Dieci cose sul M5Stelle e il contesto politico

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In questi giorni in cui più intenso si fa lo schifo per la piena condivisione del decreto sicurezza bis (incostituzionale, disumano, francamente fascista) da parte del Movimento 5 Stelle (oltre che per la sua incapacità di trarre le conseguenze dal via libera del Governo al TAV Torino-Lione), le mie critiche mi attirano insulti non solo dai pentastellati trinariciuti, ma anche dai piddini con non meno narici e dagli “spettatori” che (in buona fede, con ottimi argomenti, ma con zero senso politico) avevano già “capito tutto” del Movimento e dunque avevano gettato la spugna molto prima, senza neanche provarci. Provo dunque ad argomentare in dieci punti quel che penso sul M5S, sulle sue involuzioni e acrobazie e sul contesto politico.

1. Benvenuto tra noi

«Benvenuto tra noi, meglio tardi che mai, ci arrivi solo ora…». Chiunque di noi lo può dire a qualche amico, da anni: ma è un giochino sterile. Era ovvio che le primarie dell’Ulivo (2005) erano una coltellata mortale alla democrazia parlamentare e alla Costituzione; era palese dal discorso del Lingotto di Veltroni (2007) che il Pd sarebbe stato un partito di destra; era evidente fin da quando era presidente della Provincia di Firenze che Matteo Renzi avrebbe sfasciato ciò che rimaneva della “sinistra”; era ovvio che un Mattarella scelto da Renzi sarebbe stato uno scendiletto; era chiaro anche ai ciechi che Liberi e Uguali sarebbe stato un flop monumentale e che Potere al Popolo era nato morto. E sì, era ovvio che un partito fondato da Beppe Grillo e controllato dalla Casaleggio era una «cagata pazzesca» (citazione del fondatore). Ma molti di noi, pur sapendo e spesso scrivendo per tempo tutte queste facili profezie, hanno votato alle primarie, hanno dialogato col Pd, hanno sperato che la rottamazione funzionasse, hanno sperato che Mattarella fosse meglio di Napolitano, hanno votato Potere al Popolo. E hanno aperto un confronto col Movimento 5 Stelle. Personalmente ho fatto tutte queste cose, pur scrivendo ogni volta perché era spes contra spem. L’ho fatto perché bisogna mangiare il budino per sapere veramente di cosa è fatto. Perché senza illusioni (leopardianamente parlando) non si campa. E perché nonostante gli sforzi di noi tutti, non esiste una forza di sinistra in questo Paese. La cosa importante è l’onestà intellettuale: queste aperture condizionatissime non devono mai tradursi nell’accettazione di posti di potere o di cariche lucrose. La libertà di giudizio deve essere totale, in ogni momento: perché il momento in cui anche la speranza è vana, immancabilmente arriva.

2. Ma come puoi ancora rivolgerti a loro!

Me lo dice chi ancora si rivolge, per dire, a Sergio Mattarella! Che in quanto politico di professione dalla Dc al Pd, e poi Capo dello Stato (che ha accettato Salvini all’Interno e ha firmato senza un fiato tutte queste leggi fasciste) è oggettivamente ancora più responsabile della deriva a destra degli effimeri pentastellati (responsabilissimi, sia chiaro). Ma capisco gli appelli a Mattarella, per assurdi e estranianti che siano: perché la retorica del discorso pubblico prevede anche che ci si rivolga a chi già sappiamo che non risponderà. Così capita anche di rivolgersi a Zingaretti, o ai senatori 5 Stelle. Che è la stessa cosa.

3. Sono sempre stati di destra

Non è vero. Sono nati né di destra né di sinistra: un modo orrendo di essere, che di solito alla fine esce a destra (più spesso) o a sinistra (più di rado). Ma sono loro che hanno presentato un reddito di cittadinanza davvero di sinistra (per poi ribaltarlo quando sono arrivati al governo). Sono loro che hanno fatto battaglie di sinistra, come quella contro il TAV (per poi tradirla nel modo più osceno quando… sono arrivati al governo). Sono loro che hanno votato Rodotà (e proposto Strada o Lorenza Carlassare)  alla presidenza della Repubblica: e sempre loro che ora governano con Salvini. Non era obbligatorio che finisse così. E se da sinistra le aperture critiche fossero state di più (e non già di meno) le cose avrebbero forse potuto prendere una piega diversa. Forse. Se il percorso del Brancaccio – nato in vista di quel traguardo elettorale – fosse mai andato in porto, era evidente che l’unica prospettiva era un tentativo di alleanza da sinistra coi 5 Stelle. L’alternativa era l’irrilevanza. E in prospettiva l’astensione: eccoci arrivati. Comunque, bisognava provarci. Ci hanno provato milioni di voti da sinistra: e pur avendo scritto, alla vigilia del 4 marzo, perché non si potevano votare, capisco chi lo ha fatto. Era una scommessa possibile, anche se molto improbabile. Comunque, è finita malissimo: ora sono di destra. Estrema.

4. Sono sempre stati incompetenti

Vero. Ma non più del Pd. E il problema ora non è l’incompetenza, ma la corruzione. Nel senso che il potere li ha corrotti, rendendoli immediatamente “di sistema”:  da Torino al governo nazionale.

5. Non hanno democrazia interna, non credono nella democrazia

Vero. Ma condividono con tutto il sistema politico, da  Forza Italia al Pd (e a movimenti più antichi, si pensi al referendum maggioritario di Mario Segni), il moto inerziale di distruzione della democrazia parlamentare e della rappresentanza, che procede da decenni. E lo statuto del Pd non è meno antidemocratico. La cosa impressionante è oggi il silenzio degli oppositori interni. Molti amici parlamentari 5 Stelle mi dicono da anni cose truci su Di Maio e la sua cerchia, ma poi tutti votano in silenzio qualunque cosa. La sottomissione totale, la morte di ogni spirito critico, la convenienza personale: modernissimi, anche in questo.

6. Tu, che dicevi che Renzi era di destra

Renzi era (è) di destra. È lui che ha regalato l’Italia a Salvini, prima consolidando l’egemonia culturale di destra e aumentando l’ingiustizia sociale, e poi col teorema dei popcorn. Non lo rivorrei mai indietro, nemmeno in cambio di questi mostri: sono due facce della stessa medaglia.

7. È colpa tua che hai fatto vincere il No

Se avesse vinto il Sì, oggi la Costituzione mutilata dei contrappesi al potere del governo servirebbe come un’arma contundente ai nuovi padroni, Salvini e a Di Maio: bisogna essere in malafede per non vederlo.  La riforma costituzionale dei 5 Stelle fa schifo, e riduce la democrazia: ma è infinitamente meno grave di quella Renzi-Boschi.

8. Sono peggio del Centrosinistra

No, «sono peggio tutti e due» (Herzen). Sono la brace che segue alla padella, il frutto che cade vicino all’albero. Qualunque seria storia politica dell’Italia li racconterà in perfetta continuità, su tutto. Anche sui migranti e sulla svolta securitaria: dai decreti sicurezza di Prodi (e Berlusconi) a Minniti a Salvini e Di Maio. Il sindaco pd di Bologna che in questi giorni sgombera l’XM 24 è come Salvini. Stessa roba. La vera colpa dei 5 Stelle è essersi assimilati subito a tutto questo: essere stati troppo di sistema.

9. Non ci si può fare un Governo

Se dopo il 4 marzo il Pd avesse accettato di farcelo, un governo, sarebbe andata molto meglio: ai più deboli, ai migranti, ai sommersi. Molti meno morti in mare, per dirne una non irrilevante. Ora avrebbe senso solo come ponte per elezioni, il cui esito rischia di essere comunque drammatico. O come governo di salute pubblica post-elettorale: ma non ci saranno mai i numeri. Oltre a tutto il resto.

10. Non si possono più votare

Vero. Ma nemmeno prima, come provai a spiegare alla vigilia del voto del 4 marzo. A livello locale può darsi, in alcune situazioni: come perfino si può votare il Pd. Ma dopo la fiducia al decreto sicurezza bis è anche umanamente difficile rivolgere la parola ai senatori 5 Stelle. Fanno moralmente ribrezzo: come il Pd che aveva votato il Jobs act o la riforma costituzionale o il decreto Minniti.

About Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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3 Comments on “Dieci cose sul M5Stelle e il contesto politico”

  1. In questa disanima articolata dei vari handikap che impediscono ai 5s di essere un partito in grado di governare, Montanari ignora quello piu’ importante, e cioe’ il fatto di essere eterodiretti. Per di piu’ da un clown rancoroso e da un fantasma del capitalismo piu’ piatto e senz’anima, ossia da una centrifuga delle peggiori “novita” del nostro tempo. Ero al Brancaccio ed ho votato Potere al Popolo, ma con scarsa convinzione anche allora, benche’ lo considerassi l’unico tentativo possibile di Sinistra.

  2. Forse, lo dico sommessamente, più che di disamine che nessun lettore di Volerelaluna fa fatica a fare proprie, anche perché ne legge e ne scrive in tutti i gruppi social di cui ognuno di noi fa parte, bisognerebbe riproporsi la fatidica domanda : che fare?
    Ognuno di noi, credo di non sbagliare, come dicevo prima, frequenta uno o più gruppi. Io, a parte la lettura quotidiana di volerelaluna, sono nel “Comitato 11 giugno” nato per seguire il processo a Mimmo Lucano e contemporaneamente al gruppo “10 idee per la Calabria “ nato per mettere insieme idee per un nuovo governo della mia martoriata Regione. A parte me, tutte Persone apprezzabilissime, impegnate politicamente e nel sociale. Tutti alla ricerca di un bandolo che consenta il ricongiungimento sotto lo stesso tetto di quel larghissimo mondo, fatto di gente che non ha più casa politica ed è drammaticamente destinato alla inconsistenza ed alla inutilità. Ma tutti purtroppo, aristocraticamente convinti che avvicinarsi, anche solo per sentire di cosa parlano i gruppi vicini, sia di per se stesso, inquinante la propria purezza. Mi pare che procedendo così, non solo non freneremo la paurosa onda nera che avanza impetuosamente, ma stabiliremo un primato storico, quello di cancellare ogni parvenza di argine.

    1. Tommaso tu hai votato Potere al Popolo? Ahi Tommaso si sincero!
      In ogni caso ti do una bella notizia, siamo vivi e vegeti, belli tosti e incazzati per nuove lotte ed initiative in autunno. Anzi ti aspettiamo al nostro campeggio estivo insieme agli altri compagni.
      Un saluto cordiale.,
      Valter
      Aderente – Potere al Popolo Malaysia

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