Ci mancavano solo i vigilanti del Coronavirus!

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L’annuncio di istituire una sorta di guardia civica di 60mila cassintegrati, disoccupati, percettori di reddito di cittadinanza e volontari vari da dedicare ai controlli della movida facendo i surrogati dei vigili urbani nelle città per far rispettare il distanziamento sociale, sembra fortunatamente naufragato. Si trattava di una scelta completamente sbagliata, oltre che irrealizzabile e ingestibile: una proposta irrispettosa verso il mondo del volontariato che in questi due mesi non è mai stato fermo, aiutando i poveri nelle periferie e i senza fissa dimora.

Il messaggio sociale e culturale è indigeribile: voi che ricevete la cassa integrazione, l’indennità di disoccupazione, il reddito di cittadinanza siate riconoscenti allo Stato, non state con le mani in mano, datevi da fare e aiutateci a fare il controllo sociale e a garantire l’ordine pubblico delle città. Il “volontariato di Stato”, poi, è inaccettabile e va rispedito al mittente. Non è un volontariato per portare i pacchi alimentari a casa dei poveri, per soccorrere i senza fissa dimora sotto i portici, per accompagnare l’anziano a fare la visita medica in clinica. No è il volontariato questurino dei vigilantes davanti ai locali notturni. Inaccettabile.

La proposta, poi, concretamente non sarebbe stata in piedi: come dovevano essere organizzati, chi li doveva “gestire”, quali erano le mansioni? Era tutto per aria: avrebbero dato il compito di coordinare alla Protezione civile, ma insieme ai Comuni, non si sa come. Comuni che, con l’esperienza del servizio civile, spesso hanno dimostrato le difficoltà a gestire le attività ordinarie e programmate dei ragazzi e delle ragazze in servizio civile, molto più normate ed organizzate.

Invece di queste proposte sbagliate, servono infermieri, medici, insegnanti, assistenti sociali: qualcosa l’ultimo decreto rilancio fa, ma ancora troppo poco. Invece di 60mila guardie civiche, assumiamo 60mila operatori socio-sanitari e assistenti sociali per le tantissime persone non autosufficienti che devono ricorrere al mercato per avere qualche aiuto.

In Italia abbiamo oltre 335mila organizzazioni non profit e 5,5 milioni di volontari. Perché invece di lanciare questo assurdo e sconclusionato bando, il Governo non ha lanciato un piano speciale di sostegno a queste organizzazioni (troppo poco c’è nell’ultimo decreto per il terzo settore e il servizio civile), come la Caritas o l’Arci, siglando specifici accordi e protocolli d’intesa per lo svolgimento di determinate funzioni in ambito sociale, sanitario, culturale, eccetera?

L’articolo 118 della Costituzione recita: «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà». Il reclutamento di una “guardia civica” è una cosa ben diversa.

Abbiamo subito chiesto che a questo annuncio non fosse dato seguito. Speriamo che la proposta sia archiviata per sempre. La strada è un’altra: è quella che abbiamo indicato nel documento “Dieci punti per un’Italia in salute, giusta e sostenibile” (https://volerelaluna.it/dopo-il-virus/2020/05/01/dieci-punti-per-unitalia-in-salute-giusta-e-sostenibile/). Per il welfare e per le nostre città serve un piano pubblico di investimenti, di assunzioni, di politiche capaci di sconfiggere la povertà e l’emarginazione, contribuendo a ricostruire le condizioni della convivenza civile e sociale.

 L’articolo è frutto della collaborazione con Sbilanciamoci! (sul cui sito è stato pubblicato il 26 maggio)

Giulio Marcon

Giulio Marcon è operatore sociale, scrittore e politico. Da sempre impegnato sui temi della cooperazione internazionale e della pace, nel 1992 ha fondato l'associazione Lunaria (di cui è stato presidente fino al 2010) e nel 1999 ha dato vita alla campagna “Sbilanciamoci!” (di cui è stato portavoce fino al 2013). Nel 2008 ha fondato con Goffredo Fofi le Edizioni dell'Asino, che organizzano dal 2010 a Roma il Salone dell'editoria sociale. Nella scorsa legislatura è stato deputato al Parlamento, nel Gruppo di Sinistra italiana. Collabora con riviste e quotidiani tra cui “il manifesto”.

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