Chi semina vento raccoglie tempesta

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Mercoledì 20 marzo, con il dirottamento e l’incendio di uno scuolabus con a bordo 51 studenti, per un pelo è stata evitata una strage, paragonabile per le sue conseguenze micidiali soltanto a quella di Bologna del 2 agosto 1980.

Nello stesso giorno, sul piano della vita istituzionale, abbiamo vissuto la farsa del diniego dell’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’interno, votata dal Senato con una maggioranza schiacciante fra un tripudio di applausi che hanno trasformato l’accusato in un eroe della Patria. Del resto, il discorso di discolpa dell’interessato è stato vibrante di accenti patriottici. Tuttavia non si può dire che l’incriminazione per il reato di sequestro di persona nei confronti dei 177 migranti recuperati dalla nave Diciotti sia risultata del tutto vana, poiché, malgrado i proclami e le direttive sui porti chiusi, la nave Mare Jonio della piattaforma Mediterranea, con il suo carico di 49 naufraghi recuperati in acque internazionali, è approdata nel porto di Lampedusa e i migranti sono stati fatti sbarcare immediatamente e soccorsi, in conformità alle leggi italiane sull’immigrazione e al diritto del mare.

Grande è stato il disappunto delle autorità politiche per questa sgradita operazione di salvataggio, però purtroppo in Italia c’è la Costituzione con le sue fastidiose litanie sui diritti dell’uomo, custoditi da una magistratura indipendente.
L’on. Di Maio ha affermato (Dio lo perdoni) che «una ONG italiana non può permettersi di disobbedire alla Guardia costiera libica». Secondo gli eroici difensori dei confini, i naufraghi recuperati in mare devono essere ricondotti nei lager da cui sono fuggiti. Tuttavia disubbidire a simili direttive non è poi così grave. Vorremmo ricordare che in passato molti italiani disubbidirono alla direttiva emanata il 30 novembre 1943 dal ministro dell’interno Guido Buffarini Guidi, con l’ordinanza di polizia n. 5, con la quale veniva disposto l’arresto e l’internamento degli ebrei italiani e stranieri in funzione della loro consegna alle SS. La storia ha apprezzato quelli che hanno disubbidito, non quelli che hanno ubbidito.

Se c’è una immutazione della realtà che deve essere decisamente smentita nel discorso di Salvini è il mantra che la loro politica sull’immigrazione sta provocando una diminuzione dei morti per naufragio. Il ministro ha detto che, nel 2019, c’è stata una sola vittima accertata. Peccato che secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (fonte molto più autorevole) nel 2019 i morti sono 153. Se ci sono meno partenze (per fattori internazionali) ci saranno meno morti, ma il problema è la percentuale dei sommersi rispetto alle partenze. La percentuale di morti è passata dal 3,4 per cento del 2018, all’11,5 per cento del 2019. Insomma, la traversata non è mai stata così pericolosa come oggi: questi sono dati incontrovertibili. Del resto la cd. politica dei porti chiusi si risolve sostanzialmente in un divieto di operare il soccorso in mare. Quindi la restrizione dei flussi migratori, provenienti dall’Africa, viene affidata alle forze della natura quando fallisce l’intervento dei “recuperatori” libici.

Se la coincidenza fra la tragedia dello scuolabus sventata dai Carabinieri e la farsa della denegata autorizzazione a procedere è puramente casuale, non si può negare che fra i due eventi ci sia un filo nero che li lega.

Ha scritto Lucia Annunziata: «Il punto è che ogni giorno abbiamo altre prove di quanto fragili siano diventate le reti sociali che ci hanno offerto sempre certezze, di quanto la violenza stia diventando pervasiva. Al punto da minacciare anche gli angoli più protetti della nostra vita, quali le nostre famiglie».

Se la politica si ammanta di disumanità e costruisce l’odio per il diverso o lo straniero; se si rompono le reti di solidarietà all’interno della famiglia umana e si legittima il rancore sociale, la convivenza diventerà sempre più difficile e la violenza si insinuerà in tutti gli interstizi della società. Oggi abbiamo la prova che la farsa della politica italiana può evolvere in tragedia. Del resto un antico adagio di saggezza popolare ci dice che «chi semina vento raccoglie tempesta».

Speriamo di no.

About Domenico Gallo

Domenico Gallo, magistrato è presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013)

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