La politica punto e a capo: ma come?

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forum1.2018


traccia di discussione
 

La crisi in cui siamo immersi – di cui il Governo Movimento 5Stelle-Lega (con Salvini ministro dell’interno!) e le vicende che ne hanno accompagnato la formazione sono nulla più che un sintomo – è assai più grave di quanto pure si dice e investe tutti i fronti: la questione economica, la questione sociale, la fiducia dei cittadini, l’organizzazione della rappresentanza, il funzionamento delle istituzioni. Da essa non si uscirà in tempi brevi e, tanto meno, con il piccolo cabotaggio o promuovendo accordi parlamentari posticci in attesa delle prossime elezioni, ma solo con un nuovo corso animato da una straordinaria energia politica e sociale e da una radicale discontinuità rispetto all’esistente. Una discontinuità di programmi, di comportamenti, di pratiche politiche, di forme di rappresentanza, di personale politico, di classe dirigente. Una discontinuità consapevole che la posta in gioco non è la semplice modifica degli attuali equilibri tra forze politiche date ma la costruzione di una politica alternativa (capace di ridare voce e speranza ai milioni di uomini e donne che le hanno perdute).

Una politica che abbia come obiettivo principale l’uguaglianza e la giustizia sociale (un tempo stella polare di una sinistra ormai ridotta a un semplice e pressoché invisibile elemento di geografia parlamentare), deve inevitabilmente misurarsi con questa prospettiva. Non per estremismo astratto e velleitario ma per realismo. I tatticismi possono, infatti, servire per coltivare l’orticello degli inclusi (peraltro già ben occupato…), non per restituire credibilità e senso alla politica, per creare partecipazione e voglia di cambiamento .

Lo abbiamo visto ormai ripetutamente. Quel che per decenni abbiamo chiamato sinistra non è in crisi: semplicemente è scomparsa dalla scena politica e, prima ancora, culturale. Lo hanno dimostrato, senza appello, le disfatte elettorali del 2008, del 2013 e del 4 marzo 2018 che, oltre a rendere inesistente o irrilevante la sinistra in Parlamento, non hanno aperto alcuna nuova prospettiva e hanno, al contrario, prodotto lo scioglimento come neve al sole di ogni formazione nuova o sedicente tale.

Certo, la scena politica italiana ed europea ha dimostrato negli ultimi decenni una grande volatilità, con variazioni, anche elettorali, ingenti e con l’emergere in tempi rapidi di nuove realtà e nuovi soggetti. Ciò è già accaduto e accadrà ancora, verosimilmente, anche in Italia. Ma da questo processo, se non ci sarà una nuova cultura e delle nuove prassi, sarà esclusa – continuerà ad essere esclusa – una politica che persegua l’uguaglianza e la giustizia sociale (quella che – appunto – un tempo chiamavamo sinistra).

Che fare, dunque? A un confronto sul punto è finalizzato questo forum.

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