Come perpetuare l’emergenza sanitaria

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Tutto è cominciato il 1° marzo 2021, data di un’impegnativa per visita pneumologica e spirometria (per asma cronica) prescritta dal mio medico, con priorità “entro due mesi”. Chiamo il CUP della mia città, Padova (nell’efficientissimo Veneto), per la prenotazione e mi dicono che è impossibile effettuarla entro quel lasso di tempo perché non ci sono posti disponibili e che sarò ricontattata appena possibile. Passano alcuni mesi e il 2 agosto mi arriva la comunicazione via mail che la mia visita è fissata per il 9 agosto.

Il 9 agosto però sarò in vacanza, evento abbastanza probabile in estate. Vista la difficoltà di modificare le ferie al posto di lavoro e le prenotazioni fatte per le vacanze con il preavviso di una sola settimana, telefono al CUP per spostare la data dell’appuntamento. Una gentilissima signorina, al vedere la mia prenotazione, ha uno strillo di sorpresa: «Ullalà, ma lei è riuscita ad avere una visita pneumologica, è stata fortunatissima! Ma lo sa che sono quasi impossibili da prenotare, perché sono molto richieste per via del Covid?». Rispondo che ne avevo avuto il sospetto, visto che la aspettavo da cinque mesi, ma che tanto fortunata non sono, visto che dopo tanta attesa mi è capitata esattamente durante le vacanze. La signorina insiste: «Ma è proprio sicura di voler spostare? Allora sposto?». Dico di sì, pensando che alla peggio finirò al tardo autunno, ma scopro di essere un’inguaribile ottimista: il nuovo appuntamento è per il 22 giugno 2022, circa 16 mesi dopo la data della mia impegnativa. La signorina però mi incoraggia: «Guardi che può provare a telefonare tutti i giovedì, quando il sistema si riaggiorna, per vedere se si è liberato un posto, con un po’ di fortuna…». Evidentemente il concetto di “diritto alla salute” è stato sostituito da quello di “felice combinazione per la salute” e io non me n’ero mai accorta.

Metto giù il telefono, non so se più stupita o sconfortata. Tra tutta l’infinità di cose per cui in questo periodo si sono spesi, si spendono e si spenderanno fondi pubblici, dalla digitalizzazione alle ristrutturazioni, possibile che non si possano spendere prima di tutto per aumentare il numero dei medici in generale e degli pneumologi in particolare, come logica vorrebbe nell’emergenza sanitaria per una malattia che attacca proprio i polmoni? Ovviamente so benissimo che il problema riguarda anche molte altre branche del sistema sanitario nazionale, spesso con conseguenze molto più drammatiche della mia mancata visita.

Se ho deciso di raccontarlo, però, è perché non possiamo permetterci di accettare tutto questo come normale. Su tante, troppe cose stiamo chinando la testa e le accettiamo, mortificati dal grido «l’emergenza lo vuole». Ecco, questo mi sembra il caso palese che dimostra come il grido, evidentemente, valga solo per noi cittadini, a meno che non sia proprio l’emergenza sanitaria che, capricciosamente, NON vuole il potenziamento del sistema sanitario nazionale. E in effetti, a pensarci bene, l’emergenza ha ragione: magari rischierebbe pure di estinguersi, se ci fossero abbastanza medici e strumenti per farvi fronte.

P.S. Intanto i giornali esultano perché siamo primi in Unione Europea per crescita del PIL. In effetti l’emergenza sanitaria è proprio manna dal cielo, altro che, anzi speriamo duri a lungo!

Francesca Marcellan

Francesca Marcellan si occupa di educazione al patrimonio culturale presso la Biblioteca Statale del Monumento Nazionale dell’Abbazia di S. Giustina; le sue pubblicazioni vertono soprattutto sugli aspetti iconologici dell’opera d’arte, crocevia in cui dialogano immagini, storia, letteratura e filosofia.

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