L’ecologia che serve l’economia

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Provate a confrontare i contenuti ecologici e il messaggio della Laudato sì di Papa Francesco con i proclami del nuovo Ministero della transizione ecologica. Nel documento papale l’ecologia integrale parte dal creato (biosfera) che abbraccia tutto il vivente in una catena di relazioni senza discontinuità. Non ci può essere transizione ecologica lasciando fuori disuguaglianze, povertà e ingiustizia; questo, in sintesi, l’insegnamento. Nel Ministero nuovo c’è invece il (solito) tentativo tecnologico delle lobbies di sostituire (invano) l’uso dei fossili con invenzioni fantasmagoriche che comunque ad esso infine riconducono.

Che cosa sono l’idrogeno e la “nuova civiltà” a idrogeno? Non esistono miniere di idrogeno (esso è solo un vettore capace di trasportare energia), dunque bisogna produrlo e per produrlo occorre energia. Ma quale energia? Quella dei fossili? Si dice che potrebbe essere prodotto con l’uso di energia alternativa. E così siamo tornati al punto di partenza, ovvero produrre energia alternativa.

Altra invenzione: la tecnologia CCS (Carbon Capture and Sequestration), ovvero ri-catturare la CO2 prodotta e pomparla sotto le viscere del pianeta. Questo è ciò che hanno fatto, in via naturale, per milioni di anni le grandi foreste sottraendo carbonio dall’atmosfera e seppellendolo sotto la crosta terrestre (i rifiuti della terra, ovvero i fossili). Noi lo abbiamo estratto e utilizzato per tutto il secolo passato e presente, cioè abbiamo utilizzato i rifiuti del pianeta disseppellendoli e modificando così il sottile strato di gas serra che serve a mantenere costante la temperatura (e l’equilibrio) del pianeta. Ora ci siamo accorti che stavamo mettendo a repentaglio l’equilibrio della biosfera e vogliamo rimettere la CO2 al suo posto (cioè sottoterra). Ma occorre energia: per separare la CO2, per pomparla sotto la crosta. E con quale energia? Anche qui si dirà: l’energia rinnovabile. Già, se ce l’avessimo!

Ancora: le auto elettriche. Sappiamo da studi recenti che allo stato attuale sono più inquinanti di quelle tradizionali per via della batteria. Potremmo migliorare i processi, resta il fatto dei metalli utilizzati per le batterie: dove si prendono e dove si smaltiscono? Ci sono Stati e continenti pattumiere, come l’Asia o l’Africa. Scavare ancora nel sottosuolo per estrarre metalli per le batterie e poi versare quelle usate, altamente inquinanti, negli stessi territori.

La Laudato sì presupponeva un cambiamento di stile nei comportamenti: più sobri, più solidali, più conviviali (ricordiamo Alex Langer: più lento, più profondo, più dolce). Ripensare la crescita a partire dalla condanna del consumismo, del consumo (inutile) di suolo, dell’uso dell’auto, del turismo di massa, della produzione di armi e del loro commercio, dell’alta velocità che ha ancora più impoverito i territori che attraversa senza fermarsi.

Fare questo vuol dire rinunciare al progresso? Semmai significa arrestare la folle corsa verso l’instabilità del pianeta e scongiurare la (prossima) fine della specie umana. Quanto al progresso, basta forse rileggere La Ginestra di Leopardi: «questo secol superbo e sciocco…, le magnifiche sorti e progressive».

Progresso dovrebbe significare ritrovare l’alleanza con la terra, con le altre specie che, saccheggiate dei loro habitat, hanno trasmesso la grande pandemia che ci sta uccidendo. Ma questo non è l’obiettivo della transizione ecologia del nuovo Ministero (o Mistero?). Anzi, accanto ad esso c’è quello dello sviluppo del leghista Giorgetti che persegue gli obiettivi opposti.

È chiaro che l’ecologia, per citare un suo grande studioso, non può essere beffata e non esistono scorciatoie per aggirarla. Quello che noi pervicacemente tentiamo di fare inventando parole, espressioni, tecniche (e Ministeri) per esorcizzare l’apocalisse ambientale.

L’articolo, pubblicato su comune-info, viene ripreso in virtù della collaborazione tra le due testate

Enzo Scandurra

Enzo Scandurra è urbanista, saggista e scrittore. Ha insegnato per oltre quarant’anni “Sviluppo sostenibile per l’ambiente e il territorio”. Collabora con «il manifesto» e con numerose riviste scientifiche. Ha scritto molti saggi sul tema della città e dello sviluppo sostenibile. Tra i suoi libri: Un paese ci vuole (2007), Ricominciamo dalle periferie (2009), Vite periferiche (2012), Fuori squadra (2017), Splendori e miserie dell’urbanistica (con I. Agostini, 2018).

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One Comment on “L’ecologia che serve l’economia”

  1. 30 anni fa c’era la benzina verde, grandissima novitá. sembrava quasi ripulisse l’aria tanto verde era.

    poi ci furono le macchine ecologiche, i vari euro 2,3,4…
    ogni volta che usciva una categoria superiore, per esempio euro 4,
    sembrava essere una vettura che andasse ad aria, tanto poco inquinava.

    a distanza di anni, quelle stesse euro 4 sono diventate il problema del pianeta.
    e quindi da sostituire. con l acquisto di auto nuove, ovvio.

    cé da chiedersi se sia ecologico il continuare
    ad acquistare auto nuove e a rottamare quelle vecchie.

    ovvero produrre montagne di rifiuti, utilizzare energia e risorse per produrre auto nuove.

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