Basta finanziamenti alla Guardia costiera libica!

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Mentre in Libia la guerra civile infuria coinvolgendo potenze più o meno influenti, il Governo italiano e la maggioranza che lo sostiene, approfittando della disattenzione generale, hanno provocato la proroga “automatica”, per la durata di tre anni e alle stesse condizioni, del memorandum italo-libico (cioè dell’intesa firmata il 2 febbraio 2017 tra i due Stati in merito “alla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e al rafforzamento della sicurezza delle frontiere”). L’intesa – sottoscritta dal Governo Gentiloni, ministro degli interni Minniti – prevedeva (e prevede), tra l’altro, aiuti economici e supporto tecnico alle autorità libiche (in particolare alla Guardia costiera) al fine dichiarato di ridurre i flussi migratori attraverso il Mediterraneo. È un fatto di estrema gravità sul terreno della difesa dei diritti umani e delle politiche migratorie del nostro Paese.

La proroga è avvenuta, all’evidenza, per l’incapacità del nostro Governo di prendere una qualsivoglia decisione indipendente da quel che dice o fa l’ex inquilino del Viminale, nonché da quel che scrive e dichiara il predecessore di quest’ultimo (si scrive, appunto, Minniti). I fatti, i crimini contro l’umanità che si stanno perpetrando davanti ai nostri occhi, le loro conseguenze politiche e culturali, che favoriscono la destra xenofoba e razzista, non intaccano, infatti, la prudenza dei ministri competenti e del presidente Conte, incuranti del fatto che la questione dei flussi migratori dalla Libia serve a orientare l’opinione pubblica e a costruire il consenso nello spazio pubblico e che continuare a inseguire le strumentalizzazioni della destra xenofoba è un suicidio a dir poco inspiegabile.

Proroga per ben tre anni del memorandum, con annessi finanziamenti, strumenti e mezzi, significa, da una parte, chiudere gli occhi davanti agli orrori dei lager libici (denunciati e documentati da istituzioni internazionali, da organizzazioni indipendenti, da alcuni giornalisti e, soprattutto, dalle ferite di chi riesce a fuggire da quell’inferno) e, dall’altra, non capire che essa alimenta il conflitto in corso in Libia e il ricorso ai profughi come arma di ricatto da utilizzare in chiave sia interna che internazionale.

Le ragioni che impongono la revoca immediata del memorandum, sbagliato e insostenibile sotto ogni punto di vista, sono molte:

1) esso è stato predisposto, all’evidenza, in chiave di politica interna e per fini essenzialmente elettorali: grazie ad esso si è potuto raccontare falsamente agli italiani e alle italiane che, bloccando le fughe dalla Libia, si evitavano morti in mare (si moriva nei lager ma non sotto i nostri occhi) e che si combattevano i trafficanti (che in realtà sono stati finanziati e dotati di strumenti e risorse);

2) in Libia c’è una guerra di tutti contro tutti e le condizioni sul terreno sono talmente insostenibili che perfino l’UNHCR ha dovuto chiudere il centro per le evacuazioni (si noti che l’UNHCR ha un suo programma di evacuazione dalla Libia al quale l’Unione europea, Italia compresa, risponde poco e male, e che è stato avviato da tempo proprio perché in Libia non ci sono condizioni di sicurezza per nessuno);

3) l’intesa ha avuto un effetto estremamente negativo sul conflitto libico e lo ha di fatto alimentato, sia perché, con essa, l’Italia si è schierata a fianco di uno dei contendenti (ostacolando così il dialogo), sia perché ha rafforzato la Guardia costiera libica (che è una delle milizie in conflitto);

4) la nostra Marina militare – e quindi il Governo italiano – ha diretto le operazioni di cattura e rientro nei lager di molti profughi in fuga, operando, attraverso la cosiddetta Guardia costiera, dei veri respingimenti vietati dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra: si tratta di palesi violazioni del diritto internazionale che continuano a essere messe in atto;

5) le testimonianze e le denunce su quanto avviene in Libia e nei lager da noi finanziati dimostrano al di là di ogni dubbio che si tratta di veri crimini contro l’umanità.

Da ultimo, anche la Commissaria del Consiglio d’Europa per i diritti umani, Dunja Mijatovic, ha chiesto che cessi ogni collaborazione dell’Italia con la Guardia costiera libica. Il Governo italiano, prendendo tempo e raccontando una realtà che non esiste, si rende responsabile di delitti e orrori che ricordano i periodi più bui della storia europea passata e recente. Non ci sono alibi. Questo accordo della vergogna va revocato subito.

Non servono modifiche più o meno profonde. Serve – questo sì con urgenza – un piano straordinario di evacuazione dei prigionieri dei lager e l’avvio di un processo di pace in Libia che veda al centro l’interesse del Paese e della sua popolazione e non delle milizie che si contendono il terreno, né, tanto meno, degli interessi elettorali di movimenti e partiti politici o di quelli economici delle multinazionali del petrolio e non solo.

Cos’altro ci vuole per recedere da quell’intesa?

Filippo Miraglia

Filippo Miraglia, già responsabile del settore immigrazione e ora vice presidente nazionale dell'Arci, è stato protagonista di diverse campagne in favore dei migranti. Ha scritto, con Cinzia Gubbini, "Rifugiati, Conversazioni su frontiere, politica e diritti" (2016).

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