In disaccordo con Marco Revelli

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Mi spiace ma non sono d’accordo con quanto scrive Marco Revelli su questo sito il 27/7/18

  1. Non mi pare che sia il voto di domenica scorsa ad aver buttato «il mondo giù di nuovo in modo più radicale, però, più definitivo, se possibile, rispetto al 4 marzo (il mondo della sinistra, intendo) … per la scomparsa della cosiddetta “zona rossa”». Marco sa forse meglio di me che il processo che ha portato a questo dura da oltre trent’anni e che l’esito di domenica scorsa l’abbiamo già avuto a Genova e in Liguria (ne parlo dopo).
  2. Chi di sinistra ha votato a destra non è per approvare la «cattiveria», la «crudeltà» di Salvini, l’«inversione morale» che già Minniti aveva sdoganato, ma per una sorta di vendetta contro l’ex-sinistra come appunto avvenuto a Genova e in Liguria (e attenzione all’alta astensione dal voto: al secondo turno ha votato meno del 50%).
  3. Non è che la “narrativa” dell’opposizione al nascituro governo si sia rovesciata nel suo contrario, «quella del “partito di Repubblica”, che irride, stigmatizza, denuncia il pressapochismo, il dilettantismo, l’impreparazione e la presunta goffaggine, la “mancanza di cultura di governo” (o di cultura tout court) dei “vincitori-non vincitori”, sfoderando sorrisetti di superiorità, senz’accorgersi che così non li si delegittimava ma al contrario li si rafforzava». Questa è la sola “narrativa” che tale partito può proporre proprio perché una efficace e vera opposizione deve denunciare esattamente quello che già hanno praticato l’ex-sinistra da oltre trent’anni e ancor di più Renzi e Minniti.
  4. No, non si tratta di “trionfo della stupidità” del PD. L’ipotetico governo M5S-PD sarebbe stato solo una mediazione fra la demagogia Cinquestelle e la continuità del governo PD (che di fatto Salvini porta avanti nascondendola dietro la sua guerra ai migranti, ai rom, per la polizia davanti alle scuole, per la legittima difesa armata, la flat tax ecc.). Appare ovvio che Renzi – come anche Berlusconi – pensi di essere furbo puntando al fallimento possibile del governo Conte, una scommessa da ragazzi di strada o da chi pretende giocare sul “tanto peggio tanto meglio” (gioco sempre perdente quindi sì stupido in questo).
  5. Se questo voto appare «impietoso (così privo di pietas) e distrattamente feroce» non è perché gli elettori sottoscrivono tout court lo sterminio dei migranti e dei rom (cosa che una minoranza del Paese auspica) ma perché oltre trent’anni di neo-liberismo hanno reso pervasivo l’incitamento alla competizione stile mors tua vita mea in tutti i campi. Lasciano parlare di “nuovi egoismi” i religiosi, qua si tratta del discorso dei dominanti (nell’accezione foucaultiana) che è penetrato nella mente e nei comportamenti di buona parte della popolazione secondo la logica che chi non è capace di dominare l’altro soccombe. E scusa, caro Marco, ma come puoi stimare «brillante politologo» chi pretende spiegare il populismo con «la categoria freudiana della “terra straniera interiore” inclusa entro i confini dell’Ego». Per favore, non rinunciamo alla osservazione, descrizione e analisi critica che cerca di capire i fatti politici totali (nell’accezione che si rifà a Marcel Mauss) quale è l’ultima grande trasformazione dovuta al trionfo del neo-liberismo e quindi le diverse conseguenze del processo di destrutturazione economica, sociale, culturale e politica e i processi di ibridazione avvenuti e in corso. No, mi spiace, questionarsi sulla «sfida dell’“idiosincrasia razionalizzata” che parla della nostra alienazione umana (di un disagio radicale dell’esistenza), prima che della nostra incapacità politica» non porta che al rischio di una sorta di autocoscienza sterile. È sicuramente indiscutibile «l’affermazione di Walter Benjamin secondo cui dietro ogni ritornante fascismo c’è una rivoluzione fallita»; ma, «prima di metterci a ricostruire una sinistra così sinistrata, avremmo bisogno tutti di un buon trattamento mentale»? Oppure serve un lavoro più coerente e di critica radicale per capire il processo che ha portato al trionfo del fascismo-razzismo-sessismo?

Prendo come esempio il caso di Genova e della Liguria, passate in mano alle destre dominate dalla Lega alle regionali e alle comunali due anni fa e l’anno scorso.

Alle elezioni comunali del 2012 Marco Doria fu eletto sindaco anche se con una scarsa percentuale di votanti battendo prima alle primarie della sinistra la signora Pinotti candidata del PD e l’ex sindaca Vincenzi. Doria vinse grazie a una mobilitazione straordinaria che per certi versi fu più efficace di quella di Pisapia. In tanti ci siamo fatti in 4 per contribuire al programma di Doria e alla sua vittoria alle primarie e al ballottaggio. Ma quasi subito dopo è cominciato il declino verso la catastrofe. Anziché governare il comune facendo costantemente ricorso al confronto e sostegno dell’elettorato che l’aveva eletto, Doria s’è inabissato nei meandri della burocrazia comunale, s’è fatto fagocitare da un PD di destra ed è diventato il sindaco più deludente della storia genovese con anche delle scelte francamente di destra (in particolare per le privatizzazioni dei servizi pubblici, nulla contro la corruzione ecc.). Ci fu quindi un tentativo di stoppare la catastrofe ben prevedibile dopo oltre trent’anni di governi di sinistra che sembravano lavorare solo per aumentare il disgusto del loro elettorato.

Ma, ecco un fatto rivelatore: in questi trent’anni nessuno ha mai posto la questione: «com’è che Genova, medaglia d’oro della Resistenza, città insorta con due giorni di guerriglia urbana che il 30 giugno 1960 diede il via alla caduta del governo Tambroni, da oltre trent’anni è diventata la città – insieme alla Regione Liguria – governata dal compromesso fra Opus dei, massoneria di destra e massoneria di sinistra?». Perché i tanti intellettuali di sinistra, i tanti militanti e anche giornalisti compagni non hanno mai osato scoprire perché la Regione e il Comune erano sempre più dominati da affarismi loschi in una città in cui non va dimenticata la presenza di un padronato che finanziava l’estrema destra stragista e i tentativi di colpi di Stato. Un fatto fra i tanti: due anni fa è stato arrestato il sig. Berneschi, presidente della Banca Carige che si vantava di essere l’unica banca locale a mantenere la sua autonomia senza soccombere alle concentrazioni di tutte le banche. Questo signore con incredibile sfacciataggine portava soldi della sua banca sul suo conto corrente a Montecarlo e non mancava di imbastire sempre nuovi mastrussi (imbrogli alla genovese). Per quasi trent’anni è stato sempre eletto a tale incarico dall’arcivescovo (fra questi Bertone che dopo Siri – fondatore dell’Opus dei in Italia – è anche lui eminente rappresentante dell’Opus dei come l’attuale Bagnasco), dal presidente della Regione, dal sindaco, dal presidente della Provincia (tutti di sinistra da trent’anni) dalla Confindustria. La pratica abituale di Berneschi era quella nota di elargire “a pioggia” grandi, medi e piccoli favori e somme di danaro a tutti (queste, come Fondazione Carige, persino a buona parte dei docenti universitari per pseudo ricerche che alcuni riconoscono fossero fasulle). Lo stesso consesso di personalità – e in particolare con accordi fra arcivescovo, Scajola e l’ex presidente della Regione Burlando – ha governato le diverse speculazioni immobiliari e grandi opere – talmente devastanti da provocare continue alluvioni con morti e danni molto ingenti –, la sanità pubblica, il declino industriale, la conversione al turismo e ovviamente – insieme ai sindacati – i licenziamenti, prepensionamenti, la cassa integrazione e le assunzioni (una foto celebre è quella del cardinale Siri in mezzo tra il presidente della Confindustria e Paride Batini, capo dei camalli all’accordo dopo una lunga vertenza). Da notare peraltro che nessuno storico genovese s’è interessato all’enorme importanza giocata da Siri con la sua “pastorale del lavoro”, cioè i preti in fabbrica e uno stuolo di assistenti sociali cattoliche.

Ebbene, dopo oltre trent’anni di questo governo del mastrusso genovese e di gestione meschina e disastrosa del declino industriale, la città e l’intera regione hanno il primato mondiale del continuo declino demografico ed economico dal 1970 ad oggi (senza interruzione anno dopo anno più morti che nati vivi, senza quasi alcun compenso con l’immigrazione che resta irrisoria anche perché i giovani liguri emigrano da oltre vent’anni visto che il turismo o altro offre quasi sempre lavoro nero o malpagato e precario). Dal 1975 gli amministratori locali non hanno fatto quasi nulla per risanare il territorio devastato dalla cementificazione e dall’inquinamento da amianto e altre sostanze tossiche con un tasso di mortalità fra i più alti; anzi, i rischi di disastri ambientali sono stati persino aggravati proprio dalle giunte di sinistra (in intesa con l’arcivescovado e la massoneria di destra); allo stesso tempo la regione s’è rivelata essere una delle più disastrate per quanto riguarda il trattamento criminale dei rifiuti. Ma in questi trent’anni che lavoro di ricerca critica hanno fatto i sindacati, i militanti onesti e gli intellettuali genovesi? Nulla perché fagocitati dalla pervasività del tran-tran del declino o dalla collusione con sistema di mafia soft alla genovese.

Dopo il fallimento dell’esperienza Doria (che non s’è minimamente preoccupato di pensare al futuro anche perché politicamente insulso), ecco che la destra ha puntato tutto proprio sul disgusto del “popolo di sinistra”, cioè innanzitutto sulla prevedibile astensione massiccia. Ricordiamo che al primo turno delle comunali del 2017 in tutt’Italia su 9.172.026 italiane e italiani votò il 58% degli aventi diritto e al ballottaggio solo il 46%. Alle comunali di Genova del 2017 al primo turno votò il 48,39% e al secondo il 42,67%; in realtà il candidato della destra sostenuto soprattutto dai leghisti e anche dall’estrema destra ottenne solo 112.398 voti su 491.167 aventi diritto al voto, ossia il 22,9 % e il candidato della sinistra (debole) solo il 18,5.

Alcuni operai intervistati, con grande amarezza e qualcuno persino piangendo hanno espresso il loro sconforto: «non c’è più sinistra!». Peraltro, i genovesi sanno bene che il M5S non è un’alternativa; Grillo è un milionario di destra e probabilmente a Genova preferisce che il suo partito non vinca secondo la regola «che ognuno si faccia i fatti suoi». I pochi genovesi che hanno tendenza a cambiare partito finiscono per votare destra! E lo stesso chi pensa – per stupidità – di giocare sul “tanto peggio tanto meglio” o di “punire” la pseudo-sinistra votando a destra.

Come mi sono chiesto nel 2017, la questione che quindi si pone è di sapere se Genova diventerà come Nizza, cioè una città razzista e fascista perché abitata da un’assai alta percentuale di anziani e gente angosciata dall’insicurezza economica. La destra che ha vinto non farà che peggiorare la situazione economica, e cercherà di puntare su “è tutta colpa degli immigrati e della sinistra che elargiva servizi sociali”. Questo gioco rischia di condurre a una città disertata dai giovani che da tempo la fuggono alla ricerca altrove di un avvenire un po’ accettabile.

Questa prospettiva riguarda anche una buona parte d’Italia, alquanto segnata dal calo demografico e dal declino economico, malgrado l’apporto dell’immigrazione che produce quasi il 17% del PIL sebbene sia circa 8% della popolazione di tutto il Paese. La pseudo-sinistra che s’è alternata a Berlusconi dopo la fine dei 40 anni DC non ha smesso di pensare ad andare al potere imitando la destra, cioè perseguendo le ricette neoliberiste che sono esattamente quelle che hanno prodotto il disastro finanziario, economico e demografico oltre che sanitario-ambientale. Così facendo ha conquistato ben poco l’elettorato di destra e ha perso quello di sinistra. Ma il sig. Renzi e l’ex-sinistra “conferma e persiste”, proprio perché ormai non ha più nulla a che vedere con le attese dei lavoratori e dei giovani! Ecco perché viene da pensare alla famosa frase di Pasolini «Diffidate degli spacciatori di speranze».

È molto difficile non essere pessimisti, ma ciò non impedisce di pensare che la sola strada da seguire è ancora la costruzione ex-novo della sinistra e non rimpiangere quella che non c’è più né rifugiarsi nelle riflessioni che rischiano di scivolare nell’autocoscienza. Per esempio, lo smascheramento più efficace della distrazione di massa che pratica Salvini con la sua guerra contro immigrati e rom probabilmente sta nel denunciare come i feudi elettorali delle destre ma soprattutto della Lega e in parte dell’ex-sinistra sono i territori a più alto inquinamento e morti per malattie per sostanze tossiche e la più alta quantità di economie sommerse e quindi neo-schiavitù ed evasione fiscale. Altro argomento: sfidiamo Salvini: chi è più criminale? Gli immigrati o chi schiavizza ed evade il fisco e i contributi sociali. Dal 1990 a oggi gli immigrati sono passati da neanche 800 mila a circa 6 milioni (regolari e senza permesso) e tutti i reati sono diminuiti. Allora gli immigrati fanno diminuire la delittuosità! E chi sono e cosa fanno e perché i circa 500 mila che sono senza permesso? Lo stesso Viminale ha più volte detto che si tratta di overstayers tutti schedati e qualsiasi agente delle polizie onesto sa che lavorano e sono schiavizzati e pagano costi elevatissimi per stare qui … a beneficio di tanti italiani padroncini per buona parte leghisti e proprietari di tuguri. E per chi lavorano i caporali del sommerso?

One Comment on “In disaccordo con Marco Revelli”

  1. Interessante e più che condivisibile la riflessione di Salvatore Palidda. Ovviamente si possono leggere i libri di Marco Revelli, ma politicamente – e ciò è tutto dire – a partire dalla terribile stroncatura di Luigi Pintor del suo imbarazzante saggio ” Oltre il Novecento “. Anche Alfio Mastropaolo su Il Manifesto di ieri prendeva le distanze dalla prosa apocalittico-nichilista di Revelli, che dal mio punto di vista non solo è negativa , ma contribuisce ad accrescere il persistente disorientamento a sinistra.

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