Lettera aperta al generale Figliuolo

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Generale 2

 

Signor Generale,

premetto che, pur essendo nato e vissuto nella Pianura Padana, fin da piccolo son stato un appassionato di montagna, anche alta, anche quando più di adesso era ricoperta di neve e ghiaccio. Invece non so nemmeno nuotare. Ora, anziano, non riesco più a fare certe escursioni dolomitiche o valdostane e mi dedico all’Appennino, miniera inesauribile di scoperte naturali e artistiche. Questo per dirLe che provo a priori simpatia per Lei e ho fiducia in Lei così come nel corpo degli Alpini. Detto ciò, mi permetto di porLe cortesemente alcune informazioni e considerazioni.

 Avevo accolto con soddisfazione il Suo annuncio che consentiva di vaccinarsi anche fuori dalla Regione di residenza. Residente a Milano ma essendo in questo periodo in Italia Centrale mi aveva sollevato dal problema di tornare a Milano per vaccinarmi, per di più in una situazione notoriamente precaria della Sanità regionale e lasciando in sospeso delle attività nella cittadina in cui vivo attualmente. Così dopo il Suo annuncio non mi è stato difficile ottenere dal Comune un certificato di residenza temporanea. Nella mia ingenuità, o nella mia demenza senile, ero felice che da un Alpino fosse stato risolto almeno in parte il problema delle vaccinazioni che secondo me dovevano partire fin dall’inizio coinvolgendo le farmacie (ogni angolo d’Italia ne ha una) e i medici di base. Ma questa è un’altra canzone.

Lei, carico com’è di impegni e preoccupazioni, non può nemmeno immaginare attraverso quale odissea burocratica si debba passare per ottenere quanto da Lei annunciato, e cioè che è possibile vaccinarsi praticamente dappertutto (dopo l’annuncio mi era sembrato di sognare: finalmente si cominciava a ritornare ai tempi felici in cui la Sanità era unitaria e non suddivisa tra 20 regioni diverse, che poi vuol dire tra 20 feudi e clientele e greppie diversi).

Se ha ancora la pazienza di seguirmi cerco di illustrarLe la situazione reale.

1.Innanzi tutto occorre chiedere una residenza provvisoria al Comune in cui si è per un certo periodo stanziati, forse per assistere un parente anziano o per fare dei lavori in qualche proprietà, magari nella vecchia casa dei suoceri.

2. Si deve poi revocare il proprio medico di base e cancellarsi dal Servizio sanitario della Regione di residenza, rendendo così nulla la tessera sanitaria col codice fiscale e come se ci si trasferisse definitivamente altrove. Inoltre la Regione di residenza comunica subito la ricezione della richiesta ma ne conferma soltanto la gestione senza dare tempi sull’accoglimento effettivo, lasciando così il cittadino che con le sue tasse paga regolarmente lo Stato per la propria salute, in una specie di limbo sanitario.

3. Si innesta un vero e proprio loop. Occorre infatti iscriversi alla ASL locale, ma non si può fare se non si ha la cancellazione definitiva nella Regione di origine. In ogni caso è necessario farlo di persona e quindi mettersi in coda all’ufficio competente e magari, nonostante le precauzioni, incrementare così le possibilità di contagio.

4. Se poi si arriva alla fatidica scelta del medico locale non è facile scegliere il nuovo medico temporaneo in zona. A esempio il medico del mio Comune di residenza temporanea è “precario”: da un anno e mezzo sostituisce il titolare precedente andato in pensione, visita e cura gli abitanti ma da un momento all’altro potrebbe essere trasferito altrove.

5. In ogni caso per “facilitare” alcune operazioni è necessario avere il mitico SPID (Sistema Pubblico d’Identità Digitale), con relativa fila all’Ufficio Postale per ottenerlo e complicate operazioni al computer per renderlo attivo. Ma siamo poi sicuri che tutti gli italiani siano provvisti di computer, abbiano competenza elettronica e soprattutto vivano in zone in cui i collegamenti sono rapidi e costanti? (È un particolare che tutti i politici dimenticano, ma la copertura di banda superiore a 30 mega nel 2020 è stata al 44% e quella a 100 mega è ferma al 10,2% contro l’85% richiesto dall’Europa. Può far controllare sul sito h t t p s : / / www.quadrasistemi.com/la-banda-larga/).

6. Immagino che Lei abbia un attendente o qualche segretario che può contattare al telefono gli uffici competenti per avere istruzioni sulle procedure (una media di 40 minuti a botta solo per ottenere la linea; i maschietti di una certa età, per non perdere l’agognata connessione, debbono portarsi anche un pitale vicino al mobiletto del telefono dove si sono appoggiati gli appunti con le domande da porre per avere istruzioni).

Mi fermo qui, e mi scuso anzi per averLe rubato tempo prezioso. Ma ho il sospetto che il sistema La stia boicottando, o Le abbia nascosto lo stato delle cose. E io, fedele agli Alpini, non vorrei mai che un loro Generale venga ingannato. La ringrazio per quello che fa e Le auguro buon lavoro: è interesse collettivo che Lei riesca ad arrivare in cima…

Gianandrea Piccioli

Gianandrea Piccioli

"Una lunghissima esperienza alla guida di marchi storici, prima Garzanti, poi Sansoni, più tardi Rizzoli, ancora Garzanti, a settant’anni è considerato uno dei grandi saggi dell’editoria («Ma che esagerazione, sono solo capitato fra le due sedie: dopo i grandi e prima del marketing»), cresciuto alla Corsia dei Servi, l’eretica libreria milanese che negli anni Sessanta mescolava Bellocchio e padre Turoldo. Passo resistente da montanaro, è abituato a scalare le vette impervie di giganti quali Garboli o Garzanti, Steiner o Fallaci. L’editoria che incarna è molto diversa da quella attuale, «per imparare il mestiere non ti portavano a fare i giochi di ruolo in luoghi esotici». Quasi dieci anni fa la decisione di lasciare, «perché il mondo era cambiato e non riuscivo più a intercettare il mutamento». Oggi il suo sguardo appare molto nitido, nutrito di letture meticolose condotte nel buen retiro di Rhêmes o nel silenzio di Casperia, un borgo medievale nell’alta Sabina. «La crisi dell’editoria è una crisi culturale. Si fanno troppi libri, molti anche interessanti, ma oscurati dalla censura del mercato. E soprattutto le case editrici hanno rinunciato a un progetto, a una visione complessiva che suggerisca un’interpretazione del mondo»" [da https://ilmiolibro.kataweb.it].

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