Chiamparino, il TAV e la geografia

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Bufala, Musei Reali Torino

I governatori della Regione Piemonte sono partecipi della lobby del TAV Torino-Lione, in una impropria commistione tra controllori e controllati, sin dalla costituzione, nel lontano febbraio 1990, del relativo comitato promotore (la cui presidenza fu inizialmente condivisa da Umberto Agnelli e dall’allora governatore Vittorio Beltrami). Non sfugge alla regola l’attuale governatore Sergio Chiamparino, già sindaco di Torino e presidente, senza sostanziale soluzione di continuità, della Compagnia di San Paolo (primo azionista di Banca Intesa), oggi sulle barricate, fino a proporre un referendum popolare pro TAV, per reagire alle intenzioni, manifestate dal ministro delle infrastrutture, di ridiscutere il progetto della nuova linea ferroviaria.

Non metterebbe dunque conto parlarne se, in questa temeraria crociata, il prode Chiamparino non fosse incorso in alcuni infortuni che la dicono lunga sulle sue competenze in materia e, più in generale, sulla sua attendibilità politica. Valga, per tutti, l’intervista rilasciata a “Radio anch’io” lunedì 30 luglio, di cui pubblichiamo qui la registrazione integrale.

 

Il nostro comincia con il “chiarire” agli ignari ascoltatori che la linea ferroviaria non è un progetto ma una realtà e aggiunge, ridacchiando soddisfatto, che i lavori procedono a gonfie vele distribuendo benessere e prosperità di qua e di là del confine. Il primo tassello di questa idilliaca ricostruzione sta nell’affermazione che, sul versante francese, lo scavo del tunnel di base è ormai iniziato e procede speditamente.

Il governatore fa verosimilmente riferimento alla notizia, diffusa dai gazzettini del TAV (Repubblica, Stampa e TG3) con corredo di filmati e interviste, secondo cui al di là delle Alpi sono già stati scavati ben 5 chilometri del tunnel e i lavori procedono al ritmo di 18 metri al giorno. Peccato che il riferimento sia semplicemente falso. Il tunnel ripreso in decine di inquadrature e filmati, infatti, non ha nulla a che vedere con il traforo definitivo ma è un’opera di carattere geognostico destinata a collegare due discenderie e per questa finalità deliberata e finanziata (con un contributo del 50 per cento) dall’Unione europea. È proprio così, incredibile ma vero! Che poi, essendo in asse rispetto al tracciato del tunnel di base, questa galleria venga parzialmente convertita, in un incerto futuro, nella parte iniziale del tunnel è, forse, possibile. È già accaduto in casi analoghi (per esempio con la “galleria di sicurezza” del traforo autostradale del Frejus, prossima a diventare una seconda canna) ma si tratterebbe di un salto acrobatico che dovrebbe suscitare non già ammirazione ma l’interesse di qualche Procura della Repubblica…

Il secondo tassello alla base delle granitiche certezze di Chiamparino è «la prossima assegnazione di appalti per ben 8 miliardi». C’è, in questa affermazione, un deja vu inquietante (per i fautori dell’opera). Non solo, infatti, gli appalti non assegnati ma semplicemente “previsti” sono, per definizione, incerti, ma nel caso, proprio mentre Chiamparino esponeva il suo verbo, TELT (cioè la società preposta alla costruzione della linea) decideva di congelare, per prudenza, il primo mega appalto, di 2 miliardi e 300 milioni… Il pensiero corre ai ripetuti infortuni di Piero Fassino, compagno di partito e di avventure del governatore piemontese, nelle sfide lanciate prima a Grillo poi ad Appendino invitati, rispettivamente, a costituire un partito e a candidarsi a sindaco di Torino. Si capisce perché la proposta di referendum avanzata da Chiamparino è stata accolta dal milieu Si TAV con tanta freddezza!

Ma c’è un altro, egualmente grave, infortunio, anche sorvolando su alcune piacevolezze come la perentoria affermazione, suffragata dall’esame di alcune fotografie (sic!), che il festival Alta felicità di Venaus, affollato da oltre 50.000 persone, è stato un campeggio di gruppi antagonisti che nulla hanno a che fare con la Val Susa e il TAV.

Chiamparino pensa in grande e cita abitualmente Cavour, promotore del traforo storico del Frejus, come suo ispiratore e maestro, capace di scegliere il progresso contro l’immobilismo. Il paragone lo ha probabilmente convinto di essere uno statista; in ogni caso, lo induce a spiegare al popolo dei radioascoltatori, con il tono rassicurante e benevolo del professore saggio e paziente, che il progresso non ha limiti e che sarebbe “sciagurato” abbandonare un corridoio che metterà in contatto l’oceano Atlantico con l’oceano Pacifico (proprio così, sentire per credere!). Probabilmente nessuno gli ha detto che la stazione atlantica del Corridoio 5 (come si chiamava allora) si è dissolta nel 2012 con la rinuncia all’opera del Portogallo, che una linea ferroviaria ad alta capacità/velocità non è prevista in modo compiuto neppure in Lombardia e Veneto, che il tratto sloveno non esiste nemmeno sulla carta (e che per andare da Trieste a Lubiana non ci sono treni ma solo una mitica “corriera”), che in Ungheria e Ucraina nessuno sa che cosa sia il Corridoio 5 (cose tutte documentate in un servizio giornalistico di Andrea De Benedetti e Luca Rastello pubblicato su Repubblica e diventato poi un libro edito da Chiare Lettere con il titolo Binario morto). Pazienza. Ma il governatore dovrebbe sapere, almeno, che se il corridoio arrivasse a destinazione a Kiev mancherebbero comunque al più vicino sbocco sul Pacifico (la città di Vladivostok) la bazzecola di 7137 chilometri (a fronte dei 315 chilometri che separano Torino da Lione)… E ciò senza considerare che la situazione politica non lascia certo ipotizzare che Ucraina e Russia si accordino per una ferrovia comune e che le caratteristiche del corridoio sono incompatibili con quelle di tutte le linee ferroviarie esistenti nell’area.

Per carità, ignorare la geografia non è una colpa (c’è ben di peggio!). Ma certo per un presidente di Regione che la brandisce come una clava a sostegno delle proprie tesi non è il massimo. Forse Chiamparino farebbe bene a ricordare il rilievo di Diego Novelli (suo ex compagno di partito di ben altra levatura) secondo cui «mentre l’istruzione è obbligatoria l’ignoranza è facoltativa e, comunque, non è obbligatorio esibirla».

About Livio Pepino

Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, dirige attualmente le Edizioni Gruppo Abele. Da tempo studia e cerca di sperimentare, pratiche di democrazia dal basso e in difesa dell’ambiente e della società dai guasti delle grandi opere. Ha scritto, tra l’altro, Forti con i deboli (Rizzoli, 2012), Non solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa (con Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele, 2012) e Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli (Edizioni Gruppo Abele2015)

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