Le elezioni e la “sinistra che non c’è”

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Davvero bisogna esultare perché le destre sono state fermate nelle urne?

A parte la banale constatazione che l’unica regione che ha cambiato segno politico, quella delle Marche, è proprio passata alle destre, mi pare evidente che la tenuta del Pd è stata resa possibile solo da un ulteriore spostamento a destra suo e dell’intero quadro politico, e da un ulteriore emorragia di democrazia. Mi pare questa la cifra dominante: almeno se con “democrazia” intendiamo pluralità, rappresentanza, istradamento del conflitto sociale nelle istituzioni. Decenni di plebiscitarismo, maggioritarismo, riduzione quantitativa e qualitativa della rappresentanza danno i loro frutti: in Veneto e in Campania siamo al dominio personale, al di là di ogni partito; in Liguria perde l’unico progetto mainstream in qualche modo progressivo; in Toscana trionfa una paura creata ad arte. E il referendum consacra una riforma che taglia il Parlamento, e lo umilia: una riforma (come ha chiarito Grillo a urne chiuse) che si ispira al più radicale antiparlamentarismo.

È sulla mia Toscana che vorrei scrivere qualche parola in più: anche perché il suo triste paesaggio politico annuncia scenari nazionali futuri. Mentre per fortuna muore nella sua stessa culla Italia Viva (4,48% mentre mancano ancora i dati di tre sezioni), Renzi trionfa nella sadica imposizione al Pd di Eugenio Giani: un candidato di apparato, anzi di corridoio. Del tutto incapace di parlare di futuro, del tutto alieno da ogni idea di sinistra. Come ho già detto su questo sito, e come ho continuato (inutilmente) a scrivere fino alla vigilia del voto, la Toscana non era affatto contendibile, e i veri sondaggi lo rilevavano correttamente: Giani è sempre stato saldamente in testa. Quel candidato inguardabile era un candidato naturalmente vincente: perché capace di attrarre moltissimi voti dalla destra del potere, e insieme di ricattare (proprio per la sua apparente debolezza) gli elettori di sinistra attraverso la paura della destra popolare. È andata puntualmente così: a urne aperte i toscani (specie quelli di sinistra-sinistra) hanno ricevuto decine di sms con sondaggi che davano la Ceccardi in vantaggio di dieci e passa punti (varie denunce sono state presentate), secondo una tecnica ampiamente sperimentata in Brasile, dove le campagne elettorali si decidono attraverso campagne mistificatorie via whatsapp. Conosco amici che, presi dal panico dei fascisti che arrivano in Piazza della Signoria, hanno votato per Giani, spesso senza riuscire a fare il voto disgiunto (risultano oltre quarantamila schede nulle), e trattenendo a stento i conati di vomito: salvo accorgersi, già lunedì pomeriggio, della truffa subìta.

Il risultato è che la bella lista di Tommaso Fattori, Toscana a Sinistra, che nel 2015 aveva preso il 6,9 entrando in Consiglio regionale con due seggi, oggi con il 2,86 rimane fuori. E del resto dal Consiglio regionale toscano rimane fuori (secondo i dati attuali) ogni possibile sinistra: perché nella coalizione vincente eleggono consiglieri solo il Pd, la lista di Giani e Italia Viva, mentre i (peraltro risibili) cartelli “di sinistra” creati ad hoc non superano lo sbarramento. Ma Giani ha già annunciato che nominerà assessori appartenenti a quella “sinistra di servizio”, un gesto più clientelare che politico: vista l’esiguità, per non dire l’assenza, di ogni base popolare di quelle forze, non avremo una coalizione con pesi politici chiari, ma solo la promozione di alcune persone. E nessun rappresentante di sinistra nel Consiglio: cioè nessun controllo democratico, e un’opposizione tutta regalata a Lega e Fratelli d’Italia.

Vincono dunque la paura, la credulità popolare e il cinismo di un sistema mediatico che, obbedendo a proprietà e poteri, letteralmente all’unisono ha suonato l’allarme per l’inesistente pericolo fascista e invitato al salvifico voto per Giani, eliminando dalla narrazione qualunque altra lista, e specie quelle non rappresentate nel teatro nazionale.

Naturalmente, però, i problemi della sinistra sono più antichi e più profondi. Giani vince con i voti dei salvati, di coloro a cui conviene che tutto rimanga com’è: mentre il voto dei sommersi, dei poveri, degli esclusi (la base sociale naturale di ogni sinistra) rimane nell’astensione (il 37,3% dei toscani non ha votato), o va (per disperazione e rabbia) alla Ceccardi, la candidata della Lega. Ma anche il 6,9% di Toscana a Sinistra del 2015 veniva dai salvati: dai più generosi e illuminati dei salvati, che si impegnano nelle lotte per l’ambiente e per gli ultimi. Stavolta sono stati terrorizzati, e si sono compattati per Giani, suicidando le loro idee. Ma è chiaro che, anche se avessero votato come nel 2015, il problema sarebbe stato lì, enorme: non esiste (in Toscana, in Italia, in Europa e forse nel mondo) una sinistra capace di portare al voto gli esclusi, i marginali, i poveri.

La novità terribile di queste elezioni toscane è che il sistema mediatico e quello elettorale, cioè la forma stessa assunta dalle istituzioni e dalla comunicazione, rende ormai difficile o forse impossibile anche solo provare a costruirla. La pessima legge elettorale toscana (maggioritario con listini bloccati e sbarramenti) è la madre riconosciuta dell’Italicum bocciato dalla Corte Costituzionale: e quella legge provoca un brutale strozzamento della rappresentanza anche per il combinato disposto con il taglio dei consiglieri regionali, passati da 55 a 40 nel 2011, con una retorica identica a quella dell’odierno taglio dei parlamentari. Proprio Tommaso Fattori aveva proposto nella scorsa consiliatura una legge elettorale proporzionale: respinta con sdegno dal Pd e da Italia Viva.

Ebbene, la sciagurata vittoria del Sì (votata dal 69,64% del 54,9% che ha votato) al referendum prosciuga ancora l’acqua della rappresentanza popolare, aumenta l’oligarchia, restringendo lo spazio del dissenso anche a livello nazionale. E nulla, ma proprio nulla, permette di credere che verrà approvata l’unica legge capace di raddrizzare la situazione: un proporzionale senza sbarramenti. La polarizzazione drammatica contro le “destre”, la normalizzazione dei media e l’involuzione costituzionale del taglio lasciano prevedere che la situazione Toscana possa replicarsi anche a livello nazionale: con l’espulsione dal Parlamento di ogni sinistra non di sistema, e con la conseguente espulsione anche del conflitto sociale.

Le prime analisi del voto referendario dimostrano che il Sì ha trionfato tra gli elettori meno scolarizzati e più poveri: proprio quelli che avrebbero bisogno di più rappresentanza! Ma la rabbia (assai giustificata) contro una politica che li ha abbandonati si è trasformata in ciò che essi leggevano come uno sfregio alla politica, ma che di fatto era un atto di autolesionismo politico. E qua è davvero imperdonabile il ruolo degli intellettuali che hanno scelto di cavalcare questa onda: attratti dal successo e dal fiancheggiamento del Governo, hanno attivamente cooperato a mettere la corda al collo della rappresentanza di chi è senza nessun’altra rappresentanza.

Personalmente, da questa settimana fatico, non dico a pensare a quale lista potrebbe presentarsi con qualche possibilità di successo alle prossime elezioni di ogni grado: ma addirittura fatico a pensare di continuare ad andare a votare, tanto la rappresentanza mi pare chiusa ad ogni istanza realmente democratica.

È sempre più evidente, in ogni caso, che la “sinistra che non c’è” non nascerà in prossimità di elezioni e istituzioni. Occorre battere strade più lontane, più impervie, più faticose.

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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10 Comments on “Le elezioni e la “sinistra che non c’è””

  1. L’analisi di Tommaso Montanari sul voto in Toscana… mi sembra offensiva per tante persone di sinistra, ecologiste, democratiche e progressiste che ragionano con la propria testa e che non smetteranno di andare a votare per costruire una TOSCANA MIGLIORE, più GIUSTA e più SOSTENIBILE.

    Condivido invece molte riflessioni di Marco Revelli ed in particolare quelle che ha fatto nel corso dell’ultimo anno.

    1. Come questa, rilasciata il 4 luglio alla trasmissione di propaganda “In Onda” di La7, (testuale) “…rendere ‘di fatto’ obbligatorio il vaccino, ‘impedendo’ a chi non si è vaccinato, l’accesso a determinati luoghi pubblici, o a determinate funzioni, o a determinati momenti della vita collettiva…” ?
      Eh sì, è cambiato un po’ Marco Revelli nel corso dell’ultimo anno…

  2. Io sono uno arrabbiato, ignorante e qualcosa ancora, insomma ho votato Ceccardi, e per il SI. Però cazzo, se si blocca il PD e il suo sistema, Lei oggi parlerebbe di una possibilità per la sinistra, ed io le darei il mio voto.

  3. Rispondo condividendo questa amara riflessione di A. Nicotra (giornalista, già dirigente di Democrazia Proletaria e Rifondazione Comunista) da sempre impegnato nel movimento pacifista, tra i portavoce del Genoa Social Forum e co-Presidente di “Un ponte per…”,
    sui risultati fallimentari delle liste della Sinistra (a sinistra del Pd) in queste elezioni:
    “Lo dico senza infingimenti : questa polemica se la Toscana era contenibile o meno non serve a niente.
    Il problema non è se lo era davvero ma ciò che sentivano gli elettori della sinistra o del M5S che in massa si sono riversati su Giani.
    Pensare di contrastare questo risucchio semplicemente denunciando l’uso strumentale dei sondaggi è stata una delle più grandi corbellerie che ho sentito in campagna elettorale.
    Non serviva in campagna elettorale e non serve adesso a dare uno straccio di giustificazione ad una sconfitta della sinistra pesantissima. Occorre capire che forse i tempi della testimonianza si sono esauriti, che bisogna tornare ad essere utili socialmente e che non è più indolore disperdere il 9% dei voti in mille rivoli.
    Per cui o c’è una proposta politica nuova o smettiamola di perdere il nostro tempo in inutili e frustranti campagne elettorali”.

  4. Come mai la sinistra sinistra continua a non esserci? Lo dica a chi ha sfasciato il Brancaccio in culla: Anna Falcone, tutti quelli di Mdp, Possibile, Sinistra italiana che quattro anni fa hanno pensato solo a se stessi.
    Lo dica ai capilista di tutte queste listine e listarelle di sinistra alle regionali toscane.
    È sempre la solita storia. Che si conclude sempre nello stesso modo: la colpa è degli altri che non votano noi, secondo Lei.
    Ma un mea culpa su quanto sia stata delusa la gente, no eh!

  5. Caro Tomaso, di tutto l’articolo, che mi suona nel complesso piuttosto lamentoso, per non dire piagnucoloso, e, quindi, poco concludente, la frase migliore mi appare quella finale: “È sempre più evidente, in ogni caso, che la “sinistra che non c’è” non nascerà in prossimità di elezioni e istituzioni. Occorre battere strade più lontane, più impervie, più faticose.”
    Ecco, se questo è vero (e per me è vero, anzi sacrosanto, e non da oggi), allora agiamo di conseguenza: non ci impelaghiamo più (e per un bel po’) in inutili campagne elettorali, che già sappiamo come andrebbero a finire, e battiamo altre strade più lunghe certo, più impervie e faticose forse, ma che in prospettiva (magari non troppo ravvicinata) potranno produrre finalmente dei risultati.

    1. Nessuna lagnanza per l’ impostazione data da Tommaso alla sua analisi che corrisponde al triste affanno che mi ha accompagnato fino al voto, senza peraltro discostarmi dalla scelta che ritenevo irrinunciabile: sostenere Fattori. Concordo invece completamente, caro Giovanni, con il tuo richiamo alle conclusioni di Tommaso. Troppe volte le lusinghe elettorali hanno privato il nostro impegno di quella lungimiranza costruttiva che ritenevamo necessaria per conseguire serii risultati .
      Ridiciamocelo con la massima convinzione e teniamo dritta la barra in questa generale tempesta, verso nuovi approdi,senza dismettere l’ impegno.

  6. Nessun rimprovero a Montanari, che molto si era speso in un tentativo generoso frustrato dalle solite logiche settarie dei piccoli partiti della sinistra o da posizioni ammiccanti al PD. Inutile anche accusare la stampa e i poteri forti: le responsabilità ricadono in maniera assolutamente prevalente sull’incapacità della sinistra di proporre una visione di futuro innovativa centrata sulla triade uguaglianza, ambiente, accoglienza e sul recupero del consenso dei ceti medio-bassi (leggi Ardeni, Picketty e via discorrendo). E’ talmente semplice, quasi banale, che non si riesce a capire perchè non si riesca a ricostruire su queste idee basiche una prospettiva credibile progressista. Per mio conto continuo a lavorare in questa direzione in ambito comunale, sperando che emerga qualche proposta veramente aggregante a livello nazionale. Tutto il resto, compreso le lagnanze, è solo perdita di tempo.
    Ugo Sturlese Cons. Comunale Gruppo Cuneo per i Beni Comuni

  7. Caro professor Montanari, condivido appieno questa analisi. Puntuale, lucida, rigorosa ed impietosa, come, del resto, quasi tutte le sue. La profonda tristezza di cui è intrisa appartiene anche a me.

    Ma, mi permetta due considerazioni su di essa.

    La prima riguarda la centralità e l’importanza del “sistema mediatico” (locuzione a me cara e da me insistentemente reiterata pagando, forse, il prezzo del silenzio dei suoi occhi) nelle sue riflessioni.
    Il ruolo che esso ha giocato da quattro decenni, ma soprattutto nell’ultimo, è stato decisivo per le sorti politiche del nostro paese. Come lei ben evidenzia, in questa tornata non è stato da meno. Soprattutto per il referendum, che ha adempiuto ai desiderata della J. P. Morgan in ordine alla nostra Costituzione “socialista” fino a ieri vigente. Col nuovo numero di parlamentari, il raggiungimento dei due terzi ostili ad essa sarà fra gli obbiettivi di questo nefasto cancro della nostra esile democrazia.
    (Che, per inciso ha, oggi, come principale obbiettivo, quello di una narrazione terroristica della Covid 19 – sulla cui severità ed importanza pochissimi nutrono dubbi – distorcendone la reale portata, ed appiattendo su posizioni ‘negazioniste’ – termine improprio, vergognosamente coniato dal “sistema” sul calco di quello dell’Olocausto – tutti coloro che vogliono rimanere, criticamente, ostinatamente a sinistra, e non aggiungersi al belante coro della nuova destra-exsinistra, che avanza tutta contenta di contrapporsi, con pari ottusa aggressività, alla destra-destra di Salvini, Meloni, Sgarbi, Briatore, etc., senza accorgersi di essere l’altra faccia della stessa moneta giocata sul tavolo della politica dal “sistema mediatico”, a sostegno dei poteri e degli interessi che, da sempre, rappresenta).
    Se le cose stanno così, e purtroppo stanno così, quello che più deve spaventare non è tanto la lontananza della soluzione o la fatica per raggiungerla (problemi già considerevoli), quanto la pervietà del cammino.
    Ebbene, penso che tutti gli sforzi si debbano concentrare sulla pur remota possibilità di contrastare, individuando faglie e contraddizioni che non possono non esserci, e su cui operare, questo strapotere assoluto dei “media” che tutto pervade, che impedisce la possibilità di parola, di espressione, se non alle sue condizioni; che, minando alla radice ogni forma di socialità, vanifica ogni possibilità di lotta collettiva. Altro che impervio: se ciò non accade, lungo il cammino ci si troverà davanti a muri sempre più invalicabili; e le forze in campo sono sempre meno numerose. Lei, altri pochi… ma questa è, per me, l’unica via.

    Che comunque, seconda considerazione, passa anche attraverso il voto: non foss’altro che per rispettare il sangue di chi ha immolato la propria vita per portarci ad esprimere liberamente le nostre convinzioni. E anche per limitare le offensive, la cui ferocia sarà sempre inversamente proporzionale al numero dei votanti, da parte di coloro il cui ideale di democrazia è quello a voto zero.
    Diceva Pietro Ingrao che ci sono battaglie che, anche se perdute, bisogna comunque combattere. Quella del voto, in certi casi, è una di queste. Per rivestire di dignità il senso della vita. E, pur se forse inutile, per avvalersi di un ulteriore tentativo di sottrarre ‘salvati’ terrorizzati e ‘sommersi’ poveri al comune tallone della mefitica ipnosi del “sistema mediatico”, cui soggiacciono entrambi, quasi sempre inconsapevolmente.
    Alimentare la speranza, del resto, non è mai del tutto inutile…

  8. Concordo con quanto scritto dal Prof. Montanari. E’ la conferma di quanto già aveva pubblicato in scritti precedenti. Non c’è bisogno di stracciarsi i capelli, ma di prendere atto che a sinistra del PD esistono dirigenti non in grado di organizzare un opposizione sociale all’altezza della situazione. Ci vorrebbe un po’ più di onestà e umiltà. Mettere davanti a tutto i problemi dei cittadini e………….tirare diritto senza ripensamenti.
    Buona fortuna sinistra.

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