Calcio: l’Europeo tenta di nascondere la crisi

Volerelaluna.it

11/06/2021 di:

L’Europeo ai nastri di partenza sembra una grottesca quanto artificiale occasione di palingenesi per il calcio continentale e, in particolare, per l’Italia, che guarda a Mancini come a un possibile demiurgo dopo la pesante esclusione dall’ultimo mondiale di una nazionale abituata a ben altri traguardi. La possibile uscita dal tunnel della pandemia e il parziale ripopolamento degli stadi in coincidenza con la soppressione totale o parziale del coprifuoco autorizzano un ottimismo della volontà non corroborato, nel merito, dal pessimismo dell’intelligenza.

Questo rimane il calcio della velleitaria Superlega, di conti economici sull’orlo del fallimento, di giocatori e procuratori dagli appetiti insaziabili, di dirigenti (come Lotito) che fanno della finta passione un business, guidando addirittura due società (Lazio e Salernitana, nodo insoluto). Per il momento i nodi e le contraddizioni non vengono al pettine. Come l’Olimpiade anticamente era l’occasione per interrompere le guerre, così l’Europeo diventa il pretesto per immaginare un felice quanto impossibile limbo dove i valori puri dello sport trionfino.

Il primo assurdo tecnico di questo maxi-evento che occupa, quasi militarmente, un bel pezzo dell’estate degli italiani, è la sua durata. Un mese esatto dalla prima partita all’ultima. Un assurdo tecnico. Un’Olimpiade non dura tanto. Se un Europeo dura un mese un Mondiale stoltamente assegnato al Qatar quanto dovrebbe durare? La formula è come al solito affidata alla logica dell’allungamento del brodo primordiale nell’illusoria equazione: più partite = più incassi = più business. Ma il rischio non è ragionato perché le contraddizioni cominciano a venire a galla con i primi contagi di ritorno nella squadra spagnola. Qui non è possibile costruire un sistema simile alla bolla invalsa nel basket professionistico americano. Le nazionali vivono in ritiro. Se si ammala un giocatore, la potenzialità è quella di contagiare tutti, destabilizzando completamente la partecipazione al grande agone continentale. Ma di questo i grandi architetti del simulacro calcistico non sembrano preoccuparsi troppo. Né si cautelano i gestori della cosa pubblica. Un esempio. Roma è tappezzata di maxischermi per far seguire le partite dal vivo a migliaia di cittadini che preferiranno il rito collettivo alla visione individuale sul piccolo schermo di casa. Stiamo ancora a discutere se al ristorante si possono accogliere sei persone, non congiunte da legami di parentela? Qui l’assembramento sarà di migliaia di soggetti. L’esperienza rovinosa del maxi-raduno di Torino, che ha segnato indelebilmente il curriculum politico della sindaca Appendino, non ha proprio insegnato niente?

Queste preoccupazioni passano in secondo piano rispetto alle urgenze del Grande Affare benché la previsione del fatturato sia in netto calo rispetto all’edizione del 2016. L’evento movimenterà 1,6 miliardi. Ma non è prevedibile l’ulteriore spinta verso il collasso del sistema considerando la crescita della valutazione di giocatori che si metteranno in mostra partita dopo partita, agitando le bramosie del calciomercato. Per un Donnarumma che non s’accontenta di un rinnovo pluriennale da 8 milioni a stagione con il Milan cos’altro si potrà immaginare che non sia la previsione di una rovina generale di un universo abituato a vivere al disopra delle proprie possibilità, preoccupato solo del presente, scacciando il futuro come un’ipotesi improbabile?

Da Roma a Londra, dall’11 giugno all’11 luglio, promuovendo agli ottavi di finale persino le migliore terze con una prima fase sciocca in cui una nazionale teoricamente potrebbe persino permettersi due sconfitte su tre match. Europeo dell’apparente riappacificazione, con 11 Paesi impegnati nell’organizzazione delle partite capolinea nella nazione della Brexit, guarda un po’!

Vorremo che queste considerazioni mitigassero il tifo più becero. Si può sventolare la bandierina del tricolore graziosamente regalata dal più popolare quotidiano sportivo nazionale, ma sapendo per filo e per segno cosa si nasconde dietro la grande ribalta che, giocoforza, ci impedirà una vita normale nel prossimo mese.