Le elezioni e la “sinistra che non c’è”

Volerelaluna.it

25/09/2020 di:

Davvero bisogna esultare perché le destre sono state fermate nelle urne?

A parte la banale constatazione che l’unica regione che ha cambiato segno politico, quella delle Marche, è proprio passata alle destre, mi pare evidente che la tenuta del Pd è stata resa possibile solo da un ulteriore spostamento a destra suo e dell’intero quadro politico, e da un ulteriore emorragia di democrazia. Mi pare questa la cifra dominante: almeno se con “democrazia” intendiamo pluralità, rappresentanza, istradamento del conflitto sociale nelle istituzioni. Decenni di plebiscitarismo, maggioritarismo, riduzione quantitativa e qualitativa della rappresentanza danno i loro frutti: in Veneto e in Campania siamo al dominio personale, al di là di ogni partito; in Liguria perde l’unico progetto mainstream in qualche modo progressivo; in Toscana trionfa una paura creata ad arte. E il referendum consacra una riforma che taglia il Parlamento, e lo umilia: una riforma (come ha chiarito Grillo a urne chiuse) che si ispira al più radicale antiparlamentarismo.

È sulla mia Toscana che vorrei scrivere qualche parola in più: anche perché il suo triste paesaggio politico annuncia scenari nazionali futuri. Mentre per fortuna muore nella sua stessa culla Italia Viva (4,48% mentre mancano ancora i dati di tre sezioni), Renzi trionfa nella sadica imposizione al Pd di Eugenio Giani: un candidato di apparato, anzi di corridoio. Del tutto incapace di parlare di futuro, del tutto alieno da ogni idea di sinistra. Come ho già detto su questo sito, e come ho continuato (inutilmente) a scrivere fino alla vigilia del voto, la Toscana non era affatto contendibile, e i veri sondaggi lo rilevavano correttamente: Giani è sempre stato saldamente in testa. Quel candidato inguardabile era un candidato naturalmente vincente: perché capace di attrarre moltissimi voti dalla destra del potere, e insieme di ricattare (proprio per la sua apparente debolezza) gli elettori di sinistra attraverso la paura della destra popolare. È andata puntualmente così: a urne aperte i toscani (specie quelli di sinistra-sinistra) hanno ricevuto decine di sms con sondaggi che davano la Ceccardi in vantaggio di dieci e passa punti (varie denunce sono state presentate), secondo una tecnica ampiamente sperimentata in Brasile, dove le campagne elettorali si decidono attraverso campagne mistificatorie via whatsapp. Conosco amici che, presi dal panico dei fascisti che arrivano in Piazza della Signoria, hanno votato per Giani, spesso senza riuscire a fare il voto disgiunto (risultano oltre quarantamila schede nulle), e trattenendo a stento i conati di vomito: salvo accorgersi, già lunedì pomeriggio, della truffa subìta.

Il risultato è che la bella lista di Tommaso Fattori, Toscana a Sinistra, che nel 2015 aveva preso il 6,9 entrando in Consiglio regionale con due seggi, oggi con il 2,86 rimane fuori. E del resto dal Consiglio regionale toscano rimane fuori (secondo i dati attuali) ogni possibile sinistra: perché nella coalizione vincente eleggono consiglieri solo il Pd, la lista di Giani e Italia Viva, mentre i (peraltro risibili) cartelli “di sinistra” creati ad hoc non superano lo sbarramento. Ma Giani ha già annunciato che nominerà assessori appartenenti a quella “sinistra di servizio”, un gesto più clientelare che politico: vista l’esiguità, per non dire l’assenza, di ogni base popolare di quelle forze, non avremo una coalizione con pesi politici chiari, ma solo la promozione di alcune persone. E nessun rappresentante di sinistra nel Consiglio: cioè nessun controllo democratico, e un’opposizione tutta regalata a Lega e Fratelli d’Italia.

Vincono dunque la paura, la credulità popolare e il cinismo di un sistema mediatico che, obbedendo a proprietà e poteri, letteralmente all’unisono ha suonato l’allarme per l’inesistente pericolo fascista e invitato al salvifico voto per Giani, eliminando dalla narrazione qualunque altra lista, e specie quelle non rappresentate nel teatro nazionale.

Naturalmente, però, i problemi della sinistra sono più antichi e più profondi. Giani vince con i voti dei salvati, di coloro a cui conviene che tutto rimanga com’è: mentre il voto dei sommersi, dei poveri, degli esclusi (la base sociale naturale di ogni sinistra) rimane nell’astensione (il 37,3% dei toscani non ha votato), o va (per disperazione e rabbia) alla Ceccardi, la candidata della Lega. Ma anche il 6,9% di Toscana a Sinistra del 2015 veniva dai salvati: dai più generosi e illuminati dei salvati, che si impegnano nelle lotte per l’ambiente e per gli ultimi. Stavolta sono stati terrorizzati, e si sono compattati per Giani, suicidando le loro idee. Ma è chiaro che, anche se avessero votato come nel 2015, il problema sarebbe stato lì, enorme: non esiste (in Toscana, in Italia, in Europa e forse nel mondo) una sinistra capace di portare al voto gli esclusi, i marginali, i poveri.

La novità terribile di queste elezioni toscane è che il sistema mediatico e quello elettorale, cioè la forma stessa assunta dalle istituzioni e dalla comunicazione, rende ormai difficile o forse impossibile anche solo provare a costruirla. La pessima legge elettorale toscana (maggioritario con listini bloccati e sbarramenti) è la madre riconosciuta dell’Italicum bocciato dalla Corte Costituzionale: e quella legge provoca un brutale strozzamento della rappresentanza anche per il combinato disposto con il taglio dei consiglieri regionali, passati da 55 a 40 nel 2011, con una retorica identica a quella dell’odierno taglio dei parlamentari. Proprio Tommaso Fattori aveva proposto nella scorsa consiliatura una legge elettorale proporzionale: respinta con sdegno dal Pd e da Italia Viva.

Ebbene, la sciagurata vittoria del Sì (votata dal 69,64% del 54,9% che ha votato) al referendum prosciuga ancora l’acqua della rappresentanza popolare, aumenta l’oligarchia, restringendo lo spazio del dissenso anche a livello nazionale. E nulla, ma proprio nulla, permette di credere che verrà approvata l’unica legge capace di raddrizzare la situazione: un proporzionale senza sbarramenti. La polarizzazione drammatica contro le “destre”, la normalizzazione dei media e l’involuzione costituzionale del taglio lasciano prevedere che la situazione Toscana possa replicarsi anche a livello nazionale: con l’espulsione dal Parlamento di ogni sinistra non di sistema, e con la conseguente espulsione anche del conflitto sociale.

Le prime analisi del voto referendario dimostrano che il Sì ha trionfato tra gli elettori meno scolarizzati e più poveri: proprio quelli che avrebbero bisogno di più rappresentanza! Ma la rabbia (assai giustificata) contro una politica che li ha abbandonati si è trasformata in ciò che essi leggevano come uno sfregio alla politica, ma che di fatto era un atto di autolesionismo politico. E qua è davvero imperdonabile il ruolo degli intellettuali che hanno scelto di cavalcare questa onda: attratti dal successo e dal fiancheggiamento del Governo, hanno attivamente cooperato a mettere la corda al collo della rappresentanza di chi è senza nessun’altra rappresentanza.

Personalmente, da questa settimana fatico, non dico a pensare a quale lista potrebbe presentarsi con qualche possibilità di successo alle prossime elezioni di ogni grado: ma addirittura fatico a pensare di continuare ad andare a votare, tanto la rappresentanza mi pare chiusa ad ogni istanza realmente democratica.

È sempre più evidente, in ogni caso, che la “sinistra che non c’è” non nascerà in prossimità di elezioni e istituzioni. Occorre battere strade più lontane, più impervie, più faticose.