TAV, no grazie

image_pdfimage_print

Nell’approssimarsi della manifestazione dell’8 dicembre si susseguono, a Torino, le iniziative. Gli stati maggiori di 12 associazioni padronali, a cominciare da Confindustria, si radunano alle OGR per fare pressione sul Governo. La Stampa annuncia trionfante che si tratta di associazioni rappresentative di 13 milioni di lavoratori (sic!) e le forze di governo lanciano segnali di rassicurazione. Tutti peraltro, sulla falsariga delle famose madamin, evitano accuratamente i contenuti e continuano a recitare slogan sulla necessità assoluta della Torino-Lione per il futuro di Torino e dell’intero Paese.

Un richiamo alla realtà, in attesa della manifestazione di sabato prossimo che mostrerà a tutti il sentire reale della città, viene da un gruppo di torinesi – espressione del mondo accademico, del lavoro, della cultura e della scienza – che hanno promosso un appello in cui, oltre a ribadire le molte ragioni per cui la nuova linea Torino-Lione è inutile e dannosa, denunciano come il progetto economico e politico del TAV è «parte della crisi e non la sua soluzione» ricordando che esso è sostenuto proprio da quei poteri forti che, incapaci di scelte innovative e lungimiranti, hanno determinato il declino e oggi non sanno far altro che «pietire eventi e opere quali che siano purché alimentino flussi di denaro concessi da Roma o dall’Europa».

In poche ore l’appello ha raccolto centinaia di adesioni di personalità locali e nazionali di primo piano, di studenti, lavoratori, esponenti della cultura e dello spettacolo. Eccone il testo, corredato delle prime 100 sottoscrizioni.

La Nuova Linea Ferroviaria Torino-Lione è stata progettata quasi 30 anni fa per far fronte a un aumento di traffici definito insostenibile e rivelatosi, negli anni, in costante calo. Da allora tutto è cambiato (sul piano delle conoscenze dei danni ambientali, nella situazione economica, nelle politiche dei trasporti, nelle prospettive dello sviluppo) e oggi essa viene confermata con motivazioni ancora più inconsistenti, sostenuta con slogan tanto suggestivi quanto impropri, imposta senza tenere in alcun conto la volontà e i diritti delle popolazioni interessate.

Ridotta di fatto al solo tunnel di 57 km sotto il Moncenisio, la Torino-Lione non aprirebbe nuovi orizzonti continentali di traffico ma sostituirebbe semplicemente l’attuale collegamento tra Italia e Francia, utilizzato per meno di un quarto delle sue potenzialità. Non migliorerebbe la situazione ambientale ma, con uno scavo ventennale in una montagna a forte presenza di amianto e con i connessi ingenti consumi energetici produrrebbe un inquinamento certo, a fronte di un recupero successivo del tutto incerto (mentre gli obiettivi internazionali per contenere il mutamento climatico globale richiedono una drastica riduzione delle emissioni nell’immediato). Inciderebbe in maniera ridotta, date le brevi percorrenze dei traffici commerciali tra Italia e Francia, sulla riduzione dei Tir in autostrada, che si otterrebbe invece, in tempi brevi e a costo pubblico zero, con politiche tariffarie mirate a incentivare lo spostamento su rotaia e a penalizzare quello su strada. Creerebbe lavoro in misura modesta dato che le grandi opere sono investimenti ad alta intensità di capitale e a bassa intensità di mano d’opera (con pochi posti di lavoro per miliardo investito e per un tempo limitato) mentre gli interventi diffusi di riqualificazione del territorio e di aumento dell’efficienza energetica – di cui il Paese ha un disperato bisogno – producono un’alta intensità di manodopera a fronte di una relativamente bassa intensità di capitale (con creazione di più posti di lavoro per miliardo investito e per durata indeterminata).

La realizzazione della nuova linea avrebbe costi ingenti (per la costruzione di 10 metri occorrono 1.587.120 euro, oltre un milione e mezzo!) che graverebbero sulla collettività a scapito del soddisfacimento di bisogni fondamentali (scuole, ospedali, welfare, trasporti pubblici efficienti e via elencando). Inoltre i lavori del tunnel sotto il Moncenisio non sono ancora iniziati (a differenza di quanto sostenuto da una martellante campagna di stampa che confonde il tunnel con opere geognostiche finalizzate ad analizzare le caratteristiche della montagna eventualmente da scavare) e, in caso di rinuncia all’opera, non sono previste penali (come hanno infine riconosciuto gli stessi promotori).

Torino e il Paese hanno bisogno di ben altro per risollevarsi dal declino e della crisi in atto (una crisi che, a Torino, ha distrutto, non per caso ma per insipienza e incapacità, un quarto della struttura industriale e della connessa occupazione). Hanno bisogno di una accurata messa in sicurezza del territorio, di una rete di trasporti pubblici efficienti, di un rilancio produttivo in settori strategici e mirati, consapevole che il progresso non si identifica con macchine, cemento, velocità, ponti e gallerie. Hanno bisogno di sostituire il sistema che ha prodotto il declino (e che propone, per uscirne, le stesse ricette che lo hanno determinato) con una stagione fondata sull’innovazione, sulla creatività, sull’impegno di operatori capaci di investire sul futuro e sulle proprie capacità invece di pietire eventi e opere quali che siano purché alimentino flussi di denaro concessi da Roma o dall’Europa.

Le risorse non sono illimitate e occorre scegliere.

Il progetto sottostante al TAV Torino-Lione è parte della crisi, non la sua soluzione. Dire di no alla sua realizzazione significa tutelare l’ambiente e la salute e, insieme, aprire un nuovo capitolo di ripresa sobria, sostenibile e duratura.

Per questo aderiamo alla manifestazione NO TAV di Torino dell’8 dicembre

Torino, 3 dicembre 2018

Alessandra Algostino (costituzionalista, Università di Torino)
Linda Cottino (giornalista di montagna e di viaggio)
Elisabetta Grande (giurista, Università del Piemonte orientale)
Edi Lazzi (segretario provinciale Fiom Torino)
Luca Mercalli (climatologo e giornalista scientifico)
Valentina Pazè (docente di filosofia politica, Università di Torino)
Livio Pepino (già magistrato, direttore Edizioni Gruppo Abele)
Teresa Piergiovanni (studentessa, presidente del Consiglio degli studenti, Università di Torino)
Marco Revelli (storico e politologo)
Ugo Zamburru (psichiatra, Caffè Basaglia, Torino)

Prime 100 adesioni

Margherita Accornero (studentessa, consigliera d’Amministrazione presso Cda EDISU, Torino)
Marco Aime (Università di Genova)
Giorgio Airaudo (Fiom Torino)
Cristina Alziati (poetessa e traduttrice)
Ugo Annona (studente, consigliere presso Assemblea regionale per il diritto allo studio, Torino)
Giorgio Barberis (Università del Piemonte orientale)
Federico Bellono (Fiom Torino)
Ezio Bertok (coordinatore Centro di documentazione Emilio Tornior)
Chiara Bertone (Università del Piemonte orientale)
Piero Bevilacqua (storico e saggista, Officina dei Saperi, Roma)
Maria Luisa Bianco (Università del Piemonte orientale)
Sandra Bonsanti (giornalista e scrittrice)
Luigi Botta (studente, consigliere presso Cda Università Torino)
Michelangelo Bovero (Università di Torino)
Roberto Burlando (Università Torino)
Sandro Busso (Università di Torino)
Grazia Caligaris (presidente Circolo Maurice Lgbtq)
Enrico Camanni (scrittore, giornalista e alpinista)
Claudio Cancelli (Politecnico di Torino)
Stefano Capello (coordinatore CUB Piemonte)
Massimo Carlotto (scrittore)
Mario Cavargna (presidente di Pro Natura Piemonte)
Marina Clerico (Politecnico di Torino)
Vittorio Cogliati Dezza (ambientalista)
Valeria Cottino (architetta, Torino)
Amedeo Cottino (Università di Torino)
Gastone Cottino (Università di Torino, già preside della Facoltà di Giurisprudenza)
Chiara d’Adamo (studentessa, consigliera presso Senato Accademico Politecnico Torino)
Erri De Luca (scrittore)
Vezio De Lucia (urbanista)
Giuseppe De Marzo (economista, coordinatore della Rete dei Numeri Pari, Roma)
Emilio Delmastro (segretario Pro Natura Piemonte)
Angela Dogliotti (presidente Centro Culturale Sereno Regis, Torino)
don Michele Dosio
Fabio Dovana (presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta)
Piergiorgio Duca (Università di Milano, presidente di Medicina democratica)
Vincenzo Enrichens (avvocato, Torino)
Sebastiano Ferrero (studente, consigliere presso Assemblea regionale per il diritto allo studio, Torino)
Jacopo Fo (scrittore, attore e regista)
Chiara Foà (insegnante, Torino)
Sergio Foà (Università di Torino)
Mauro Furlani (presidente Federazione nazionale Pro Natura)
Nadia Fusini (scrittrice e critica letteraria)
Daniele Gaglianone (regista)
Daniel Gallano (studente, consigliere presso Senato Accademico Università Torino)
Enrico Garello (studente, consigliere presso Cda Università Torino)
Elio Germano (attore)
Piero Gilardi (scultore, direttore artistico del Parco Arte Vivente di Torino)
Paul Ginsborg (storico)
Valter Giuliano (giornalista e ambientalista)
Sabina Guzzanti (attrice e regista)
Pino Iaria (esecutivo Cobas Torino)
Roberto Lamacchia (avvocato, Torino)
Domenico Lucano (sindaco di Riace)
Alberto Lucarelli (Università di Napoli)
Paolo Maddalena (giurista, già vicepresidente della Corte costituzionale)
Alessandro Mancuso (studente, consigliere presso Senato Accademico Politecnico Torino)
Franco Marcoaldi (poeta)
Giacomo Marramao (Università di Roma Tre)
Enzo Martino (avvocato, Torino)
Valerio Mastandrea (attore e regista)
Giuseppe Mastruzzo (direttore dell’International University College of Turin)
Ugo Mattei (Università di Torino e Università della California)
Luca Mirabile (studente, consigliere presso Senato Accademico Università Torino)
Tomaso Montanari (storico dell’arte, presidente Libertà e giustizia)
Andrea Morniroli (operatore sociale, cooperativa Dedalus, Napoli)
Marta Morra (studentessa, consigliera presso Senato Accademico Università Torino)
Alessandro Mortarino (cofondatore Forum nazionale “Salviamo il paesaggio”)
don Fredo Olivero
Francesco Pallante (Università di Torino)
Giovanni Palombarini (già magistrato, avvocato generale presso Corte di cassazione, Padova)
Riccardo Pavia (geologo, Torino)
Luca Vito Perazzone (presidente MAG4 Piemonte – Finanza etica e economia solidale)
Tonino Perna (Università di Messina e Reggio Calabria)
Riccardo Petrella (Università cattolica di Lovanio – promotore dell’Agora degli Abitanti della Terra)
Gilberto Pezzoni (coordinamento USB Piemonte)
Anna Pizzo (giornalista)
Alberto Poggio (Politecnico di Torino)
Alessandra Quarta (Università di Torino)
Gianfranco Ragona (Università di Torino)
Christian Raimo (insegnante e scrittore)
Michele Riondino (attore)
Guido Rizzi (Politecnico di Torino)
Marco Rondina (studente, consigliere presso Cda Politecnico Torino)
Jacopo Rosatelli (insegnante, giornalista e scrittore, Torino)
Carla Maria Ruffini (Università Invisibile, Reggio Emilia)
Federico Salvatore (studente, consigliere presso Senato Accademico Università Torino)
Matteo Saudino (insegnante, Torino)
Patrizia Sentinelli (presidente Altramente)
Salvatore Settis (archeologo e storico dell’arte)
Sergio Simonazzi (Università invisibile, Reggio Emilia)
Daniela Steila (Università di Torino, presidente Unione Culturale Franco Antonicelli)
Pierluigi Sullo (giornalista)
Francesca Tampone (studentessa, consigliera presso Assemblea regionale per il diritto allo studio, Torino)
Angelo Tartaglia (Politecnico di Torino)
Gianni Tognoni (medico, segretario Tribunale permanente dei popoli)
Sergio Ulgiati (professore di analisi del ciclo di vita Università Parthenope Napoli e Università Pechino)
Margherita Vaccaneo (studentessa, consigliera presso Comitato Paritetico per Didattica Politecnico Torino)
Wu Ming (scrittori)
Alessandro Zianni (studente, consigliere presso Senato Accademico Università Torino)

2 Comments on “TAV, no grazie”

  1. avevo scritto un così bel commento ,un così grande grazie, che ora che è sparito tutto mi dispiace proprio. comunque io sono così stanca di tante bugie, così irritata per queste 4 stupide madamin da strapazzo, per questi giornali tutti pro imprenditori che suonano la grancassa, per questi uomini politici così presi solo da se stessi, che vorrei per una volta che qualcuno glielo dicesse che si può anche fare qualche cosa di sinistra, e smetterla con il qualcosa sempre di sinistro. ancora grazie. una volta si diceva che le bugie hanno le gambe corte , e allora la gente comune ce l ha ancora una testa per ragionare e riconoscere le bugie del sistema? grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.