Per un nuovo inizio: l’informatica

19/06/2018 di:

Una politica che non ha fatto scuola

Oggi la politica potrebbe sapere come fare punto e a capo se, a partire dai primi anni Ottanta, l’informatica non avesse scelto di cancellare la memoria delle proprie origini.

Durante gli anni Sessanta si era manifestata l’esigenza di “gestire le relazioni” tra la ricerca dei fisici europei e un’informatica a quei tempi accessibile solo a pochi, perché costosa, difficile da usare e non ancora oggetto di studi accademici. La “politica universitaria”, adottata in risposta a quell’esigenza, aveva permesso di iniziare a “imparare a recuperare errori”.

Il “non sapere come” affrontare un nuovo inizio, in quella circostanza, aveva evidenziato la necessità di tutelarsi da un rischio: la frammentazione delle “risorse”, acquisibili da gruppi di ricercatori che partecipavano a esperimenti condotti nei laboratori del CERN, avrebbe ostacolato “l’evoluzione di un processo cognitivo” alimentato dai contributi dei membri di una “comunità distribuita”.

Se gli aspetti sociali della politica, adottata per gestire la relazione tra una comunità distribuita di utenti e il calcolo elettronico, fossero stati colti come “strategici”, per “l’adeguamento operativo di una piattaforma tecnologica” alla “condivisione di un obiettivo comune”, l’industria informatica europea e i governi degli Stati Membri della UE avrebbero potuto “assumere un ruolo politicamente attivo” per:

  1. la progressiva entrata in servizio di Internet e Web, con l’evoluzione dell’IT in ICT [Tecnologia dell’Informazione e della Comunicazione], a partire dai primi anni ’80
  2. l’armonizzazione dell’approvvigionamento di strumenti dell’ICT, da parte delle Pubbliche Amministrazioni nazionali degli Stati Membri della UE, a valle di uno studio ed indagine dei primi anni ’90, denominato OSE [Open System Environment] e promosso dalla Commissione Europea tramite uno scomparso EWOS [European Workshop for Open Systems].
“Sistema operativo” e “Dialogo operativo”

Quanto sopra scritto merita attenzione e approfondimenti?

Si può scrivere un contributo sul tema “un nuovo inizio della politica”, che indirizzi la questione “relazione tra sistema e dialogo operativo”, senza averne prima discusso?

Potrebbero gli autori di saggi contemporanei su “dialogo” e “relazioni”, sottoscrivere l’intento di un tal contributo, magari intervenendo per discuterne e/o adeguarne la comprensione?

Esempio di saggi da valutare come riferimenti ad hoc:

  • Non solo di cose d’amore: Noi, Socrate e la ricerca della felicitàPietro Del Soldà – Marsilio Editori 2018
  • Un altro mondo è possibileMarc Augé – Codice edizioni 2017
  • Cambio di paradigma: Uscire dalla crisi pensando il futuroMauro Magatti – Feltrinelli 2017
  • Al Cineca: 50 anni da protagonisti nell’informatica italianaMarco Lanzarini – Pendragon 2017
Gestione di “esigenze relazionali attuali”

L’inadeguatezza delle attuali piattaforme tecnologiche [Rousseau compresa], per il bisogno reale di partecipazione attiva alla vita politica, è un messaggio di errore del “sistema tecnico” o del “sistema sociale”?
Nel 1993, quando il Web era agli inizi, la partecipazione ai lavori degli Enti per gli Standard Internazionali dell’ICT era incontrastabilmente condizionata da interessi industriali non europei.

L’eventuale riconoscimento dell’errore di sistema sopra accennato, permetterebbe di risalire a una sua causa come, ad esempio, l’indisponibilità [allora come ora] di una relazione gestita tra politiche “universitaria”, “industriale” e “di governo”? 

Un caso “scuola di adeguamento”

Da scrivere, come risultato progressivo di una ricerca di risposte a domande, tipo quelle sopra azzardate.