I Sì TAV, i No TAV e le pecore

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Finalmente un po’ di politica al piano terra, con gente che si stacca dalla tastiera di Facebook, indossa il cappotto, prepara un cartello, una bandiera e una sciarpa e si mette per strada a difendere un’idea, giusta o sbagliata, ma pur sempre un’idea.

Manifestare il proprio pensiero è un diritto sancito dall’art. 21 della nostra Costituzione. Non sono quindi condivisibili le dichiarazioni sprezzanti su madame e pensionati che hanno manifestato. Hanno tutto il diritto di chiedere anche quello che noi contestiamo. Quindi la riunione dei 40.000 Sì TAV in piazza Castello a Torino è un fatto di democrazia, come le marce di altre migliaia di cittadini che in venti anni hanno manifestato contro la nuova linea ferroviaria.

Però le dichiarazioni di due delle sette organizzatrici ci destano qualche perplessità.

Se contassero i kilometri percorsi, avremmo vinto noi. Se contassero le ore, i giorni passati a studiare la questione avremmo vinto noi. Se contasse la passione che abbiamo speso in questi anni, avremmo vinto noi. Lascia quindi un po’ di sconcerto la dichiarazione di una di queste signore che, in una trasmissione televisiva, ammette candidamente di non conoscere gli aspetti tecnici del progetto. Si fida dell’Osservatorio! Quello che, in un recente documento ufficiale ammette, anche qui con encomiabile candore, che le stime sui traffici merci erano un po’, o forse anche più di un po’, sovradimensionate.

Però in democrazia le Piazze contano relativamente, contano i voti in Camera e Senato. I rapporti con la Francia si decidono lì, in quelle aule che adesso non sembrano ancora “sorde e grigie”.

I commentatori della televisione e della carta stampata si accalorano nel sollecitare l’ascolto della gente, delle realtà produttive, di chi vuole la modernità contro gli alfieri (noi) del vintage dei trasporti.

Un’altra signora rilascia, con candido sorriso e sabauda perfidia, questa amabile dichiarazione: «Se ci credono veramente e amano la decrescita felice, qui intorno in Piemonte ci sono tante meravigliose valli, dove possono comprarsi una mucca e una pecora e decrescere felicemente, ma che lascino vivere noi».

Gentile madamin, una valle meravigliosa ce l’abbiamo già, con mucche, pecore, capre, cinghiali e cervi che non inquinano, e alla domenica con qualche migliaio dei suoi concittadini, di auto e sci muniti, che scorrazzano allegramente sulle nostre montagne e discendono dai pendii innevati. Siamo felici e determinati a conservarcela così, la nostra Valle. Piccolo particolare: siete voi, residenti in qualche soleggiata villa sulla collina torinese che non volete lasciarci vivere senza cantieri, espropri e seccature. Tutto per risparmiare un paio d’ore, tre o quatto volte nella vita, per andare a Lione.

Ultimo elemento di preoccupazione è la professione di una di queste signore, per sua ammissione cacciatrice di teste. Se prendono il potere, io, Perino e Poggio già immaginiamo i nostri capoccioni ridotti a tsantsa (teste rimpicciolite dell’Amazzonia) in bella mostra sul caminetto di casa Chiamparino.

A presto, in piazza.

About Sandro Plano

Sandro Plano è sindaco di Susa. Già presidente della disciolta Comunità Montana Val Susa e Val Sangone, è attualmente presidente dell’Unione montana Valle Susa.

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