Assemblea 31 marzo / Report 2

image_pdfimage_print

Dopo il primo Report sull’assemblea del 31 marzo con le informazioni di carattere “organizzativo” ecco il secondo, dedicato ai contenuti.

Il confronto politico è stato aperto, come previsto, dagli interventi di Marco Revelli e Tomaso Montanari. Questa la sintesi.

Marco Revelli: La pessima situazione politica conferma le ragioni per cui siamo nati un anno fa: contrastare il “trionfo della stupidità” e la scomparsa del “pensiero critico”. Questo governo è uno dei peggiori nella storia del nostro Paese, e tuttavia su alcune questioni (quella sociale in primis) l’opposizione sembra addirittura superarlo in negativo (tifo per lo spread, allineamento alle politiche di austerità della CE e dei suoi commissari ecc). Né a sinistra del PD nasce qualcosa di anche solo minimamente credibile. In questo quadro la nostra scelta di unire un’azione di informazione e riflessione culturale (il sito) con una di azione e radicamento sociale-territoriale (via Trivero) si rivela giusta. Le due cose devono essere strettamente unite. Stanno insieme e si rafforzano a vicenda. Senza una pratica concreta, in un luogo specifico, il sito sarebbe uno fra i tanti e di nicchia; senza la cornice del sito la pratica sociale di territorio sarebbe confinata nel locale senza rilevanza. Insieme sono potenti. Offrono un esempio di politica alternativa capace di diffondere e funzionare da moltiplicatore di energie. La diffusione di “Volere la luna” oltre Torino e il Piemonte ha senso se non si limita a costituire gruppi d’opinione ma serve a diffondere anche in altre realtà pratiche d’intervento sociale come a Torino si fa in via Trivero.

Tomaso Montanari: Sono d’accordo con ogni piega dell’analisi fatta da Marco. Si può purtroppo aggiungere che perfino i primi passi pubblici del nostro amico Maurizio Landini alla guida della CGIL mostrano quanto il “sistema” rischia di inghiottire a Sinistra ogni spinta di rinnovamento e ricostruzione. Proprio per questo credo che sia preziosa l’esistenza di realtà come “Volere la luna” che, non dovendosi schierare alle elezioni, possono prendere posizioni coraggiose, lontane da ogni frontismo ed entrando nel merito delle cose e delle responsabilità. Qualche difficoltà a poterlo fare è tra le ragioni che mi hanno indotto a lasciare prima del tempo la presidenza di “Libertà e Giustizia”, per esempio. D’altra parte è anche vero che si avverte lacerante la mancanza di ‘qualcosa’ da votare, e non si può escludere che prima o poi, in forme oggi magari nemmeno immaginabili, si possa immaginare che, certo a partire da qualche consultazione locale, “Volere la luna” tenti questa strada. Ma appunto non è una possibilità attuale, e in ogni caso non dovrebbe condizionare la libertà e la radicalità di cui sopra, vera ragione d’essere di “Volere la luna” insieme a una vera azione mutualistica che accompagni con un servizio alla persona umana la nostra convinzione che la linea oggi più rivoluzionaria passi attraverso l’affermazione che la persona umana è sempre e solo un fine, mai e in nessun caso un mezzo, uno strumento. Sarebbe bello che le propaggini non piemontesi di “Volere la luna” sviluppassero esperienze diverse, nella stessa linea. Per esempio a Firenze si potrebbe riprendere il progetto di una biblioteca per ragazzi che si riallacci alle migliori esperienze antifasciste, intorno ai Fratelli Rosselli.

Agli interventi introduttivi è seguito un intenso dibattito con 16 interventi ricchi di analisi, esperienze e proposte. Difficile fare un verbale in senso stretto. Più utile – e soprattutto più alla mia portata – è segnalare, sia pure in estrema sintesi, i passaggi relativi alle prospettive dell’associazione su cui si è verificata una convergenza di massima.

  1. Ampiamente condivisa è stata l’analisi di Marco e Tomaso secondo cui non c’è spazio per una partecipazione, neppure indiretta, alle imminenti consultazioni elettorali regionali ed europee. Preliminare a ogni prospettiva elettorale, anche a livello locale, è, infatti, la ricostruzione di una cultura, di una pratica politica e di un sistema di relazioni diverse da quelle oggi dominanti, anche a sinistra. In questo contesto la competizione politica, pur da non sottovalutare, non è una priorità.
  2. Parallelamente, peraltro, molti hanno segnalato la necessità di non contrapporre in modo improprio e un po’ astratto rappresentanza e democrazia diretta che invece – anche per evitare i paradossi che caratterizzano l’attuale situazione politica – occorre tenere insieme. È per questo opportuno studiare e confrontarsi con le realtà locali virtuose (seppur poche) che ci stanno provando.
  3. L’attività sul territorio, indipendente da ogni percorso istituzionale, è stato unanimemente ritenuto un bagno di realtà necessario. Non si tratta di “andare” nei territori, come si sente dire spesso dopo le sconfitte elettorali o le sollevazioni di questa o quella periferia, ma di viverli insieme a chi ci abita e in collaborazione con i soggetti che vi operano. A questo criterio devono ispirarsi le attività da intraprendere in via Trivero a Torino (e auspicabilmente altrove), che non possono essere calate dall’alto, in modo presuntuoso e paternalistico. Le possibilità sono molte ma, appunto, dovranno essere verificate nel e col territorio. Oltre alle iniziative sociali e culturali è necessaria una presenza politica nel territorio, almeno sui temi più caldi. Ciò può avvenire in vari modi (dalla partecipazione a manifestazioni ad azioni di denuncia o a promozione di incontri pubblici) ma non può essere omesso.
  4. Per dare respiro all’associazione non servono collegamenti verticistici ma è necessario costruire iniziative dal basso con la costruzione di luoghi di aggregazione e di intervento sociale, culturale e politico a sostegno delle fasce più deboli in diverse aree (grandi o piccole) del Paese. L’indicazione in questo senso di Tomaso è stata accolta unanimemente e qualche primo progetto sembra si stia delineando.
  5. Ragionando sull’esperienza torinese di via Trivero, ormai in condizioni di partire, sono state date diverse indicazioni (da uno sportello medico a uno sportello giuridico, da luoghi di studio e aggregazione alla realizzazione di proiezioni cinematografiche, per limitarsi a quelle più semplici). Metodologicamente si è, peraltro, convenuto sulla necessità di un previo confronto con la circoscrizione e le associazioni che operano nel quartiere; sull’opportunità di promuovere, in tempi brevi, un’indagine partecipata sulla situazione del territorio tesa a individuare le diseguaglianze, i bisogni, le opportunità, i servizi in esso esistenti; sulla necessità di aprire via Trivero alle associazioni, soprattutto giovanili, interessate a svolgervi attività coerenti con il nostro statuto (come già si sta facendo con “Camminando a passo lento”).
  6. Il giudizio sul sito è stato unanimemente positivo ed è stata sottolineata la necessità di potenziarlo anche come strumento di comunicazione di notizie ed esperienze in atto all’interno dell’associazione.

About Livio Pepino

Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, dirige attualmente le Edizioni Gruppo Abele. Da tempo studia e cerca di sperimentare, pratiche di democrazia dal basso e in difesa dell’ambiente e della società dai guasti delle grandi opere. Ha scritto, tra l’altro, Forti con i deboli (Rizzoli, 2012), Non solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa (con Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele, 2012) e Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli (Edizioni Gruppo Abele2015)

Vedi tutti i post di Livio Pepino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.