Io sto con Robecchi: contro i fascisti di Fratelli d’Italia

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Il sacrosanto articolo riportato di seguito – pubblicato Il Fatto Quotidiano dell’8 luglio scorso – ha fruttato al suo autore, fra i più coraggiosi scrittori e intellettuali italiani, la sdegnata condanna da parte dell’intero arco costituzionale (inclusa la cosiddetta sinistra…), insorto in difesa di Fratelli d’Italia. Conviene riportare l’articolo per intero:

Fascismo. È l’acqua in cui sguazzano la sora Meloni e i suoi Fratelli d’Italia

di Alessandro Robecchi 

Altro giro, altra corsa, altro esponente di Fratelli d’Italia che inneggia al Ventennio, altre polemiche, altre gustose minimizzazioni, altri articoli sui giornali, sui siti, altri appelli, pensosi corsivi e sacrosante prese per il culo. La questione Meloni-nostalgici fascisti si configura ormai come la storiella del criceto e della ruota: non passa giorno che non ci sia un caso di apologia del fascismo ad opera di qualche fratellino d’Italia (o lista collegata), e la competizione più entusiasmante all’interno del partito è aperta: si vedrà a fine campionato se la corrente maggioritaria sarà quella di chi si veste da SS o quella degli arrestati per ‘ndrangheta, una bella gara.

Si è detto in lungo e in largo del consigliere comunale di Nimis (Udine) vestito da nazista, tal Gabrio Vaccarin, che nessuno aveva mai sentito nominare finché non hanno cominciato a girare foto in cui compare impettito davanti a un ritratto di Hitler, agghindato come per dirigere un campo di sterminio, croce di ferro inclusa.

Meno scalpore, per distrazione dei media, ha fatto il manifesto elettorale di tal Gimmi Cangiano, candidato in Campania per la sora Meloni, che non solo ha messo lo slogan «Me ne frego» sui suoi cartelloni elettorali, ma ci ha pure scritto sotto: «La più alta espressione di libertà». Non fa una piega, quanto a espressione di libertà. Certo, poteva scegliere altri slogan, per esempio «Cago sul marciapiede», che anche quella, ammetterete, è un’alta espressione di libertà, come anche «Taglio le gomme alle macchine in sosta», o «Butto in mare l’olio esausto della mia fabbrichetta», che sottolinea l’insofferenza del cittadino martoriato dalla burocrazia e dalle costrizioni della legge.

Mi fermo qui con gli esempi perché per correttezza giornalistica dovrei elencare anche le difese puntuali e articolate che ogni volta gli esponenti di Fratelli d’Italia devono inventarsi per giustificare o minimizzare: una volta «non è iscritto», un’altra volta «è una ragazzata», oppure «è stata una leggerezza» o ancora «era carnevale». Insomma, per dirla con la lingua loro, otto milioni di piroette per allontanare da sé i sospetti di fascismo, preoccupazione un po’ inutile visto che tre indizi fanno una prova, dieci indizi fanno una certezza e dopo cento indizi dovrebbero intervenire i partigiani del CLN con lo schioppo. Ma sia: per farsi perdonare ed allontanare i sospetti, la Meloni candida alla presidenza della regione Marche un suo deputato, tal Francesco Acquaroli, noto alle cronache soprattutto per una cena celebrativa della marcia su Roma (Acquasanta Terme, 28 ottobre 2019). Sul menu, accanto al timballo e allo spallino di vitello al tartufo campeggiavano nell’ordine: un fascio littorio, un’aquila con la scritta «Per l’onore dell’Italia», il motto «Dio, patria e famiglia», una foto del duce volitivo e machissimo con la frase «Camminare, costruire e se necessario combattere e vincere». Si vede che non era necessario, perché persero malamente e il celebrato Mascellone camminava sì, ma verso la Svizzera vestito da soldato tedesco, bella figura.

Fa bene Gad Lerner (su questo giornale) a chiedere alla sora Meloni di dissociarsi una volta per tutte dalla retorica fascista dei suoi eletti e dei suoi militanti, ma dubito che succederà: quella retorica, un po’ grottesca e molto ignorante, risibile e feroce, è l’acqua in cui nuota Fratelli d’Italia, gli slogan fascisti e i vestiti da gerarchi sono il plancton di cui si nutre, e non si è mai visto un pesce svuotarsi l’acquario da solo. Bisognerebbe aiutarlo come l’altra volta, settantantacinque anni fa.

Questa la stolida, strumentale accusa: ricordando la resistenza armata, Robecchi avrebbe minacciato fisicamente Giorgia Meloni e i suoi. Contestualmente, una valanga di esplicite minacce di morte di fascisti dichiarati si è rovesciata sull’account twitter di Robecchi. Per aver espresso la mia assoluta condivisione di questo bel testo, e per aver aggiunto l’hastag #piazzaleloreto, ho subìto, in piccolo, la stessa sorte, venendo coperto di insulti dalla stampa fascista: una medaglia.

Come Francesco Pallante ha ricordato nel numero 3 di MicroMega di quest’anno, il vero problema è che nei confronti di partiti come Fratelli d’Italia e di accolite come Casa Pound non siano applicate la Costituzione e le leggi Scelba e Mancino.

L’assuefazione al fascismo ha superato ormai il livello di guardia, anche nel cuore delle istituzioni della Repubblica. Ricordare che l’ultima volta si fu costretti a una lotta armata di liberazione e che il capo del fascismo finì in quel modo violento e infamante è il minimo, ovvio dovere storico e morale. Qua l’unica minaccia è quella dei nuovi fascisti nei confronti dell’ordinamento democratico e della Costituzione.

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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9 Comments on “Io sto con Robecchi: contro i fascisti di Fratelli d’Italia”

  1. Non proprio: lei ha subìto in piccolo, come dice, la stessa sorte di Robecchi unicamente per avere aggiunto l’hashtag #piazzaleloreto. Tolta questa parola, il suo tweet era correttissimo e giusto. Con l’aggiunta intenzionale di quel hashtag ha strafatto: non c’era bisogno di evocare un atto che per certi versi è stato un linciaggio.

    1. Piazzale Loreto è stata una risposta pulviscolare all’universo sanguinario di un regime orrendo che ha provocato morte, povertà, privazione di libertà. Condivido pienamente l’hashtag, ricordandole che in quel luogo, solo pochi mesi prima, i fascisti perpetrarono, non un “linciaggio”, ma una strage di innocenti. Piantiamola col buonismo a senso unico. Mussolini ha meritato la fine che ha fatto, piazzale Loreto compresa.

  2. Gli intellettuali (o sedicenti tali) che per contrastare la presunta minaccia di un ritorno del fascismo fanno appello alla forza (fosse anche quella della legge) anzichè agli argomenti e alle idee non sono diversi dai giudici della Santa Inquisizione del cinque/seicento che anch’essi combattevano l’eresia con la forza della legge anzichè con idee ed argomenti; con la differenza che i primi, con notevole (e forse inconsapevole) ipocrisia condannano legittimità e sentenze dell’Inquisizione esaltando tutti i Giordano Bruno mentre in questo caso invocano a gran voce le leggi Scelba e Mancino per i “fascisti”. La violenza della legge e dei tribunali dell’Inquisizione non fermò il declino del Cristianesimo, anzi lo accelerò, e se l’unico argomento che gli “intellettuali” antifascisti hanno per farsi valere è il Codice Penale temo che accadrà la medesima cosa.

    1. Mi preoccupano molto quelli che mettono la parola FASCISTI tra virgolette, come se si parlasse di alcuni buontemponi che rimpiangono il tempo passato. È vero, non abbiamo mai veramente fatto i conti col nostro infame ventennio, e per questo abbiamo ben 3 partiti fascisti, Lega, Fratelli d’Italia e Casa Pound, di cui solo l’ultimo si trova per ora ai margini, mentre gli altri due sono ospitati e riveriti ogni giorno dai mezzi di informazione. Purtroppo anche la sinistra non ha mai saputo credere veramente in se stessa e difendere senza timori le sue ragioni.

  3. la nostra democrazia è stata conquistata a caro prezzo dagli italiani dopo un ventennio fascista che ha portato il nostro Paese in una guerra disastrosa con milioni di morti. Il fascismo è stato la negazione delle libertà individuali, razzismo, antisemitismo, oppressione delle classi più deboli, guerre coloniali con annesse pulizia etnica, ecc. ecc.
    Se oggi siamo ancora qui a parlare di rinascenti formazioni neo-fasciste a cui danno “fiato” partiti istituzionali come Fratelli d’Italia e Lega è perchè non abbiamo ancora fatto i conti con quello che è stato il fascismo.
    A differenza della Germania che negli anni ottanta ha allontanato dalla scena politica tutti quei personaggi compromessi con il regime nazista, qui da noi dopo la Liberazione, tra amnistie, la politica della “guerra fredda” ha lasciato al suo posto una classe dirigente (magistrati, politici, ecc,) che ha portato alle attuali conseguenze.
    Il fascismo è sempre pronto a ritornare, per questo dobbiamo condannarlo e combatterlo.

  4. Leggere e diffondere “la banalità del male”. Il male si traveste da altro e guida altre schiere di inconsapevoli, pronti a dire che sono democratici ed a difendere la costituzione che gli permette di illudersi e illudere e di conquistare consenso e privilegi.

  5. Come si fa a non stare con Robecchi? Me lo ricordo, ai tempi del “simedown” di Radio Pop, tanti anni fa, coi suoi “fascisti dell’Illinois”. Non si è mai smentito. La differenza è che allora certi pezzi duri e ghignanti venivano digeriti e applauditi a iosa. Oggi corri il riscgio di vederti alla porta qualche faccia-mosta di neofascio impunito che agita un randello. Vai, Robe. Vai Toma!

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