Siamo diventati davvero un paese cattivo?

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Marco Revelli è studioso di grande autorevolezza e passione civile. Difficile è dissentire dalle sue riflessioni. Stavolta però i suoi argomenti sollevano profondi dubbi. È in atto davvero nel paese l’«inversione morale» di cui ha scritto nel suo ultimo articolo?

Ridotto all’osso, il suo ragionamento è il seguente: in poche settimane di governo gli italiani hanno potuto apprezzare la malvagità dell’azione del ministro Matteo Salvini, che ha abbandonato alle insidie del mare migliaia di migranti. Eppure, nelle consultazioni amministrative dei giorni scorsi gli elettori hanno deciso di sostenere il suo partito, consentendone il successo in molti municipi. Per la verità, Revelli precisa: a deviare gli elettori sono stati la subalternità grillina e la narrativa opposta dal Pd. Sorretto dai suoi sodali mediatici, quest’ultimo si è concentrato sulle mosse maldestre dei 5 Stelle, con cui si è rifiutato d’intavolare la minima trattativa, non senza aver predisposto il terreno alle mosse di Salvini con la politica condotta da Minniti in quanto ministro dell’interno. Ciò malgrado, il ragionamento si conclude con una nota desolata: gli orientamenti degli elettori sono frutto di un inconscio individuale e collettivo «che proietta sullo straniero vero … i propri terrori ancestrali … che ora, caduto lo scudo protettivo del benessere e dell’ascensore sociale, si sfoga».

Sul conto del PD quelle di Revelli sono considerazioni impeccabili. Da estendere, pro quota, all’«altra sinistra». Che ha sì criticato severamente le misure di Minniti, ma non ha nemmeno scalfito la xenofobia di Salvini. È però soprattutto il ragionamento sulla pubblica opinione che merita di esser discusso.

Guardiamo anzitutto ai dati. Rispetto alla consultazione precedente l’astensione è cresciuta di una decina di punti, incidendo parecchio sui risultati. Non tutti gli astenuti sono arrivati da sinistra. Ma l’esperienza delle politiche suggerisce che è maggiore il numero di elettori ex-PD e ex-sinistra che, in dissenso con entrambi, hanno preferito restare a casa anziché migrare verso il fronte opposto. Tanto più in assenza di candidature credibili e in presenza di risse laceranti.

In secondo luogo: le elezioni non si concentrano mai su un unico tema. Pensare che l’immigrazione abbia in via esclusiva trainato le scelte degli elettori è una semplificazione. Che ignora ad esempio le enormi difficoltà cui sono state sottoposte in questi anni le amministrazioni locali. Decisive nell’erogare i servizi ai cittadini, su di esse hanno spietatamente gravato le politiche di austerity. La riduzione dei trasferimenti è stata feroce. Notoriamente, inoltre, il disagio sociale è ovunque cresciuto e non ha risparmiato neanche le aree più prospere. Gli elettori hanno perciò manifestato il loro scontento o non votando o, qualcuno, cambiando schieramento. È una reazione, quest’ultima, che nei contesti locali assume significato diverso da quello che assumerebbe sul piano nazionale. È l’inversione morale evocata da Revelli? Piuttosto: è di nuovo grave la responsabilità di chi ha governato cinque anni trattando con spregio le sofferenze del paese.

In terzo luogo: non sopravalutiamo gli elettori. Quanti sanno che l’arrivo dei migranti non è un’invasione, come la racconta Salvini e come confermano i media? Mettiamoci pure nei panni di chi vive nei quartieri popolari di Pisa di cui si è letto in questi giorni. Non solo la manutenzione degli spazi collettivi è carente, perché ai comuni mancano i quattrini e curano solo i quartieri centrali, ove accorrono i turisti. Ma è in questi spazi che, con gli inconvenienti del caso, si affollano i migranti, la cui cura è stata addossata dal governo ai comuni squattrinati e sprovvisti di professionalità adeguate. È proprio vero che gli elettori di sinistra dei quartieri periferici che votano Lega dimenticano ogni più elementare principio di solidarietà, o è vero piuttosto esprimono come possono la loro protesta?

Infine: ogni italiano dabbene prova vergogna per Salvini e le sue azioni. Ma mentre il racconto dei suoi oppositori è stupido, inadeguato e inefficace, il suo non manca di un’elementare capacità persuasiva. Si può dargli torto quando chiama in causa i partner europei? Non tutti sono capaci di elaborare ragionamenti raffinati e il cortocircuito è agevole. I respingimenti appaiono un mezzo, un po’ brusco, per conseguire un fine legittimo, cioè la solidarietà dell’Europa: un mezzo che per ora sta anche rivelandosi efficace.

Insomma: che in Italia, come ovunque, circoli un bel po’ di razzismo è innegabile. Ma non è la catastrofe morale di cui parla Revelli. Gli italiani sono infinitamente meno vittime dei migranti, ma, per la loro parte, sono vittime anch’essi. Sono vittime delle manipolazioni intossicanti di Salvini e vittime dell’incapacità e ambiguità dei suoi pretesi avversari. Buoni o cattivi che siano, i valori non sono innati, ma maturano e vivono socialmente.

Archiviato da tempo dalla politica in genere, il principio di solidarietà è sotto stress. Siccome i flussi migratori non cesseranno, o lo si risveglia e s’impara a governare, culturalmente e materialmente, l’accoglienza, o l’opposizione al razzismo sarà messa a tacere e sopraffatta.

L’articolo è stato pubblicato anche su “Il Manifesto” del 1 luglio 2018.