Un venerdì per il nostro futuro

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Oggi si verifica un evento straordinario: in tutta Italia, dall’estremo sud all’estremo nord, da Scicli a Sondrio passando per le principali città, si svolgono 175 eventi di mobilitazione in occasione del terzo sciopero globale per il clima, indetto a livello mondiale per il 27 settembre dal movimento ambientalista guidato da Greta Thunberg. L’obiettivo immediato delle manifestazioni è far crescere la sensibilità sui rischi del riscaldamento globale e spingere governi e amministratori pubblici a sottoscrivere la Dichiarazione di emergenza climatica, «un atto — come spiegano i promotori — a un tempo simbolico e fattuale, affinché siano intraprese azioni di governo e di organizzazione internazionale più efficaci nel contenere gli effetti del collasso climatico e dell’estinzione di massa del vivente oggi in corso».

Per la prima volta, un popolo di giovani, fin qui indifferenti alla politica, si riconosce e si trova unito in piazza per porre alle istituzioni la domanda politica più urgente e più pesante che si possa immaginare, quella di garantire il futuro, affinché loro abbiano un futuro; affinché la Terra abbia un futuro.

L’urgenza è stata ribadita, due giorni fa, dall’ultimo rapporto dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite), “Oceano e criosfera in un clima che cambia”. Secondo l’IPCC «la perdita globale dei ghiacciai, la fusione del permafrost e il declino nella copertura della neve e nella estensione dei ghiacci artici sono destinati a continuare, a causa dell’aumento della temperatura dell’aria in superficie, con inevitabili conseguenze legate allo straripamento dei fiumi. […] In contemporanea, gli oceani vedranno un aumento senza precedenti della temperatura e della acidificazione, un calo dell’ossigeno, ondate di calore, piogge e cicloni più frequenti e devastanti, aumento del livello delle acque, diminuzione degli animali marini».

Ha osservato Raniero La Valle che «si pongono oggi a livello mondiale questioni e rischi derivanti dal fatto che l’operazione umana, per mano pubblica o privata, ha attivato processi tecnologici finanziari e politici sempre più alienati dalla realtà, processi che stanno uscendo o sono usciti dal controllo dell’uomo, ossia dall’attuale capacità della cultura, della scienza e della politica di determinarne i fini e padroneggiarne gli esiti, mentre si manifesta dovunque una crisi profonda della democrazia e del diritto a cui è urgente porre rimedio».

Da almeno trent’anni, non solo in Italia, dopo il tramonto delle ideologie che avevano infiammato il novecento, la politica ha cessato di porsi le domande sui fini ultimi, ha abbandonato ogni progetto di società e si è affidata al pilota automatico dell’economia che, senza più il controllo della scienza, della politica e del diritto, può portare il mondo alla rovina. L’importanza dell’evento globale che si svolge oggi sta nel fatto che manda in frantumi il mondo meschino di una politica che guarda solo al proprio ombelico, scartando ogni dimensione di futuro, o peggio, restando aggrappata agli interessi di quelle élites che si arricchiscono con lo sfruttamento più brutale delle risorse della terra, espressi da leaders come Trump e Bolsonaro.

I giovani hanno capito che non c’è più tempo, che adesso è il momento di agire per garantirsi un futuro. Perché la storia continui, è necessario sconfiggere tutti i sovranismi e costruire un vero e proprio partito della Terra.

About Domenico Gallo

Domenico Gallo, magistrato è presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013)

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