Cosa ci dice, in questo venerdì santo, il “Bue squartato” di Rembrandt

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«Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca». In questo Venerdì Santo, in questo venerdì di Passione, guardate il Bue squartato di Rembrandt leggendo le parole di Isaia sull’Uomo dei dolori: quasi che quella carcassa fosse una rappresentazione del messia macellato apparso in visione al profeta.

Non sappiamo come leggere questo capolavoro di pittura, dove la carne è quasi plasmata nel colore, più che dipinta: è una scena di genere, ben nota alla tradizione olandese. Fu, addirittura, l’insegna di un macellaio? Certo, gli artisti moderni che l’hanno profondamente amato (Van Gogh e Francis Bacon su tutti) l’hanno inteso come un dolentissimo, terribile ritratto della condizione umana. E, sì, come un’immagine della passione di Gesù: anzi, della passione di ogni uomo, di ogni fede e di ogni tempo.

Oggi per noi è impossibile guardare a questo quadro inquietante senza pensare a Bucha. Senza pensare alle immagini di quei corpi orribilmente straziati, e lasciati insepolti dall’aggressore russo. A coloro che sospettano una messa in scena vorrei dire: e anche se così fosse, che cosa cambierebbe? Chi inizia una guerra si assume tutta intera la responsabilità di ciò che succederà, perché, come si legge nei Promessi sposi, «i provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi». La guerra è un’atrocità che ne contiene e ne provoca infinite altre, da ogni parte. E sappiamo bene che nelle guerre moderne muoiono molti più civili che militari. Più durano, più ne producono. L’Occidente, e con esso il nostro Paese, decidendo di allungare la guerra, scommettendo su una sua maggior durata, non si sta forse assumendo una parte di responsabilità nel macello, nel massacro che rende ogni giorno l’Ucraina più simile a questo bue scannato? Chi ci perdonerà per non aver saputo costruire la pace? Per aver pensato di fermare la guerra con altra guerra? «Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità», diceva il profeta Isaia. Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam.

In homepage: Rembrandt, Bue squartato (1655), Musée du Louvre, Parigi