Troppa solidarietà per Emilio: deve tornare in carcere!

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Mercoledì 1 dicembre 2021, ore 13.20. Statale 24 Susa-Torino bloccata con blindati di polizia in entrambe le direzioni. Via Trattenero bloccata con un blindato di polizia. Altre strade secondarie che permettono di arrivare nei pressi della casa di Emilio Scalzo bloccate da reparti di polizia. La moglie Marinella ed Emilio hanno sentito suonare alla porta. Tempo zero e dalla finestra hanno visto piovere dal cielo squadre speciali che hanno scavalcato il recinto bianco del piccolo prato e sono piombate nell’abitazione: «Sembravano i Ros per l’arresto di Totò Riina». L’obiettivo del blitz: riportare Emilio in carcere in attesa di consegnarlo all’autorità giudiziaria francese per l’esecuzione di un mandato d’arresto europeo emesso per violenza a pubblico ufficiale nel corso di una manifestazione per i migranti al confine fra Clavière e Monginevro (https://volerelaluna.it/migrazioni/2021/09/17/un-pericoloso-criminale/).

Più la polizia cresceva nel bloccare le strade più la gente usciva di casa e correva verso la casa di Emilio. Nessuna divisa, nessun arresto potrà mai modificare la carta di identità che Emilio ha impressa addosso: persona per bene, generosa (https://volerelaluna.it/tav/2020/12/09/a-testa-alta-dalla-sicilia-alla-val-susa/). Un ragazzo che ha avuto una vita complicata e ha saputo tenersi fuori dai guai dei suoi fratelli. Unico su nove. Sempre a testa alta: «Non avevo concezione di politica. Il mio obiettivo era semplicemente star fuori dai casini dei miei fratelli e combattere la malavita per come potevo». Una vita di lavoro sui mercati di tutta la valle dove si è fatto conoscere dal mondo: «Mai preso neppure una multa». Non poteva sgarrare, consapevole del cognome pesante, Scalzo. Pare che il suo destino sia dover dimostrare molto di più degli altri perché eternamente monitorato.

Ironia della sorte anche in questa occasione Emilio non “paga” l’annullamento degli arresti domiciliari per un suo comportamento diretto ma per quello che altri avrebbero potuto fare (condizionale). La Corte d’appello di Torino, su richiesta della Procura generale ha, infatti, disposto la modifica della misura cautelare e il nuovo trasferimento in carcere di Emilio perché vicino a casa sua c’erano gruppi di persone che avrebbero potuto intralciarne e ritardarne la consegna all’autorità giudiziaria francese. Fatto gravissimo che ha dell’incredibile. Certo, tante persone in questi giorni si sono date il cambio per essere presenti e vicini alla famiglia di Emilio, farle sentire affetto e vicinanza. Nonostante il tempo freddo e inclemente si sono abbrustolite castagne e si è rinforzato il legame di comunità che qui non è solo una parola ma un concetto profondo anche se a volte faticoso. Poche ore prima dell’arresto, verso mezzogiorno, era passato a salutare anche Zerocalcare.

Dalla casa di Emilio Scalzo si possono vedere il Parco dell’Orsiera Rocciavrè, il Rocciamelone, i Tre Denti e, in lontananza, il Niblé che preannuncia la Francia. Alzando gli occhi al cielo venerdì 26 novembre non si sono viste le saette colorate dell’Italia e della Francia che sancivano il Trattato del Quirinale, un accordo per «favorire e accelerare il processo di integrazione europea», come ha spiegato Mario Draghi, senza sapere che in valle di Susa il processo di integrazione si sta attuando da mesi con l’accoglienza dei migranti che da Trieste arrivano fino qui. Saette colorate nel cielo e giochi di equilibrismo che non facevano ben sperare su quello che la Cassazione avrebbe deciso in risposta alla richiesta di non concedere l’estradizione di Emilio. La decisione è arrivata di sera ed è stata negativa: estradizione assicurata.

Così, davanti a casa sua era stata organizzata una polentata con tutte le intenzioni di fare una cosa buona e giusta, con farina km zero: non si poteva immaginare che questo sarebbe stato considerato un probabile, ipotetico, futuro reato.

Gli autori

Chiara Sasso

Chiara Sasso vive e lavora in Val Susa ed è naturalmente impegnata nel Movimento No Tav. Attiva nel mondo dell'ambientalismo, è tra i fondatori del Valsusa Filmfest e fa parte del coordinamento della Rete dei Comuni solidali (Recosol). Presidente della Fondazione "E' Stato il Vento", è autrice di numerosi libri su temi sociali e ambientali tra cui Riace, terra di accoglienza (Edizioni Gruppo Abele, 2012), Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri (Carta/Intra Moenia, 2009) e Le mucche non mangiano cemento. Viaggio tra gli ultimi pastori di Valsusa e l'avanzata del calcestruzzo (con Luca Mercalli, SMS, 2004).

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2 Comments on “Troppa solidarietà per Emilio: deve tornare in carcere!”

  1. Buongiorno, ho bisogno di scrivere perché sono davvero sconcertata. Possibile che la procura di Torino possa sprecare così tante risorse e mobilitare così tanta polizia per queste situazioni? Non hanno qualcosa di più serio da fare? E soprattutto, mi sembra assurdo che gli venga permesso di farlo. Io non conosco le leggi ma queste manifestazioni di “forza pubblica” mi sembrano fuori luogo. E se poi l’obiettivo è smontare la resistenza e la solidarietà dei gruppi che sono cresciuti in Val Susa (che rappresentano un pessimo esempio per i futuri conflitti sociali che inevitabilmente scoppieranno) mi sembra anche che stiano completamente sbagliando strategia.

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