Cara Europa, nucleare e gas non sono energie rinnovabili

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La decisione della Commissione Europea di forzare la mano inserendo nelle energie rinnovabili anche nucleare e gas fossile va fermata. È un grave errore che contraddice le scelte fin qui fatte per dare alla questione ambientale e climatica la centralità che deve avere nelle scelte della transizione ecologica.

Solo alcuni mesi fa le proposte della Commissione erano volte a scelte impegnative  come l’accelerazione per investire sulle energie rinnovabili (sole, acqua, vento, terra) per raggiungere gli obiettivi contenuti nel piano della Commissione “Fit for 55%”. I poteri economici e la speculazione finanziaria legati alle energie fossili hanno reagito a queste proposte provocando un aumento dei prezzi del gas e dei derivati dal petrolio senza precedenti, che non trovano giustificazioni nella ripresa economica mondiale, per condizionare le scelte europee, per ottenere vantaggi immediati, per rinviare il più possibile la sostituzione dei combustibili fossili nella produzione elettrica. Al punto che le navi dagli Usa vengono a vendere in Europa il loro shale-gas sfruttando l’enorme differenza dei prezzi. Gli impegni presi dal G20 e dalla Conferenza di Glasgow Cop 26 poche settimane fa, già inadeguati per contenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi, sono ora contraddetti pesantemente, malgrado la gravità delle conseguenze del cambiamento climatico siano sotto gli occhi di tutti. Non avevano del tutto torto i giovani che hanno commentato gli impegni presi sul clima come un bla bla. La Commissione Europea, mentre si piega di fronte all’offensiva dei poteri economici e finanziari che vogliono continuare a puntare sui combustibili fossili e provano a rilanciare il nucleare (pericoloso, genera scorie radioattive), non assume una forte iniziativa a sostegno delle energie rinnovabili per arrivare al 40% di realizzazioni entro il 2025 come lei stessa ha raccomandato.

Per quanto riguarda l’Italia, non si comprende perché il Ministero della Transizione Ecologica, già disattento ad eolico e fotovoltaico che pure sono il “petrolio nazionale”, non preveda neppure di usare gli oltre 7.000 MegaW disponibili con i pompaggi idroelettrici per garantire il bilanciamento dell’elettricità nella rete nei momenti di insufficienza. Inoltre il Ministro si vanta di avere approvato investimenti nell’eolico per 700 MegaW, quando, stando a Terna, sono giacenti 40 domande inevase di eolico off shore per 17.000 MegaW che potrebbero portarci rapidamente a raggiungere il risultato previsto per il settore nel 2030 già nei prossimi anni. Occorrono piani, decisioni, investimenti incoraggiati e sostenuti.

Inoltre le parole dell’Amministratore delegato dell’Enel Starace sono state chiare: «È una follia dipendere dal gas». L’aumento dei prezzi del gas fossile dovrebbe convincere tutti che le 48 centrali a turbogas  (Il Sole 24 Ore 7 dicembre 2021) in progetto per 20.000 MegaW di potenza sarebbero un disastro economico ed ambientale. Del resto l’energia da fonti rinnovabili costa già oggi di meno. L’aumento del gas non è frutto del destino ma di errori nei contratti di fornitura e del blocco delle vie di approvvigionamento per ragioni che nulla c’entrano con le convenienze del nostro paese e dell’Europa.

Il Ministro Cingolani e l’insieme del Governo hanno gravi responsabilità per avere lasciato il nostro paese alla mercé della speculazione sui fossili, impiegando molti miliardi pubblici ma del tutto insufficienti a fronteggiare questa speculazione, straparlando di nucleare di quarta generazione, che comunque sia non è disponibile oggi, al solo fine di strizzare l’occhio alla pressione francese sul nucleare, dimenticando che ben due referendum hanno bocciato il nucleare in Italia.  La Francia sostiene il nucleare per ragioni di politica di potenza, per il rapporto tra nucleare civile e militare (force de frappe) che è sempre stato un ostacolo alla costituzione di un esercito europeo, per i costi spropositati del nucleare francese a carico dello Stato. Per questo Macron punta ad attingere ai 40 miliardi del NGEU che l’Europa passerà alla Francia senza chiederne la restituzione e spera di ottenere altri finanziamenti a condizioni migliori. Altri paesi sostengono questa scelta nucleare ma l’Italia non può e non deve farlo, al contrario deve schierarsi con Germania, Austria ed altri paesi che si sono espressi contro la proposta della Commissione.

Nucleare e gas non debbono entrare nella tassonomia verde europea perché non sono fonti rinnovabili e quindi va bloccato il loro accesso ai finanziamenti del recovery fund. Il nuovo governo tedesco, ad esempio, ha indicato una transizione ecologica per la Germania, confermando la chiusura di 3 centrali e l’uscita dal nucleare entro la fine del 2022, con obiettivi al 2030  che possono essere un riferimento anche per l’Italia.

Non è certo la filosofia del “liberi tutti”, che il Governo sembra ora volere perseguire, quella che realizza gli impegni e le promesse del Presidente Draghi nel G20 e nella Cop 26 per fronteggiare l’alterazione del clima e le sue conseguenze. Per queste ragioni chiediamo al Governo di bocciare la proposta della Commissione di inserire nucleare e gas fossile nella tassonomia europea, ora al vaglio dei 27 Stati e del Parlamento europeo.

Il testo è stato diffuso il 3 gennaio da Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Jacopo Ricci e Massimo Scalia per conto dell’Osservatorio sulla transizione ecologica-PNRR

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2 Comments on “Cara Europa, nucleare e gas non sono energie rinnovabili”

  1. sarebbe bello vivere di mulini a vento (eolico) e di energia solare a impatto zero.
    e é anche necessario, visto gli effetti sul clima.

    a parte che noi non produciamo nulla di queste tecnologie e le importiamo,
    siamo ultra energivori. la nostra vita é sempre piu energivora, i consumi negli ultimi
    decenni crescono costantemente. ci reputiamo ecologici perche mettiamo
    le lampadine led, o perche abbiamo la bici elettrica (un tempo pedalavamo…).
    in realta consumiamo sempre di piu. questo é un fatto.

    la transizione ecologica é certamente un obiettivo importante, ma costa molto (chi paga?) e ci vogliono decennni.
    se lasciamo gas e altri fossili, nel frattempo dove prendiamo l energia?
    rimane un buco energetico colossale.
    facile dire no al gas . poco saggio dirlo dopo aver convertito
    milioni di caldaie domestiche da gasolio a metano. e dire no al gas che abbiamo nei nostri mari.
    con cosa ci riscaldiamo se togliamo il gas?
    abbiamo impiegato 50 anni a convertire da gasoliio a metano adesso il metano non va piu bene?
    gia ora ci sono problemi di approvigionameto di energia elettrica.
    cosa succede quando le auto elettriche saranno molte di piu ? sono consumi enormi.

    si puo vivere di sogni, nel frattempo serve energia. o siamo disposti a consumare di meno
    e a stare in case senza riscaldamento?

  2. E’ un errore definire la nostra azione e misurarsi con la transizione ecologica. Questa individua una fase in cui prevalgono i rapporti di forza e gli accadimenti di questi giorni ne sono la prova. Il capitale ha utilizzato la transizione ecologica per ristrutturarsi con il gas mentre il nucleare è pericoloso e inutile, infatti come ha dimostrato Gianni Silvestrini nei tempi degli obiettivi produrrebbe il 3% dell’energia elettrica. La nostra azione deve invece riferirsi al progetto politico della conversione ecologica che che tiene dentro questione sociale e ambientale e che appartiene sia alla Laudato Si che alla cultura marxista. La risposta quindi è la costruzione di un movimento politico ecologista per superare il capitalismo. Dall’ultimo rapporto di agosto dell’Ipcc è evidente che siamo in una situazione prossima alla irreversibilità perché in verità l’unica temperatura in cui è possibile la vita umana è quella precedente al suo cambiamento. Serve una società globale fondata sull’eguaglianza e la cultura per trovare risposte adeguata ad una situazione oggi in pratica irreversibile allo stato della conoscenza. Condizione in cui la cultura umana non si era mai trovata e che dovrebbe spingere i più attenti e coscienti ad una azione fuori dal comune.

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