Pensieri irriverenti dopo la “giornata dell’ambiente”

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Ieri 5 giugno, è stato tutto uno sbocciare, coi fiori di tiglio, di messaggi festaioli per l’ambiente. Da papa Mattarella a monsignor Franceschini (il ministro della miniculturapopolare che gareggia con lo statista di Rignano nel promuovere «più cantieri per tutti» arruolandosi al Genio Pontieri di Salini pigliatutto).

Ognuno ha auspicato, si è impegnato e qualche volta si è indignato invocando una maggior attenzione per il territorio e il cambiamento climatico (sic!). Salvo paventare il dramma post (!?) Covid e fare – come il conte Zelig – l’offeso con Bonomi&bonometti per una “battuta infelice” ma invitandoli prontamente a tavola per sottrarre ogni genere di risorse, prestiti a “tasso regalato”, fondi persi e contributi caritatevoli ai destinatari naturali: i milioni di italiani da mesi senza reddito alcuno, con le saracinesche abbassate nonostante la “ripartenza”; giovani (e non più giovani) nipoti disoccupati rimasti senza nonni e senza le loro pensioni…: per molti l’unica forma di welfare in questo Paese solidale solo con Assolombarda o con le donazioni di 2euro via SMS con cui ci si lava la coscienza (e le mani, più o meno come col gel antivirus).

Non “disperdiamo” i miliardi di euro promessi da Maria Antonietta von der Leyen e da madame Lagarde in milioni di contributi a singoli cittadini che “non produrrebbero ricchezza”: per quella ci siamo qui noi, che dell’agiatezza/disuguaglianza abbiamo fatto il nostro corebusiness e siccome “siamo di core”, siamo ‒ bontà nostra ‒ disponibili a concentrare tutto nelle nostre mani per far ripartire il Paese, creare lavoro, esportare… le nostre accumulazioni. L’Italia diventi un unico grande cantiere, un mega appalto in mano a pochi fidati “general contractor”: rottamiamo l’anticorruzione (tanto era solo una foglia di fico), cestiniamo le certificazioni antimafia, come ci ha insegnato il gran maestro Lunardi (quello che con Cosa Nostra bisogna convivere, come del resto coi coronavirus di ogni genere e morbilità). Come dice il nostro delegato alla deforestazione amazzonica, il camerata Bolsonaro, tanto morire(te) tutti.

E intanto godiamoci le prime avvisaglie estive: l’acqua alta fuori stagione nella Venezia di Zaia&Mose, le frane nella Toscana di Rossi&Carrai, la grandine formato palla da tennis degli eroi di Codogno, Alzano e Nembro, Fontana&Gallera, gli allagamenti nell’Emilia Romagna di Bonaccini&Delrio…

Perché, come si sa, se piove vuol dire che il Governo (di destra, di sinistra o di unità nazionale) è ladro: fatevene una ragione!

Claudio Giorno

Claudio Giorno è nato e vive a Borgone Susa da 70 anni, la metà dei quali trascorsi nel mondo delle grandi opere (nell’ufficio tecnico di progettazione, prima, e manutenzione, poi, di una concessionaria pubblica poi svenduta ai privati). Ambientalista militante in tutte le associazioni “storiche” si è presto convinto che l’aggressione al territorio e la corruzione che affligge il nostro paese sono le due facce (inseparabili) della stessa medaglia. Ha partecipato con Mario Cavargna – fondatore di “Pro Natura” – a tutte le lotte nate negli anni in Val di Susa. In particolare contro la speculazione edilizia e contro il traforo e l’autostrada del Frejus. Prova a portare (con scarso successo) la stessa sensibilità nella CGIL cui rimane iscritto per motivi del tutto irrazionali (come chi continua a tifare per la sua squadra del cuore). Ha partecipato – negli anni Novanta – alla fondazione del Comitato Habitat per la difesa del territorio e della vivibilità residua della Valle di Susa, da cui è nato il “movimento No TAV”. Cura il blog semiclandestino https://claudiogiorno.wordpress.com/

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