L’albero dei sepolcri imbiancati (La Stampa e il TAV)

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“La Stampa” – Immagine della campagna “Un albero al giorno”

Lo stesso giorno in cui a New York Greta Thumberg lanciava il suo durissimo “Come osate voi!” contro i distruttori del pianeta, a Torino il quotidiano “La Stampa” lanciava la campagna “Un albero al giorno”, nel tentativo evidente di rimediare al senso di vergogna che davanti a quella dichiarazione di responsabilità dovrebbe cogliere chiunque ricopra un ruolo di potere, in politica come in economia e nell’informazione. 365 alberi per compensare le emissioni di CO2 prodotte quotidianamente dalla produzione materiale del giornale.  Saranno “35 pini, 50 moringa, 50 mogani caoba; ma anche aranci, avocado, cedri, limoni, piante di papaya e manghi”, da piantare in Guatemala, per far sì che “La Stampa” raggiunga presto l’obiettivo di essere “Carbon Neutral” e, soprattutto eticamente autoassolta rispetto al danno inferto al pianeta dal loro “manufatto”. Dimenticano però, i virtuosi convertiti alla morale green, i danni inferti dal loro prodotto intellettuale. Dai contenuti che quotidianamente veicolano sulle pagine del loro giornale. Dalle vere e proprie campagne che conducono per orientare lo “stile di vita” e l’agenda politica. A cominciare da quel famigerato TAV Torino Lione di cui “La Stampa” è, insieme a “Repubblica”, il principale fautore.

Forse ignorano – ma non è una scriminante, è un’aggravante – che i soli lavori di allestimento del Cantiere di Chiomonte, in Val Clarea (un microcosmo che era un piccolo paradiso terrestre, con una flora meravigliosa)  hanno comportato l’abbattimento di 5.299 alberi nel solo 2013 quando la cosa ebbe inizio. Nel settore indicato come “cunicolo esplorativo”, cioè l’area del cantiere delimitata da barriere invalicabili e dichiarata “zona militare” assoggettata  al regime applicato in “zona di guerra”,  sono stati abbattuti: 1776 castagni, 758 piante definite “Castagneto con rovere” (di queste circa 100 piante di castagneto da frutto con età di 220-280 anni),  2097 Aceri frassineto, per un totale di 4631 alberi [documentazione ufficiale fornita da TELT, la società responsabile dell’opera e diffusa solo sui siti NO TAV]. Nella strada che va da Chiomonte a  Giaglione sono stati abbattuti: 215 Castagni, 394 piante tra Castagneto con rovere e Querce (di queste circa 100 piante di castagneto da frutto con età di 220-280 anni), 59 Aceri frassineto, per un totale di 668 piante. E se l’opera proseguirà, saranno decine di migliaia gli alberi sacrificati. Per quanti anni dovrebbero lavorare i virtuosi piantatori del giornale di John Elkan e di Carlo De Benedetti, per compensare il danno ambientale causato dal loro “prodotto intellettuale”?

Nello stesso articolo il quotidiano torinese ci ricorda anche che è dai “piccoli gesti” che si può incominciare a salvare la Terra, considerando i costi delle nostre abitudini: per esempio che un caffè “costa” 21 grammi di CO2 immessa nell’atmosfera, una doccia un chilo… Forse sarebbe bene considerare anche che un anno di lavoro per la realizzazione del tunnel di base della Torino Lione produce, secondo le dichiarazioni stesse dell’arch. Virano – ex commissario straordinario all’Opera e pasdaran della sua realizzazione – un milione di tonnellate di CO2,  che ammonteranno a fine lavori ad almeno 15 milioni di tonnellate.  La sola Talpa Federica – quella che ha scavato il tunnel geognostico sul versante francese – ha una potenza di 5 Megawatt, per produrre i quali serve 1 Tep (tonnellata equivalente di petrolio) all’ora con un’emissione inquinante di circa 3 tonnellate di  CO2. L’equivalente di 50.000 persone che ogni ora si bevono un caffè per permettere a un mostro di 2400 tonnellate di avanzare di meno di un metro all’ora. Gli entusiasti dell’Opera – tra cui i piantatori d’alberi de “La Stampa” dicono che quando si incomincerà col “tunnel di base” ce ne vorranno sette di talpe! E poi ci saranno i 500 autocarri che ogni giorno faranno la spola per smaltire lo smarino. E i sistemi di ventilazione e quelli di drenaggio e di canalizzazione delle acque che si calcola nell’ordine dei 60/120 milioni di metri cubi all’anno

Evidentemente piantare alberi è un’idea che alletta chi non sa rispondere alla domanda di Greta “how dove you“. Lo stesso giorno della redazione de “La Stampa” anche Matteo Renzi ha invitato a “piantare un albero”, nel suo caso non per ogni nuovo numero del giornale in edicola ma per ogni nuovo tesserato al suo “Italia viva”. Forse consapevole del contributo che ciò darebbe all’aumento dell’inquinamento dell’atmosfera politica del nostro Paese. E con l’obiettivo di essere anche lui, in qualche modo, “carbon neutral”, lui che dello scempio prodotto dalle Grandi Opere e con il suo Sblocca Italia ha dato una bella mano all’avvicinarsi del “collasso del pianeta”…

Il cantiere in Val Clarea “deforestata”
Cantiere TAV in Val Clarea 2

 

 

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