«Il mondo salvato dai ragazzini»

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«Il mondo salvato dai ragazzini». La visione profetica che dà il titolo al celebre libro di Elsa Morante (1968) non è mai stata così vicina ad avverarsi. Quel libro conteneva ­ – scrisse Pasolini – «tutte le ossessioni del mondo moderno: l’ato­mica, la morale dei consumi e il profondo desiderio di autodistruzione». E oggi che quelle ossessioni – e soprattutto la seconda e la terza, tra loro ormai indistinguibili ­­– ci hanno condotto a due passi dall’apocalisse, i ragazzini hanno preso la parola: una parola piena di saggezza e lungimiranza, come nei cantici biblici in cui l’Altissimo confonde i sapienti e gli intelligenti e rivela la verità ai piccoli e agli umili.

Greta Thunberg è piccola, ed è umile. È una “diversa”, perché è affetta da una forma di autismo, la sindrome di Asperger: e dunque si trova ad essere discriminata (come si è ben visto in un osceno gocciolìo di bestialità italiane, via twitter e affini). Una ragazzina, e per di più diversa e discriminata: sarà un caso che proprio da lei venga, perentorio, l’invito ad essere tutti diversi? A cambiare stile di vita, a pensare e quindi ad agire in modo diverso? Sono gli umili (letteralmente i vicini alla terra: all’humus) che ci insegnano a salvare la Terra.
E noi – che nel migliore dei casi pensiamo, stoltamente, di dover “aiutare” i diversi ad essere normali – noi condannati a morte dalla nostra normalità, potremmo ora essere salvati da quella diversità che non capiamo e non amiamo.

Noi tutti, che ci riteniamo “normali” e siamo felici di crederlo, non avremmo avuto la costanza un po’ folle di andare ogni venerdì di fronte al nostro Parlamento, a scioperare per il clima. E infatti non lo abbiamo fatto: ma Greta sì. E questa umile, rivoluzionaria tenacia ha fatto la differenza: sollevando un’onda potente, in tutta Europa, fino a travolgere felicemente le nostre famiglie.

È a causa di quell’onda che venerdì scorso sono stato portato a una manifestazione di piazza da mia figlia Maria, che ha tredici anni e fa la terza media. Fino a poche ore prima non avrei mai detto che sarebbe potuto succedere: quando le capita di sentir parlare di politica, si annoia e se ne va (come darle torto, del resto?). Ma quella è la nostra politica: e invece una mattina mi ha detto che sarebbe andata con le sue compagne di classe (Alice, Petra, Elena, Viola, Eva e tante altre…) a fare volantinaggio per le strade di Firenze: per portare tutti in piazza. E alla fine ci ha portato anche me: che distratto da tutte le mie cose senza importanza, me ne stavo perdendo una capitale.

Perché la manifestazione fiorentina è stata indimenticabile. Io non so chi potrà dire ancora, dopo venerdì scorso, che questi ragazzi vivono persi nel loro telefono, nella bolla dei social o presi nella rete. Io li ho visti tutti in piazza, con gli occhi spalancati su quel mondo che si erano tatuati in faccia, in verde e blu. Ho letto i loro slogan, scritti di fretta su pezzi di cartone rimediati alla meno peggio: tutti riassunti da uno che recitava: «There is no a Plan(et) B». Un gioco di parole, elegante quanto terribile: non abbiamo un altro pianeta, se distruggiamo questo siamo finiti anche noi. E il secondo significato è un’accusa durissima a noi, agli adulti: non avete un piano b! Non avete costruito una via d’uscita: voi che avreste dovuto darci un futuro, lo state distruggendo.

Questa è la politica dei ragazzini: Politica con la P maiuscola, come quella del Pianeta. L’unica politica possibile, oggi. Pensiamo all’affluenza alle primarie del Pd di pochi giorni fa: ampia, ma drammaticamente schiacciata sulla fascia anziana della popolazione.

Il corteo di Firenze è stato straordinario perché ha riportato dopo decenni – dopo il Social Forum del 2002 – la politica vera e il futuro nelle strade di questa città di morti che vivono dello sciacallaggio del passato. Tra le pietre bellissime di Firenze è ricomparso un popolo. Era surreale vederlo sfilare in via de’ Neri: la strada composta solo da ristoranti per turisti, quella dove un’ordinanza comunale ha dovuto proibire di mangiare in piedi. Come se uno studio di Cinecittà vedesse una scena di massa vera, al posto di quella che doveva essere recitata dalle comparse. E, poi, le facce stralunate dei turisti quando il corteo è entrato in Piazza della Signoria, costeggiando per interminabili minuti la fila infinita davanti agli Uffizi: un’allegoria in cui due figure antitetiche, il Consumo e la Sostenibilità, si incontravano per un attimo.

Non c’erano bandiere di partito: e come avrebbero potuto, del resto? Lo striscione più politico, in senso tristemente corrente, inalberava l’immagine di tre facce con tre didascalie, e poi un unico slogan: «Siamo ancora in tempo a fermarli». I volti erano quelli del sindaco Dario Nardella (con sotto scritto: «Aeroporto»), di Matteo Salvini («Tav») e di Luigi Di Maio («Ilva»).

Oggi nessun partito di un qualche peso può onestamente rivendicare una propria sintonia con questi ragazzini che salvano il mondo: non certo il Pd di uno Zingaretti cementificatore del Lazio, che corre a spingere il Tav abbracciato a Salvini. E non più un Movimento 4 Stelle che ha perso nelle stanze del potere la stella dell’ambiente, tra condoni e furbizie Ni-tav. Né c’è qualcuno che possa davvero credere alla sincerità del presidente Sergio Mattarella, che ha scoperto solo oggi che l’Italia è in pieno disfacimento e il pianeta sull’orlo dell’abisso. Ora: dopo aver votato per una vita da uomo di maggioranza e di governo, e poi firmato da Capo dello Stato, centinaia di leggi e di finanziarie distruggi-ambiente.

La stessa indifferenza, o sostanziale ostilità, per la giustizia sociale, colpisce il tema cruciale dell’ambiente: ma è fin troppo evidente che nessuna giustizia sociale è oggi nemmeno immaginabile se non discende da una vera giustizia ambientale.

Per loro e per nostra fortuna, i ragazzini convocati da Greta non hanno né padri né padrini: c’è solo da sperare che abbiano la forza di svegliarci. Prima che sia davvero troppo tardi.

About Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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