No Tav: una querela contro l’arroganza del potere

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Le recenti affermazioni di Maurizio Molinari, direttore di la Repubblica (alla trasmissione televisiva Mezz’ora in più, Rai 3, 10 ottobre 2021), sui No Tav come «un’organizzazione violenta, quanto resta del terrorismo italiano degli anni ’70» (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2021/10/15/e-allora-le-foibe-e-allora-i-no-tav/), sono denigratorie e non rispettose del minimo presupposto di verità che accompagna anche il diritto di critica (https://ilmanifesto.it/terroristi-a-chi-la-risposta-del-movimento-no-tav/).

Sono parole che esprimono l’arroganza e la prepotenza del potere. Torna in mente Pasolini, quando scriveva dei «potenti democristiani»: «ogni volta che aprono bocca, essi, per insincerità, per colpevolezza, per paura, per furberia, non fanno altro che mentire». Sono parole della rivoluzione passiva del pensiero unico neoliberista, che, in nome del dogma There Is No Alternative (TINA), non ammette dissenso ed espelle chi non si adegua al modello dell’uomo competitivo. Coloro che protestano, che avanzano rivendicazioni sociali, che lottano nei luoghi di lavoro, subiscono una criminalizzazione, mediatica e giudiziaria; coloro che sono poveri sono colpevolizzati (i “furbetti” del reddito di cittadinanza); coloro che migrano sono “il nemico” (e disumanizzati); coloro che vivono “vite di scarto” sono allontanati. Tutti colpevoli; colpevoli di non essere allineati alla pace sociale del neoliberismo: chi perché lotta contro un lavoro servile, chi perché rivendica un altro mondo possibile, chi perché è nato altrove, chi perché turba il decoro urbano, chi perché ha fallito o ha rifiutato la competizione da self made man.

La denigrazione come violento del movimento No Tav è parte dello stigma che viene applicato in senso ampio ai movimenti sociali ed espressione, come afferma il Tribunale Permanente dei Popoli, di «un modello consolidato di comportamento nella gestione del territorio e delle dinamiche sociali», nel quale «i mezzi di comunicazione si convertono in agenti di disinformazione, e spesso di contaminazione» (Sessione «Diritti fondamentali alla partecipazione delle comunità locali e grandi opere. Dal Tav alla realtà globale», 2015). La «partecipazione effettiva», strumento e obiettivo di una trasformazione sociale riconosciuta e valorizzata dalla Costituzione (art. 3, comma 2), e il conflitto come anima della democrazia sono surrogati da una mistificatoria “coesione sociale” che occulta il dominio di un pensiero, di un modello di sviluppo, di una classe sociale.

Il movimento No Tav ricostruisce legame sociale e condivisione a fronte dello smembramento e dell’esaltazione individualista della “società che non esiste”; è portavoce di una visione del mondo dove al centro è la persona, con i suoi bisogni, non il profitto di pochi; esercita «partecipazione effettiva»: in sintesi è un soggetto collettivo che esprime e veicola una alternativa e manifesta l’esistenza del conflitto sociale.

Ci sono cittadini in Val Susa: persone che, in una dimensione collettiva e di impegno politico, si occupano di territorio e ambiente, ma anche di lavoro, di migranti, di distribuzione delle risorse, di modelli economici, di democrazia, guardando oltre i confini, della valle e dello “stato di cose presente”. Il “no” non è solo contrarietà a un treno o a un buco in una montagna: è pensare e vivere diversamente i rapporti sociali, così come quelli economici e politici; cercare una via contro e oltre rispetto a un sistema presentato come un fatto inoppugnabile, dominato dalle élites che governano il finanzcapitalismo, connotato da una strutturale diseguaglianza e da un estrattivismo che divora il pianeta, inscritto nell’orizzonte di una resilienza che nega ogni possibilità di rivoluzione.

In questa prospettiva, la decisione di presentare una querela per diffamazione – una querela diffusa (ma non frammentata), dal basso – significa opporsi al tentativo, attraverso la denigrazione, di delegittimare e negare il diritto all’esistenza del movimento No Tav e costituisce una rivendicazione del diritto di agire nello spazio politico, di esprimere il conflitto, di immaginare e lottare per un futuro diverso.

Come partecipante a numerosi cortei e iniziative del movimento No Tav e come membro del Controsservatorio Valsusa, presento una delle tante querele che invaderanno le procure nei prossimi giorni (https://volerelaluna.it/tav/2021/11/18/direttore-di-repubblica-noi-intanto-ti-quereliamo/). Con una convinzione: di tutelare così, insieme al movimento No Tav, la connessione inscindibile tra democrazia, pluralismo e conflitto, l’idea che partecipazione e dissenso siano un valore, la possibilità di spezzare il TINA e rivendicare l’“impossibile”.

 

Immagine in homepage: Edgar Degas, Davide e Golia, 1863

Alessandra Algostino

Alessandra Algostino, docente di Diritto costituzionale nell’Università di Torino, studia da sempre i temi dei diritti fondamentali e delle forme di partecipazione politica e di democrazia diretta con particolare attenzione alla loro concreta attuazione. Tra i suoi molti scritti: "Diritto proteiforme e conflitto sul diritto" (Giappichelli, Torino, 2018) e “Democrazia, rappresentanza, partecipazione. Il caso del movimento No Tav” (Jovene, Napoli, 2011).

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