questioni specifiche, è stato attivato un tavolo di confronto con associazioni e sindacati sulla questione abitativa a Torino e gli interventi politico-amministrativi necessari; d) il servizio di “pasti sospesi” in collaborazione con il circolo dei Sardi A. Gramsci è stato attivo per tutto il 2021, anche se con un numero di interventi inferiore a quello che avremmo desiderato (per i limiti delle disponibilità economiche).

3.

Dopo questa (necessaria) carrellata informativa passo ad alcune brevi considerazioni politiche.
L’analisi che ha portato alla nascita di Volere la Luna ‒ riassunta nel preambolo del nostro statuto («L’aumento vertiginoso delle diseguaglianze, la rottura dei legami sociali e della solidarietà, la crescita della povertà e dell’indigenza, vissute troppo spesso in solitudine, l’imbarbarimento del comune sentire [con la sua coda velenosa di aggressività, disprezzo di sé e dell’altro, xenofobia e razzismo], sono gli effetti più evidenti della crisi in atto. Così come l’indebolirsi delle forme di partecipazione e della rappresentanza, soprattutto per gli strati più fragili, e la sempre più evidente inefficacia degli strumenti tradizionali di difesa e di giustizia sociale, dal welfare alle forme di organizzazione politica e sociale [partiti e sindacati]» ‒ è stata, in questi quattro anni, ampiamente confermata dai fatti. L’involuzione del sistema politico ha assunto proporzioni macroscopiche con l’ennesimo governo di tecnici (guidato dal banchiere simbolo di quel potere economico-finanziario che, nell’ultimo decennio, ha soppiantato la politica) sostenuto dal consenso acritico dei partiti tradizionali (ormai indistinti nelle scelte economiche e di politica internazionale) e della grande stampa (oggetto di sempre maggiori concentrazioni). La fuga dei cittadini da questa politica aumenta e deperiscono fino a scomparire gli stessi luoghi della rappresentanza, a cominciare dal Parlamento. Intanto la povertà e la disuguaglianza crescono in maniera esponenziale, a livello nazionale e nei territori. In questo quadro, da tempo evidente ma drasticamente aggravato prima dalla pandemia e poi dalla guerra, la reazione alla catastrofe sociale non trova interpreti adeguati e alle sue, pur per ora ridotte, manifestazioni si risponde con un’ulteriore involuzione autoritaria e repressiva del sistema.
In questo contesto domanda è, come sempre: che fare? La risposta ‒ oggi particolarmente difficile e incerta (come mostra anche il mancato decollo, nonostante alcuni interessanti interventi, della sezione con lo stesso nome aperta un anno fa sul nostro sito) ‒ compete all’assemblea alla quale sottopongo, doverosamente, alcuni spunti.
Ritorno, ancora, al preambolo dello statuto, che contiene, in qualche misura, le nostre radici: «Volere la luna significa proporsi quello che può sembrare impossibile a molti, ma che in realtà dovrebbe essere normale: cambiare radicalmente il proprio modo di essere, di pensare, agire, cooperare e aggregarsi, tenendo fermi i valori di riferimento di un solidarismo radicale. Il mondo è cambiato, è ora di cambiare noi stessi. E il nostro modo di stare insieme. A cominciare da tre obiettivi primari: contrastare le diseguaglianze, promuovere ma soprattutto praticare forme di partecipazione solidale, favorire la rinascita di un pensiero libero e critico. Cioè non limitarsi a proclamare i propri valori, ma praticarli concretamente, con azioni positive quotidiane, creazione di occasioni di prossimità, di spazi, anche limitati, di relazione, di strumenti di comunicazione aperti e critici». Fermo l’obiettivo, gli ambiti principali in cui realizzarlo sono due: il radicamento nel territorio e la dimensione nazionale:
– senza una presenza fisica sul territorio non si promuove partecipazione solidale. Per questo, almeno a Torino, abbiamo cercato e trovato un luogo in cui radicarci: lo spazio di via Trivero in cui siamo oggi e che abbiamo in progetto di ristrutturare e rendere ulteriormente fruibile per il quartiere e la città. Qui, come ho già ricordato, stiamo costruendo relazioni (con le persone e con le realtà associative più prossime), sviluppando attività sociali e culturali, aprendo spazi di incontro e di convivialità. Con il superamento della fase più acuta della pandemia questo insieme di attività sta riprendendo e abbiamo numerosi progetti per il futuro. È – ne siamo assolutamente convinti – la strada da percorrere: non si tratta di andare nei territori (come ormai tutti, a parole, sostengono) ma di esserci (che è cosa profondamente diversa e che risponde a una logica di coinvolgimento e non di colonizzazione). Per percorrere in maniera coerente e proficua questa strada ci sono, peraltro, due snodi fondamentali e irrisolti: a) l’incremento del gruppo delle persone attive, con l’innesto di giovani che portino una maggior attenzione e sensibilità ai temi vicini ai loro coetanei e garantiscano il necessario ricambio; b) la realizzazione di esperienze analoghe a quella torinese in altre aree del territorio (di cui si è, a volte, parlato ma che son mai decollate). Se non riusciamo ad affrontare e risolvere questi snodi la nostra presenza nel panorama politico e sociale – dobbiamo esserne consapevoli – perderà rilievo ed interesse;
– la dimensione nazionale dell’associazione e il suo peso sul versante istituzionale costituiscono l’altra grande questione aperta su cui si confrontano, nella nostra area di riferimento, tre opzioni fondamentali: a) restare fuori da ogni dinamica istituzionale ed elettorale, nella convinzione che non ci sono scorciatoie e che la politica va rifondata dal basso con la modifica di prassi, comportamenti, relazioni; b) contribuire a costruire un soggetto (o, quantomeno, un movimento) nuovo, potenzialmente in grado di partecipare anche a momenti elettorali, a partire dalle urgenze che attraversano il mondo e il paese (la guerra in primis); c) praticare forme di entrismo – per usare un termine proprio di una certa cultura di sinistra – in partiti e formazioni pur distanti da noi, per portare in essi contraddizioni e idee nuove. Personalmente credo, in continuità con l’analisi che ha portato alla costituzione di Volere la Luna e alla luce delle esperienze dell’ultimo decennio, che non ci siano, allo stato, alternative reali alla prima opzione e che le altre, anche quando dettate dalle migliori intenzioni, siano velleitarie e impraticabili. Superfluo dire che ciò non significa autoemarginazione o disinteresse a quanto si muove intorno a noi. Al contrario il campo degli interventi possibili e necessari è sterminato: dall’organizzazione di una formazione-azione politica permanente (utilizzando il sito e, magari, lavorando a una scuola di formazione politica, da organizzare con una altri soggetti e con metodologie partecipative) all’impegno in campagne politiche strategiche e capaci di coinvolgimento (la modifica in senso proporzionale della legge elettorale, una politica dell’abitare solidale e che salvaguardi il territorio, nuove tutele del lavoro etc.) e al contributo alla costruzione di una rete associativa stabile. Su tutto questo dovrà, ovviamente, pronunciarsi l’assemblea, senza dimenticare – anche qui – la necessità di accrescere risorse e disponibilità.

4.

Oltre alla definizione della linea politica e delle prospettive incombono sull’assemblea due scadenze:
– l’approvazione del bilancio consuntivo del 2021 e di quello preventivo del 2022, di cui ho in precedenza richiamato le voci fondamentali e che sono a disposizione al tavolo della presidenza;
– l’elezione dei componenti del consiglio direttivo e del comitato dei garanti. Al riguardo segnalo che i componenti del consiglio direttivo (con la sola eccezione di Francesco Pallante, assorbito da altri impegni) e del comitato dei garanti uscenti sono disponibili a un nuovo mandato mentre non sono, a tutt’oggi, pervenute nuove candidature.

livio pepino

II.
Verbale dell’assemblea

L’anno 2022 il giorno 30 del mese di aprile alle ore 9.30, si è riunita, in seconda convocazione, in via Trivero 16 a Torino l’assemblea dei soci per trattare e deliberare sul seguente ordine del giorno: 1) analisi dell’attività svolta e delle prospettive; 2) rendiconto finanziario al 31 dicembre 2021; 3) bilancio preventivo 2022; 4) elezione del Consiglio direttivo e del Comitato dei garanti; 5) varie ed eventuali.

L’assemblea, all’unanimità, nomina presidente Livio Pepino e segretaria Rita Palumbo.
Il presidente rileva che la riunione è stata regolarmente convocata, che i soci presenti sono 45 e quelli regolarmente rappresentati 13, per un totale di 58 (a fronte di un numero totale di 205 soci in regola con il pagamento della quota associativa del 2022 alla data di convocazione dell’assemblea). Rileva quindi che l’assemblea è regolarmente costituita e in condizioni di deliberare e svolge la relazione che si allega al verbale.

All’esito della relazione intervengono: Tomaso Montanari (da remoto), Valentina Pazé, Marco Revelli, Salvatore Coluccia, Rita Palumbo, Maria Chiara Acciarini, Claudia Peirone, Francesco Russo (da remoto), Riccardo Barbero, Gianni Tognoni, Giustino Scotto d’Aniello, Silvia Manderino (da remoto), Euro Carello, Antonio Caiazzo.

Con riferimento al primo punto dell’ordine del giorno, l’assemblea:
a) condivide in modo unanime il giudizio sulla guerra esposto nella relazione introduttiva, anche in punto critica all’invio di armi al Governo e all’esercito ucraino e necessità che i doverosi interventi di sostegno alla resistenza ucraina abbiano carattere nonviolento e tendano a favorire l’immediato cessate il fuoco e una trattativa reale tra le parti;
b) condivide le valutazioni espresse dal presidente sulla situazione politica e sociale del Paese e sull’assoluta inadeguatezza delle risposte governative e istituzionali;
c) quanto alla collocazione politica di Volere la Luna, si esprime, anche in questo caso in maniera unanime, nel senso dell’opportunità di restare fuori da dinamiche istituzionali e di evitare ogni coinvolgimento elettorale, nella convinzione che non si può “abbassare l’asticella” e che la politica va rifondata dal basso puntando sulla solidarietà sociale anziché su una pretesa rappresentanza attraverso cartelli elettorali rivelatisi, nell’ultimo decennio, perdenti e, comunque, inidonei a dare risposta alla crisi della politica;
d) indica come obiettivo da perseguire prioritariamente il potenziamento dell’esperienza di via Trivero a Torino e la realizzazione di esperienze analoghe laddove ne esistono le condizioni;
e) sul piano generale, sottolinea la necessità di operare, anche attraverso il sito e la formulazione di proposte specifiche, per la costruzione di un coordinamento di realtà affini, finalizzato alla realizzazione di iniziative unitarie, di momenti di formazione comune e di attività informative nei territori sui temi sensibili deformati dal pensiero unico dei media (a cominciare dalla pace e dall’antifascismo);
f) indica l’opportunità di predisporre un progetto di interventi nelle scuole e nei territori sui temi già indicati e sulla questione ambientale e di perseguire una maggior visibilità del gruppo (anche con l’esposizione del logo di Volere la Luna) sia a livello nazionale che a livello locale.

Passando al secondo punto dell’ordine del giorno, il presidente legge il rendiconto finanziario al 31 dicembre 2021, predisposto dal tesoriere e approvato dal consiglio direttivo, e ne illustra brevemente le voci. All’esito della conseguente discussione mette in votazione il rendiconto finanziario relativo all’esercizio chiuso il 31 dicembre 2021 che l’assemblea approva all’unanimità.

Affrontando il terzo punto all’ordine del giorno, il presidente illustra il bilancio preventivo per l’anno 2022 predisposto dal tesoriere e approvato dal consiglio direttivo. L’assemblea approva all’unanimità il bilancio preventivo per l’anno 2022.

Il presidente, preso atto della mancanza di altre indicazioni o candidature, pone in votazione la proposta di confermare il consiglio direttivo (con la sola eccezione di Francesco Pallante, impossibilitato a proseguire nell’incarico per ragioni personali) e il comitato dei garanti uscenti. L’assemblea approva all’unanimità. Risultano dunque eletti:
– per il consiglio direttivo: Enzo di Dio, Sabrina Di Carlo, Carlo Minoli, Tomaso Montanari, Rita Palumbo, Valentina Pazé e Livio Pepino;
– per il comitato dei garanti: Alessandra Algostino, Giorgio Barberis, Betta Grande, Roberto Lamacchia, Giovanni Palombarini, Marco Revelli e Gianni Tognoni.

Non essendovi altro su cui deliberare l’assemblea viene sciolta alle ore 13.00.

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