MEMORIA. Arpad Weisz: dallo scudetto ad Auschwitz

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Ci sono libri che lasciano un segno. Dallo scudetto ad Auschwitz. La storia di Arpad Weisz, allenatore ebreo (Imprimatur, 2014) di Matteo Marani, è uno di questi.

«Il Bologna è uno squadrone che tremare il mondo fa»: probabilmente questo slogan suggestivo riecheggia ancora nella memoria di molti, ma quanti sanno che i due scudetti vinti dai felsinei nel 1936 e nel 1937 e la vittoria del Torneo Internazionale dell’Expo Universale di Parigi del 1937 portano la firma di Arpad Weisz, ungherese, giocatore prima e allenatore dopo, che molto diede al calcio italiano sprovincializzandolo (l’innovativo manuale calcistico Il gioco del calcio del 1930, con prefazione di Vittorio Pozzo, porta la sua firma e quella di Molinari)? Grande esperto di calcio e abile talent scout scoprì e lanciò una serie di giovani talenti tra cui Giuseppe Meazza quando condusse per ben sei stagioni anche l’Ambrosiana (dal 1932 Ambrosiana-Inter) vincendo lo scudetto nel 1930 con il metodo 3-4-3.

Il libro di Matteo Marani ricostruisce pezzi di vita di Arpad, dal successo calcistico con l’Ambrosiana alla conquista della salvezza del Bari e gli anni del trionfo con il Bologna, sullo sfondo di un’Italia che sta drammaticamente cambiando e della minaccia nazista sempre più invasiva in tutta Europa. Amaro e tragico è il destino di Arpad: l’esonero da allenatore in seguito alle leggi razziali approvate in Italia dal Regime fascista nel settembre 1938, il breve esilio in Francia da cui prosegue verso l’Olanda dove allenerà, sempre con ottimi risultati, il Dordrecht. Ed è infine in questa cittadina che nell’agosto del 1942 Arpad e la sua famiglia vengono arrestati, deportati in quanto ebrei ad Auschwitz e subito divisi: lui tradotto in un campo di lavoro in Slesia da cui non farà ritorno, la moglie Elena e i due figli Roberto e Clara subito dirottati nelle camere a gas.

Marani ricostruisce la deportazione e lo sterminio con una capacità di coinvolgere il lettore al punto da farlo sentire diretto spettatore del dramma della Shoah, il genocidio nazifascista che ha pesantemente segnato il ’900. L’atroce parabola della vita di Arpad Weisz passata dal successo calcistico alla deportazione e alla camera a gas non poteva continuare a essere lasciata nella cenere dell’oblio, nella dimenticanza. Marani, giornalista sportivo, ha avuto la tenacia e la capacità di fare una ricerca storica su tracce labili con il merito di renderle incancellabili dalla Memoria.

Ma nel libro c’è molto altro: uno spaccato dell’epoca del regime fascista in cui si scoprono storie accennate che il lettore coinvolto può approfondire, come per la stessa sorte toccata ad altri calciatori rei di essere ebrei, o la storia di Dino Fiorini, fortissimo terzino del Bologna, scoperto e lanciato proprio da Arpad, che, fascista militante sarà giustiziato dai partigiani nel 1944; oppure la storia di Alexandre Villaplane, un genio calcistico, capitano della nazionale francese e idolo dei tifosi transalpini, che si rivelerà poi un criminale di guerra, distinguendosi tra i capi della Brigata Nord Africana, collaboratori spietati della Gestapo nella persecuzione degli ebrei e della Resistenza francese.

E l’effetto domino della ricerca storica, stimolata dalla lettura di questo bel libro, può portare alla figura di Irma Bandiera: partigiana, staffetta GAP, Medaglia d’Oro al Valore; arrestata dai fascisti non farà alcun nome e non fornirà alcuna informazione sull’organizzazione della Resistenza, e per questo verrà torturata a lungo al punto da essere accecata prima di venire infine massacrata e abbandonata sulla strada nei pressi della casa dei genitori.

Un libro importante che stimola la ricerca storica ed è, in sostanza, un antidoto alla dimenticanza.

Giovanni Vighetti

Giovanni Vighetti vive a Bussoleno ed è esponente del Movimento No Tav

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