I decreti Salvini sono stati davvero cancellati?

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Il 18 dicembre 2020 è stato convertito in legge il decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130 (cosiddetto «decreto immigrazione e sicurezza», dichiaratamente diretto a superare i decreti Salvini). In attesa di esaminare il testo definitivo e di valutare i cambiamenti apportati in sede di conversione, è utile fare il punto su quello che questo intervento normativo non è, e sul disegno che il Governo Conte sta portando avanti, in una sostanziale linea di continuità con i precedenti Governi e con la politica europea in generale. Lo si farà mostrando come questo decreto-legge e la legge di conversione, pur contenendo alcune innovazioni positive (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2020/10/13/immigrazione-e-modifica-dei-decreti-salvini-solo-un-primo-passo/), non produrranno affatto gli effetti descritti in un intervento alla Camera di una esponente della Lega.

Primo. Questo intervento normativo e questo Governo non faranno favori di sorta alle ONG. Le azioni di contrasto alle attività delle ONG sono iniziate ben prima di Salvini, con il codice di condotta voluto dall’allora ministro Minniti, e sono continuate anche dopo, in particolare con l’adozione del decreto interministeriale del 7 aprile 2020 con il quale è stato dichiarato che per l’intero periodo di durata dell’emergenza sanitaria nazionale derivante dalla diffusione del virus Covid-19, i porti italiani non possono considerarsi Place of Safety («luogo sicuro») per i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR italiana. Non solo, nel testo del decreto n. 130, la sanzione nei confronti delle imbarcazioni che soccorrono migranti in mare resta e da amministrativa diventa penale, così come resta il principio secondo cui il Governo può vietare a una nave l’ingresso nelle acque territoriali perché ritiene che ci sia stata una violazione del diritto dell’immigrazione.

Secondo. Questo intervento normativo e questo Governo non favoriranno alcuna invasione. Al contrario, per fermare gli arrivi crescenti dalla Tunisia, la ministra Lamorgese ha chiesto il sostegno dell’Europa, in particolare attraverso l’uso di aerei e navi, per intercettare alla partenza i barchini dalla Tunisia e per consentire alla guardia costiera tunisina di intervenire. E ancora, con lo scopo di fermare gli arrivi dalla Rotta Balcanica, l’Italia ha incrementato le riammissioni in Slovenia, ammettendo tranquillamente di consegnare alle autorità slovene anche richiedenti protezione internazionale.

Terzo. Questo intervento normativo e questo Governo non sono contro le espulsioni. L’impianto delle nuove disposizioni sembra andare, al contrario, nella direzione opposta, favorendo il trattenimento nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio dei cittadini stranieri irregolari che provengono da Paesi con i quali l’Italia ha firmato accordi di riammissione.

Quarto. Questo intervento normativo e questo Governo non daranno a tutti i cittadini stranieri un permesso di soggiorno per protezione speciale e sicuramente non daranno a tutti un permesso di soggiorno per lavoro. L’intervento normativo ha il merito ‒ questo è vero ‒ di includere espressamente, nella disposizione relativa ai divieti di espulsione e di respingimento, anche la valutazione della sussistenza del rischio, in caso di allontanamento dal territorio nazionale, di una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, fornendo alcuni criteri utili alla valutazione del rischio stesso. Ma nella sua nuova formulazione, l’art. 19 del Testo Unico sull’Immigrazione non fa che riprendere e offrire una protezione potenzialmente più incisiva a un diritto, quello del rispetto alla vita privata e familiare, già riconosciuto da numerose convenzioni internazionali, prima fra tutte la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali. Inoltre, la linea seguita dal Governo non è quella di dare un permesso di soggiorno per lavoro a tutti ma di stabilizzare la posizione dei cittadini stranieri già regolarmente soggiornanti nel nostro Paese e titolari di un contratto di lavoro, consentendo la conversione del permesso di soggiorno, che tuttavia resterà fortemente ancorato al possesso di un reddito e, appunto, allo svolgimento di un’attività lavorativa.

Quinto. Questo intervento normativo e questo Governo non fanno un favore alle cooperative che si occupano di accoglienza. Il decreto n. 130/2020 ha – questo è vero – nuovamente previsto il diritto di ingresso all’interno del sistema di seconda accoglienza anche dei richiedenti protezione internazionale che, per inciso, clandestini non sono (posto che hanno un permesso di soggiorno), e previsto condizioni di accoglienza in linea con le direttive europee. Ma, almeno ad oggi, non è stato previsto lo stanziamento di nuovi fondi per la prima accoglienza dei migranti.

In conclusione, lo sdegno leghista è – purtroppo – immotivato. Per fare un favore alle ONG bisognerebbe ripristinare i soccorsi in mare ad opera delle navi italiane e degli altri Paesi dell’Unione Europea. Per contrastare l’invasione via mare e ridurre il ricorso a costosi e spesso inefficaci meccanismi di espulsione bisognerebbe aprire veri canali di migrazione regolare. Per garantire la stabilità della permanenza dei cittadini stranieri in Italia bisognerebbe introdurre meccanismi di regolarizzazione permanente. Tutte misure richieste da più parti da tanti anni ma ben lontane finora dall’essere attuate tanto a livello italiano quanto a livello europeo.

Anna Brambilla

Anna Brambilla, avvocata e referente per le attività formative dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI), si occupa da tempo della disciplina dell’immigrazione con particolare riferimento alla questione dei richiedenti asilo e delle frontiere interne.

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