Una domanda alle Sardine: il nemico è il populismo o l’ingiustizia sociale?

image_pdfimage_print

Tutto ciò che va contro Salvini, tutto ciò che riporta in piazza la gente dalla parte giusta, va bene: giusto pensarlo e giusto dirselo. Ma lo strepitoso successo delle Sardine comporterà infine un’erosione elettorale della destra, o alla fine lascerà intatte le ragioni di quel consenso? Una domanda ineludibile: e che vale sia sul brevissimo termine delle elezioni emiliane, sia su quello più medio-lungo. Perché è evidente che un altro mandato di Bonaccini sarà probabilmente meno peggio di un’Emilia Romagna nera, ma, se poi Bonaccini governerà come finora ha governato, la Lega non potrà che crescere ancora, e infine vincere (e lo stesso discorso vale per la Toscana).

Marco Revelli ha notato che le critiche alle Sardine assomigliano ai discorsi della gente che dà buoni consigli non potendo più dare cattivo esempio. Ha perfettamente ragione, ma, come ha scritto George Orwell, «per difendere il socialismo, occorre cominciare attaccandolo».

Leggendo i tweet entusiasti del peggior PD e i peana che si susseguono sui grandi giornali che hanno avuto un ruolo cruciale nel demolire la sinistra; sapendo che a Torino vi confluiscono le Madamine Si Tav e i vertici della Compagnia di San Paolo, a Milano i più accesi sostenitori dell’Expo e a Firenze il sottobosco politico del governo delle Grandi Opere, la domanda che affiora alle labbra è: siamo di fronte a una gigantesca strumentalizzazione, o c’è qualcosa, nelle Sardine stesse, che ne autorizza questa tranquillizzante interpretazione “di sistema”?

Il manifesto del movimento individua il proprio nemico nel “populismo”. Il che significa considerare alla stessa stregua il consenso al Movimento 5 Stelle e quello al sovranismo neofascista di Salvini: è questa, mi pare, una prima connotazione “di sistema”. Ma ammettiamo che il vero bersaglio sia la Lega: siamo sicuri che considerarla la causa del nostro male collettivo, e non l’effetto di un altro male più antico e profondo, sia la strada giusta? Personalmente, non credo che il successo dell’estrema destra sia la malattia. Credo invece che quel consenso sia il sintomo mostruoso della vera malattia: l’enorme ingiustizia sociale che ha sfigurato questo Paese. La destra estrema appare l’alternativa – nera, terribile, portatrice di morte – a un ordine mondiale che si predicava senza alternative. E invece le nostre Sardine sembrano convinte – almeno a leggerne i testi – che il problema sia il populismo: e non l’ingiustizia e la diseguaglianza (parole assenti dai loro manifesti).

Per capire meglio, sarebbe necessario esplicitare alcuni punti della pars costruens del manifesto: «Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie». Un testo che diventerebbe chiaro, e interpretabile, se di questi politici fossero fatti i nomi.

Il passo chiave, invece, è quello in cui si legge: «Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto». Ora, chi potrebbe contestare tutto questo? Ma rimane una domanda: è bellissimo che chi è in grado di aiutare gli altri, si ribelli alla sporca retorica della estrema destra, ma non dovremmo forse anche chiederci perché ci siano così tanti “altri” da aiutare? E, soprattutto, non dovremmo domandarci se il punto critico non stia nello smontaggio dello Stato (cioè nel progetto della Costituzione), che questi “altri” avrebbe dovuto aiutare? Ancora: non sarà che il silenzio e la solitudine di questi “altri” è il nostro vero problema?

In piazza con le Sardine sembrano esserci soprattutto i “salvati”, o almeno è questa l’estrazione delle guide del movimento. Certamente sono salvati ben diversi da quelli che stanno davanti alla televisione, e tacciono di fronte al dilagare della destra. Ma questi salvati finalmente in movimento hanno coscienza delle ragioni per cui i “sommersi” votano in massa per Salvini, o ancora più in massa non vanno a votare?

Quando poi si legge come descrivono Milano («La città dove oggi celebriamo i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, che ha dato i natali ad Alessandro Manzoni, ospitato Giuseppe Verdi, dove c’è il Teatro alla Scala, tempio della musica classica e della lirica riconosciuto a livello mondiale»), si capisce perché Giuliano Ferrara, incontenibilmente entusiasta delle Sardine, le abbia definite: «un movimento spontaneo di fiancheggiamento dell’establishment».

C’è da sperare che i prossimi giorni gli diano torto, e che dalle Sardine arrivino risposte chiare e concrete sulle scelte da fare: a partire dalla disponibilità a scendere in piazza coi ragazzi dei “Fridays for Future”. E poi su molte delle questioni spartiacque: sono accettabili gli accordi con la Libia, quale politica del suolo e del territorio è sostenibile, cosa fare dell’autonomia differenziata, e via dicendo? Non si tratta di avere un programma, ma di capire da che parte stanno, davvero, le Sardine. Perché siamo tutti felici che lo spazio pubblico torni a riempirsi di cittadini che non intendono cedere alle sirene dei nuovi fascismi, e sono il primo a voler credere nel valore positivo e liberatorio di questo ritorno collettivo in piazza, che per tanti versi allarga il cuore. Ma se si trattasse di cittadini che sostanzialmente vogliono che l’Italia resti quella che è, fascisti esclusi, saremmo al punto di partenza: perché se l’Italia rimane quello che è – cioè un Paese atrocemente diseguale, con un’economia che uccide e un’ingiustizia crescente – i fascisti continueranno a veder aumentare il loro consenso. Ma se invece le sardine saranno anche un po’ come i salmoni, e sapranno andare contro la corrente del pensiero unico, allora forse avremo una speranza in più.

About Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

Vedi tutti i post di Tomaso Montanari

16 Comments on “Una domanda alle Sardine: il nemico è il populismo o l’ingiustizia sociale?”

  1. Non ritiene, prof. Montanari, che populismo, da un lato, e ingiustizia e diseguaglianza, dall’altro, possano considerarsi facce di una stessa medaglia? proiezioni del mal governo. Forse bisognerebbe cominciare a domandarsi se la nostra Costituzione, a oltre 70 anni dalla promulgazione, è ancora adeguata a disciplinare i rapporti e le funzioni che si prefigurano al suo interno.

  2. Forse bisognerebbe domandarsi se dopo oltre 70 anni la Costituzione non sia ora di applicarla veramente e in ogni suo articolo

  3. Dopo 70 anni, ci sono articoli della nostra amata Costituzione che sono ancora solo belle parole scritte. Non sono ancora state date loro “le gambe per camminare”, i decreti attuativi. Sì, ci vorrebbero branchi di salmoni, come dice Montanari.

  4. “In piazza con le Sardine sembrano esserci soprattutto i “salvati”, o almeno è questa l’estrazione delle guide del movimento. Certamente sono salvati ben diversi da quelli che stanno davanti alla televisione, e tacciono di fronte al dilagare della destra. Ma questi salvati finalmente in movimento hanno coscienza delle ragioni per cui i “sommersi” votano in massa per Salvini, o ancora più in massa non vanno a votare?”

    Questa è la frase migliore. Non se ne rendono conto, e nemmeno ne vogliono sapere, non avendo mai vissuto la condizione di sommersi. E’ per questo che Salvini continuerà indisturbato la sua marcia. E sarà solo colpa loro. Saluti.

    1. Bella Ciao dovrebbe diventare l’Inno nazionale.

      Queste migliaia di ragazzi ci dimostrano che i nostri ideali democratici e di sinistra non sono ancora morti.
      Una bella lezione per il PD, per ridiventare credibili.
      Ma sembra più facile per questi giovani scendere in piazza contro la Lega che recarsi ai seggi per votare contro la Lega. Finchè vincerà il partito del non-voto la Lega avrà la meglio!

  5. Riscalda il cuore vedere le piazze piene e in questo momento è già un valore immenso la forma della comunicazione che da sola contrasta le violenze verbali e la volontà di prevaricazione. I contenuti si costruiranno se continuerà la partecipazione. Mai come ora la forma è sostanza.

  6. Negli anni 20 post guerra, i feroci movimenti totalitari( non solo fascisti) nascevano come una altrettanta “risposta” alla pseudodemocrazia che avevano confezionato delle altrettanti feroci diseguaglianze Con economie inesistenti e ingiustizie Politiche e sociali insopportabili. Le vittoria del, sovranismo/populismo si fondano proprio su questo. Ovviamente 100 anni dopo nell’era del superfluo, almeno nelle nostre realtà occidentali, Le risposte alle ingiustizie e alla infima qualità della nostra classe politica sono meno feroci, annacquate dal microbenessere, distolte, se non addirittura drogate dal consumismo sfrenato, che portano masse di persone a rispondere per paura di perdere questo microbenessere a una destra che promette ciò che loro vogliono sentire, e un altrettanta, ma meno di quella che ci si possa aspettare massa di persona a non votare o a “fottenersene” tanto “tutti uguali sono”. Quindi giusto il GRIDO di Montanari che individua Salvini/Meloni non come causa ma, come risposta a una situazione sociale e politica fallimentare. Le sardine lanciano lo stesso grido? Mi basta solo pensare che lo comprendano

  7. Mi pare una analisi eccessivamente strutturata, mi prenderei intanto il messaggio di inversione di tendenza, di manifestazione di presenza, di minimo comune denominatore, per il resto lascerei che il movimnento si evolva magari non mettendogli troppo fiato sul collo….le piazze si riempiono senza volgarità, simboili e minacce …
    la sinistra dovrà trarne ragioni ed analisi, con estrema umiltà ricominciare da zero, dall’art. 1 della nostra Costituzione …
    se vi saranno invasioni di campo dovranno misurarsi probabilmente con un vocabolario altro,
    se vi saranno tentativi di metterci il cappello misureremo la tenuta identitaria del movimento ….intanto prendiamoci questa prima risposta e proposta, il movimento nasce per reagire al clima greve del Salvinismo, direi anche del Grillismo,

    starà ora alla sinistra riuscire a ricominciare dai fondamentalia della democrazia e dei valori costituzionali,

  8. A mio parere, le osservazioni di Montanari, in buona parte condivisibili, non danno abbastanza rilievo ad un elemento fondamentale del cosiddetto movimento delle “sardine”.
    Si è verificato infatti, con l’apparire ed il crescere di tale movimento, che la scena non è stata più appannaggio di Salvini e del suo populismo fascio-leghista, ma ha cominciato a popolarsi di persone che scendevano in piazza, sempre più numerose, per contrapporsi al “disumano” impersonato da Salvini in nome di alcune semplici parole d’ordine – solidarietà, accoglienza, inclusione, antifascismo (non a caso nelle piazze delle “sardine” viene cantata “Bella ciao”) -. Come sosteneva Gramsci, “[Per] la concezione storico-politica scolastica è reale e degno solo quel moto che è consapevole al cento per cento e che anzi è determinato da un piano minutamente tracciato in precedenza o che corrisponde (ciò che è lo stesso) alla teoria astratta. Ma la realtà è ricca delle combinazioni più bizzarre ed è il teorico che deve in questa bizzarria rintracciare la prova della sua teoria, tradurre in linguaggio teorico gli elementi della vita storica e non viceversa la realtà presentarsi secondo lo schema astratto …”. Per chi ha ancora speranza e volontà di ricostruire la sinistra è d’obbligo, direi, esserci pienamente dentro a movimenti come questo, certo senza pretendere di prenderne la testa, ma possibilmente arricchendoli di contenuti. Con la convinzione che, comunque, ogni ricostruzione non può che partire dall'”umano” che si contrappone al “disumano.

  9. Impeccabile e puntuale come sempre. Montanari è una delle poche voci critiche e lucide nel marasma del chiacchiericcio degli omologati. Lo ringrazio di non cedere al silenzio dell’estraniamento

  10. Nutro stima e profonda ammirazione per Tomaso Montanari come raffinato e pungente cultore politico-sociale e per il ruolo importante che ha avuto nella battaglia vinta per il referendum del dicembre 2016. Provo anche riconoscenza verso di lui per aver saputo promuovere (seppur con un fatale ritardo di 6 mesi) l’evento del Brancaccio, che è stato un primo e straordinario coagulo di schiere che non trovavano modi e occasioni per esprimere la propria esistenza in vita sul palcoscenico nazionale.
    I sei mesi successivi al Brancaccio invece sono stati catastrofici. In sintesi un po’ brutale: per le cattive frequentazioni (interne ed esterne), per l’assurda rincorsa alle elezioni e per l’incapacità di affrancarsi dal sistema di “relazioni alte” che alla fine hanno avviluppato e strozzato il nobile tentativo. Nei sei fatidici mesi successivi sono state relegate ai margini alcune prorompenti “espressioni basse” e, con diffidente supponenza, è stato strozzato il tentativo di un’infrastruttura web che avrebbe, forse, dato sostanza e capacità di ideazione costruttiva a quel tentativo.
    La lunga premessa mi pare necessaria per stigmatizzare questo suo articolo.

    Premesso che la minaccia sovranista e le collegate derive fascistiche dovrebbero indurre tutti i suoi variegati avversari alla massima coesione, trovo un po’ stucchevole (ed anche un po’ cattedratico) il distinguo operato tra oppositori del populismo e i sapienti analisti di una società malata. Il medico conosce tutto della malattia, fornisce la sua diagnosi e le sue prescrizioni, ma il paziente è recalcitrante, è disordinato e si sottrae alla cura. Il medico desidererebbe a questo punto gestire il paziente per guarirlo. Al medico sfugge che il paziente è irrimediabilmente autonomo. Dovrebbe farsene una ragione, anche per evitare di essere sempre più marginalizzato.

    La società è per natura complessa e composita, anche quando trova momentanea sintesi nell’espressione di fenomeni collettivi. Che sono composti inevitabilmente da salvati e sommersi, da fautori di scempiaggini, da santi immacolati e, per la più parte, di persone intermedie tra questi due estremi. Il medico che inserisce il suo sondino in un anfratto del corpo ha una visione probabilmente esatta di una porzione molto ristretta del paziente, ma nulla sa e nulla scopre del suo stato generale. E tanto meno delle sue intenzioni e se seguirà la cura indicata o no.
    Non serve, a mio avviso, vivisezionare i comportamenti passati di ogni singolo soggetto, quanto individuare nuove progettualità con criteri cristallini, chiedere e verificare adesioni che rimangano soggette a verifiche continuative, trovare altri compagni di strada, magari più giovani e non compromessi.

    Quindi, tornando a bomba.
    A – Le Sardine sono un evento straordinario che testimonia platealmente quello che ci diciamo da 20 o più anni: che in questo paese esiste una larga parte della popolazione che ha sani principi democratici, è onesta nello spirito e nei comportamenti sociali, è propensa alla collaborazione collettiva e non trova da decenni un luogo politico dotato dei medesimi suoi requisiti. I partiti esistenti ed esistiti hanno semplicemente cercato di irretire questa parte con furbizie programmatiche e stratagemmi di breve periodo, ottenendo nel lungo periodo che essa si astenesse o si rifugiasse in voti di protesta sempre più volatili.
    B – Il potenziale di questa parte così prorompente è tale che 15 giorni fa (letteralmente) non esisteva e oggi è capace di riempire le piazze in tutte le città italiane. Parallelismi con il fenomeno Greta Thunberg sul quale si invitano i dotti analisti ad applicarsi. Questi sono segnali di forza ma anche di esasperazione, che invece che suscitare invidia dovrebbero condurre molti all’autopensionamento.
    C – Ogni tentativo di costruire un contenitore per un movimento spontaneo è destinato a fallire, anche se, ovviamente, rimane il gigantesco problema di trasformare in azione concreta l’energia creatasi. Personalmente credo che per le tornate elettorali a breve (prossimi 12/24 mesi) non sia possibile altro che sostenere di volta in volta il partito o la lista meno peggiore, rifuggendo ogni compromissione e ogni trattativa. In modo contrario all’urgenza, occorrerà costruire dal basso una rappresentanza politica completamente nuova, senza scambi o inciuci di nessun genere.
    D – Interrogarsi sui valori e costruire su di essi una nuova interpretazione del mondo che sappia generare una Politica nuova, adeguata alle caratteristiche e alle tecnologie che contraddistinguono il tempo attuale, frutto di una vera soluzione di continuità rispetto alle epoche precedenti.
    E – Il fenomeno Sardine sembra interclassista. É un problema? No, anzi. Ammesso e non concesso che la categoria concettuale delle classi, marxianamente intese, abbia oggi ancora possibilità di applicazione, i sommovimenti sociali che emergono qua e là nel mondo dovrebbero essere osservati alla luce di quanto ci hanno insegnato negli ultimi anni Piketty sul piano della storiografia economica, Mazzucato sul piano dell’economia reale e Morozov su quello della connessione del neo-turbo-capitalismo alle nuove tecnologie. Magari innervando queste nuove interpretazioni con le riflessioni dell’ancora misconosciuto Murray Bookchin, pensatore laterale e “anarchico”, sia per storia personale che per propria metabolismo intellettuale, che sono alla base dell’esperimento politico-sociale più interessante degli ultimi decenni: il Rojava.

  11. Mi pare più interessante l’esperimento brasiliano, o, per rimanere in casa nostra, quanto tempo impiegherà Giorgia Meloni a fagocitarsi il pupone felpomane

  12. Condivisibile in linea teorica, ma fa riferimento a teorie che si sono dimostrate inutili nel produrre risultati concreti, la dialettica della lotta di classe è stato puro vaniloquio, cortina se non di ferro comunque fumogena, da cui deriva filologicamente l’incapacità della sinistra di interrompere, a scadenze programmate, il dibattito per assumere delle decisioni, sulla base delle informazioni elaborate fino a quel momento.
    Nel bellissimo film “Domani accadrà” (Luchetti, 1988) c’è una scena, ambientata in una comunità utopica: giunti alla scuola di questa comunità i protagonisti vedono due classi di scolari intenti allo studio sui loro banchi poi, all’improvviso, assistono esterrefatti ed impotenti all’assalto scomposto di una delle due classi ai danni dell’altra. Il laconico commento del direttore di quella scuola fu “bambini induttivi e bambini deduttivi”.
    Eppure Aristotele, oltre a deduzione e induzione, aveva parlato anche dell’abduzione, meno valida dal punto di vista logico, forse inutile da quello teorico in quanto poteva essere confermata e validata solo dai risultati, ecco le Sardine non sono induttive o deduttive, sono abduttive, hanno raggiunto un risultato che i tanti impegnati nel lottare contro le ingiustizie non potevano nemmeno immaginare.
    I risultati elettorali sono certo importanti, ma ormai la politica è arrivata anch’essa agli interessi negativi, questo rincorrere il consenso ha raggiunto una tale velocità che si dovrebbe votare ogni sei ore, altrimenti il consenso costruito diventa immediatamente passato.
    Quello che resta drammaticamente immutato, al pari dell’ingiustizia sociale, è il confine – tracciato all’inizio del secolo scorso dagli etnografi (mi sembra di ricordare fra questi Giuseppe Pitré) – che tagliava l’Italia in due – e che corrispondeva più o meno ai confini settentrionali dello Stato Pontificio – e la linea di demarcazione fra bracciantato e mezzadria. Sopra stavano quelli con capacità di gestione e programmazione, sotto quelli che vivevano alla giornata, quella stessa linea è riapparsa alle ultime elezioni, sopra hanno votato Lega, sotto Cinque Stelle, gli uni e gli altri aggrappati ad un mondo che non c’è più, tutti pronti a tutto pur di non cambiare, di non dover affrontare la sfida della complessità.
    Le Sardine hanno – a mio avviso – dimostrato che non c’è bisogno di aggiungere altri livelli alla complessità del mondo reale, hanno dimostrato che la sfida si può accettare, se si ha il coraggio di rischiare, la capacità mentale di scomporre la complessità e la volontà di tirare dritto e affrontare il problema. Gente così forse potrà ridurre anche le ingiustizie.

  13. Desidero fare alcune osservazioni in merito all’articolo che Tomaso Montanari ha dedicato al Movimento delle Sardine e ai dubbi – nonché alle pretese – che egli solleva sul valore e l’utilità della loro protesta. Riassumerei il tutto così: Montanari pretende dalle neonate Sardine prestazioni che né i politici navigati, né lui stesso sono stati in grado, fin qui, di fornire sottovalutando il loro merito – a parer mio non trascurabile – di aver dato la sveglia alla politica e ai cittadini ormai assuefatti e rassegnati al peggio. Questa sveglia, non so se Montanari se ne rende conto, è suonata anche per lui che, con tutta la sua cultura e la sua tendenza a mirare sempre più in alto, non è ancora riuscito a sollevare granché dal basso. I vari malumori, oltre al suo, che serpeggiano anche a sinistra, nei confronti dell’incoraggiante novità rappresentata da questo movimento, mi inducono a sospettare che si abbia in uggia di essere stati scavalcati da una cosa così insignificante come può essere “un banco di sardine.” Quali titoli, quale esperienza possono vantare, per meritare tanto successo sventolando, per giunta, temi propri della sinistra che la sinistra non riesce più a far passare né a rappresentare? Pare poco probabile che Montanari tema gli rubino la piazza, visto che lui la piazza non ce l’ha. Invidia? A pensar male … Sono temi, i loro, di grande attualità e valore quali il degrado della comunicazione mediatica e l’imbarbarimento socio-politico a tutti i livelli. Semplici cittadini perlopiù giovani, ma non solo, hanno deciso di reagire contro l’inquinamento dell’ecosistema umano e civile, contro la regressione culturale e morale della nostra comunità e hanno avuto successo. Oggi, avere successo parlando di pace, di rispetto e di buona politica è un vero evento da celebrare, non un fenomeno da osservare con lo scetticismo dell’arido perfezionista pronto a cogliere avidamente l’eventuale “difetto di fabbricazione” in ambiti estranei alla sua sfera d’ influenza. Sembra, quello di Montanari, un tentativo di “irreggimentare” questo movimento quasi a volerlo ricondurre in un alveo politico più rassicurante e controllabile. Quante cose pretende Montanari dalle Sardine! Che si pronuncino sull’ingiustizia sociale, sui discutibili gruppi di potere che le appoggiano, su Giuliano Ferrara, sui politici con la P maiuscola, sulla questione ambientale, su Bonaccini, sul trattato con la Libia, sulle politiche del territorio … aiuto! “Vaste programme”, direbbe De Gaulle, da far tremare le pinne e le branchie a pesci assai più robusti. Ma è tanto difficile prendere le Sardine per quello che sono e cioè pesci che rivendicano il diritto di nuotare in un mare meno inquinato? Non sono scese in piazza per dare risposte, ma per averle . Perché caricarle di compiti che spettano alla politica e che la politica sistematicamente disattende? Perché non accogliere con gratitudine ed umiltà il loro messaggio, ponendosi in ascolto, scendendo dalla cattedra per tornare un po’ sui banchi di scuola? Se si è solo capaci di impartire – e non di ricevere – lezioni, c’è da chiedersi quanto e che cosa si è veramente imparato e che cosa si può davvero insegnare. Il fatto che sia la speranza (nei valori umani e civili) e non solo l’odio a riempire le piazze, le sembra poco? La speranza è un fiore delicato, spuntato miracolosamente nel deserto dell’odio; bisognerebbe coltivarlo anziché reciderlo con la supponenza di chi crede di aver già capito tutto e di non avere più niente da imparare. Montanari attacca le Sardine sul tema del populismo considerandolo un male minore rispetto alla piaga dell’ingiustizia sociale. Questo non è altro che benaltrismo, un abile espediente per eludere il problema del populismo spostando l’attenzione su quello dell’ingiustizia sociale giudicato più importante, come se i due temi si escludessero a vicenda e non fossero perfettamente compatibili e direi, “consustanziali.” Infatti, poiché il populismo è il terreno di coltura – e la storia ce lo insegna – di tutti i fascismi passati e presenti, come si può parlare di giustizia sociale senza inquadrarla in una visione democratica e perciò, antipopulista? Poi Montanari si chiede se le Sardine sono davvero interessate a cambiare l’Italia o se si accontentano di liberarla dai fascisti lasciando tutto il resto com’è. Strana domanda per un antifascista. Come può Montanari, antifascista, pensare che liberando il Paese dai rigurgiti xenofobi, razzisti e populisti, tutto possa restare invariato? Purtroppo non succederà, ma se le Sardine riuscissero a sconfiggere la destra neofascista, meriterebbero un monumento in ogni piazza! Le Sardine hanno il merito di farci uscire dal recinto qualunquista e strumentale del “sono tutti uguali” per riportarci alla sana e onesta fatica del confrontare e del distinguere. E in quanto al “peggior Pd”, con tutte le critiche che questo partito si merita, i suoi limiti impallidiscono di fronte allo spettacolo indecoroso di questa destra stracciona che Montanari combatte a parole, ma meno coi fatti visto che mette tutti nello stesso calderone. Infine, il richiamo alle scelte politiche più dirimenti è sacrosanto, ma stia attento Montanari a non interpretare il ruolo del “cattivo maestro”, che bacchetta, ma non incoraggia, che non aiuta i suoi allievi a far emergere le loro migliori potenzialità. Stia attento a non contribuire a soffocare sul nascere una promettente stecca nel coro dell’odio populista che sembra dominare lo spirito del nostro tempo rendendolo sordo a quei valori democratici ai quali tanto opportunamente le Sardine si e ci richiamano e che pare stiano a cuore anche a Montanari. .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.