La povertà in Italia (a margine dei dati ISTAT sul 2019)

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Ieri l’Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato i dati sulla povertà del 2019. Già dal titolo si mette in risalto il calo della povertà assoluta dal 7% del 2018 al 6,4% del 2019, sottolineando come – per la prima volta dopo quattro anni – si sia ridotto il numero e la quota di famiglie in povertà assoluta. Peraltro non c’è molto di cui gioire perché siamo ancora molto oltre i livelli precedenti la crisi del 2008-2009 e la povertà relativa resta stabile al 23,8%. Alla luce della crisi in cui ci troviamo ora il quadro peggiora drammaticamente.

È necessario contestualizzare questi dati per cogliere ancora una volta l’inadeguatezza delle politiche messe in campo in questa fase e chiedere risposte forti e azioni concrete da parte del Governo. È utile ricordare che l’Italia è il Paese con il maggior numero di persone a rischio esclusione sociale in relazione alla popolazione totale (1 su 3); dove si trovano due tra le Regioni più povere d’Europa (1ª la Sicilia e 3ª la Campania); in cui 11 milioni di persone non possono più curarsi per motivi economici e dove le mafie fanno affari per 110 miliardi l’anno. Tutto questo è causato dai ritardi registrati nel nostro sistema di welfare, da un sistema di protezione sociale inadeguato, sottofinanziato e che scarica tutto il peso del lavoro di cura sulle donne (come denunciato dall’ex presidente dell’ISTAT Giovanni Alleva in Parlamento nel 2017), dall’assenza di politiche sociali che riescano a tessere una rete di protezione sociale per le persone che vivono con maggiore difficoltà in modo da non farle scivolare nelle fitte maglie della criminalità organizzata sui territori.

Alla luce di questi dati, il “decreto rilancio” appare inadeguato e inefficace una volta di più. Se questi erano i dati pre-Covid, perché la politica non ha saputo intervenire per colmare questa lacuna? Niente è stato fatto per sradicare le cause della povertà e delle disuguaglianze nel nostro Paese, né per neutralizzare il ricatto delle mafie sui territori. Il lavoro è sempre più precario, le ingiustizie sociali, ambientali ed ecologiche continuano a crescere e la democrazia è sempre più debole. Siamo alle solite!

Il dramma del Covid-19 è stato una gigantesca opportunità mancata. Ha mostrato tutte le fragilità del sistema Italia causate dall’assenza di una politica pubblica in grado di garantire il diritto alla salute e il diritto al lavoro, orientando il mercato privato e la domanda in funzione degli interessi generali. Purtroppo, nonostante decine di migliaia di morti, l’aumento delle disuguaglianze e delle povertà, nel “decreto rilancio” non sono previste misure che tutelano i milioni di persone che vivevano già prima in condizione di povertà, come neppure quelle che ci sono scivolate a causa della perdita del salario o del lavoro nel peggiore dei casi.

Quello che ci preoccupa ancora di più è che l’opposizione al Governo non viene fatta per chiedere maggiori diritti sociali e giustizia ambientale, bensì chiedendo meno interventi dello Stato e maggiore libertà per le imprese. Una deriva fuori dalla democrazia che rischia di creare una spaccatura gigantesca nel nostro Paese tra ricchi e poveri. Non sarà certamente una crescita antieconomica che risolverà la crisi perché questa non si tradurrà in maggiore distribuzione della ricchezza, aumento della qualità del lavoro, migliori sistemi di protezione sociale e sanitaria.

Continuiamo a chiedere al Governo di ascoltare le proposte delle associazioni, dei sindacati e degli amministratori locali riuniti nel patto #Giustaitalia (https://volerelaluna.it/materiali/2020/05/13/giustaitalia-un-manifesto-per-far-ripartire-litalia/). Diciotto proposte suddivise in tre aree strategiche per mettere al centro i diritti sociali, assicurare la trasparenza nella gestione degli appalti, prevedere la tracciabilità del sostegno alle imprese, applicando bene e senza scorciatoie le norme che già esistono; garantendo diritti fondamentali, come il lavoro, la casa, il reddito, l’istruzione e la salute; lottando contro tutte le forme di povertà, a cominciare da quella educativa che colpisce le giovani generazioni; recuperando gli oltre 100 miliardi di euro sottratti annualmente alla collettività dall’evasione fiscale, per sostenere la nostra economia e ridurre il carico fiscale alle famiglie italiane.

Chiediamo dunque al Governo di intervenire perché c’è sempre tempo quando si ascoltano e si investe sui corpi sociali intermedi, cogliendo l’enorme patrimonio e la ricchezza più grande che l’Italia ha: i cittadini, le cittadine e le reti sociali che ogni giorno – con maggiore forza in questi mesi – si impegnano con gesti concreti di solidarietà e cooperazione.

Rete dei Numeri Pari

La Rete dei Numeri pari ha come obiettivo il contrasto alla disuguaglianza sociale per una società più equa fondata sulla giustizia sociale e ambientale. La Rete – inizialmente promossa da Gruppo Abele, Libera e Rete della Conoscenza – unisce centinaia di realtà sociali diffuse in tutta Italia che condividono l’obiettivo di garantire diritti sociali e dignità a quei milioni di persone a cui sono stati negati (associazioni, cooperative, parrocchie, reti studentesche, comitati di quartiere, campagne, progetti di mutualismo sociale, spazi liberati, reti, fattorie sociali e semplici cittadini)... www.numeripari.org

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