Obbedienza e libertà

image_pdfimage_print

D’accordo, lo riconosco, ho una natura anarcoide e dell’autorità non ho un alto concetto, né professo spontanea riverenza verso chi comanda, più spesso dubito della sua autorità morale ‒ perché il solo comando che ha presa su di me è quello che ha una base etica, per l’appunto. Se al “distanziamento sociale” imposto ubbidisco è perché gli riconosco questo fondamento morale. Serve a proteggere l’altro. Ma mi privo della mia libertà personale  – sacra in ogni ordinamento democratico ‒ solo temporaneamente, e lo faccio perché  il mondo in cui vivo, malgrado il suo alto livello di sviluppo tecnologico, ne ha bisogno; perché nel frattempo una politica locale dissennata ha distrutto la sanità, e una politica mondiale equilibri naturali fondamentali.

Ma deploro chi spontaneamente si flette e genuflette, e addirittura esalta il bene della segregazione… E scopre nell’isolamento l’isola felice… Ora ci si può affacciare alla finestra! E vedere il tramonto, se si ha quella vista… Ora si può fare lo skype dinner! E leggere! Pensate! Perfino leggere…

Noi lettori e lettrici wollfiane non abbiamo bisogno della segregazione forzata, dell’isolamento nell’isola del quartiere o del palazzo, per leggere. A questo proposito condivido con voi questo scambio con Liliana Rampello, la nostra Lilli, a cui avevo scritto qualche giorno fa per averne notizie, visto che vive a Milano. Lei mi risponde: «Non esco praticamente da tre settimane, se non per pochi passi intorno a casa e questa
situazione per ora non mi sta insegnando niente, se non che i piaceri, anche quello semplice
e intimo della lettura, esistono se immersi nella vita che corre, perché così, sospesi in un tempo senza tempo, sembrano tutti passatempi verso il nulla».

Ecco, io sono dalla parte di Lilli. Per favore evitiamoci almeno la lode della  segregazione, evitiamo di scoprire la bellezza e la bontà del distanziamento. Non c’è bisogno, vi pare? Sì, ripeto, obbediamo, perché costretti. E perché soggetti morali.  Ma il conformismo sociale di «chi si accontenta e gode», non serve alla libertà. Almeno, quella mentale conserviamola.

 

Il testo è stato pubblicato anche sulla pagina Facebook della Italian Virginia Woolf Society

About Nadia Fusini

Nadia Fusini, già docente di Lingua e Letteratura Inglese presso l'Università La Sapienza di Roma, è scrittrice, traduttrice e critica letteraria.

Vedi tutti i post di Nadia Fusini

3 Comments on “Obbedienza e libertà”

  1. Professoressa Fusini, come sempre con poche parole giuste pennella in maniera impeccabile il quadro della situazione e dona le parole per descrivere il mio sentire. Grazie

  2. Condivido in pieno la sensazione di straniamento che coglie noi lettori assidui e voraci in questo momento, in cui apparentemente c’è più tempo ma in realtà sembra proprio di non potersi concentrare, si ha l’impressione di scivolare verso il nulla, come ha già acutamente detto la sig.ra Fusini.
    Grazie! Mi sento compresa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.