Non c’è Natale per gli avari

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 “Domenica 2 dicembre, all’alba. Ho trovato! Ho trovato ciò che la Chiesa di Francia dovrebbe dire […].

Dovrebbe annunciare che quest’anno non si festeggerà il Natale. Il 25 dicembre sarà un giorno come un altro. Niente nelle chiese: né celebrazione, né presepe, né bambini. Si tornerà alle domeniche del tempo ordinario, perché l’Avvento non ci sarà. La Chiesa francese dirà che il nostro popolo non è in uno stato d’animo che gli permetta di festeggiare il Natale. Il grido di disperazione che lo attraversa è incompatibile con il mistero del Natale, con la speranza dell’Avvento, con l’accoglienza di un bambino straniero. [..]

Ecco ciò che è bene fare a Natale. Dire ai ricchi che i poveri hanno dei diritti, riproporre il progetto di un mondo più giusto per tutti, questo si adatta bene al Natale. Ma ciò che sento, non è l’amore per i poveri, la preoccupazione per coloro che non hanno niente, l’amore che invita alla condivisione e alla giustizia. Sento una popolazione che ha paura di diventare povera, una popolazione che non ama i poveri. Tutti si dicono poveri per avere il diritto di gridare!  I poveri poveri chiudono la porta della loro casa ai più poveri di loro.

Ho conosciuto un paese povero che si sentiva abbastanza ricco per accogliere il povero. Vedo un paese ricco che si dice troppo povero per aprire la porta a chi è meno ricco di lui.” 

Jacques Noyer, vescovo emerito di Amiens, lunedì 3 dicembre