Reddito di base e Helicopter money: contro e oltre l’emergenza Covid-19

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In principio fu il premio Nobel monetarista Milton Friedman nel 1948 e nel 1969 a parlare di helicopter money, descrivendo, attraverso una metafora, l’effetto inflattivo provocato dal gettare denaro dagli elicotteri ai cittadini. Poi il futuro presidente della Federal Reserve Ben Bernanke riprese l’idea dell’helicopter money, nel 2002, in relazione alle politiche di sostegno economico e finanziario attivate nella grande depressione giapponese. L’helicopter money consiste in trasferimenti a famiglie e imprese distribuiti dal Governo ma finanziate dalla banca centrale con la creazione di nuova moneta, e quindi senza alcun impatto sul debito. Evidentemente, questa ipotesi si allinea solo parzialmente con un reddito di base individuale, incondizionato e strutturale, che vada oltre un determinato periodo di emergenza, come nell’attuale quarantena contro la diffusione del Covid-19.

People’s Quantitative Easing come Basic Income

In Europa la proposta fu portata avanti da alcuni europarlamentari progressisti e, nel Regno Unito, da movimenti come Quantitative Easing for the people/People’s Quantitative Easing come alternativa al Quantitative Easing. Dato che la liquidità non arrivava all’economia reale, la campagna proponeva che il denaro fosse dato direttamente alle cittadine e ai cittadini, con l’aiuto dei Governi, sotto forma di reddito di base. Il movimento per il QE for the people è stato aiutato da Adair Turner – già presidente della Confindustria britannica, della Financial Services Authority (FSA) e dell’Institute for New Economic Thinking (INET) ‒ oltre che da diversi altri economisti. Michael Dean Woodford della Columbia in un dibattito presso il Centre for Economic Policy Research (CEPR), ha sottolineato che l’effetto fiscale del QE e dell’Helicopter money sarebbe lo stesso. Dal momento che gli interessi dei titoli di Stato comprati andrebbero poi ai Ministeri del Tesoro di riferimento, è «come se le obbligazioni non fossero state acquistate, come accade in modo esplicito nel caso dell’helicopter money». La differenza notevole è che nel primo caso (politiche monetarie e fiscali espansive) il debito pubblico di un Paese aumenta, mentre con l’helicopter money no. In risposta ai limiti del QE, da diversi anni, diversi operatori finanziari (tra cui ad esempio Ray Dalio, presidente del fondo Bridgewater che gestisce 160 miliardi di dollari), banchieri centrali ed economisti sostengono l’ipotesi dell’helicopter money. Anche il fondo Blackrock (6.000 miliardi) ha pubblicato una ricerca in favore della misura, redatta dalla direttrice del dipartimento studi dell’hedge fund Elga Bartsch, dall’ex vice-governatore della banca centrale canadese Jean Boivine, dall’ex vice-governatore della Fed e governatore della banca centrale israeliana Stanley Fischer e dall’ex governatore della banca centrale svizzera e vice-direttore di Blackrock Philipp Michael Hildebrand. Nel 2016 Mario Draghi criticò parzialmente l’ipotesi ascrivendola all’ambito delle politiche fiscali – al di fuori dal perimetro di intervento della BCE – pur riconoscendo che fosse un’idea interessante, e, alla fine del suo mandato, incalzato dall’europarlamentare Philippe Lamberts del gruppo Verde europeo, l’ha citata tra le misure non convenzionali su cui riflettere. Cemal Karakas, del servizio studi dell’Europarlamento, ne aveva scritto vagliandone la liceità giuridica. Secondo alcuni, l’helicopter money sarebbe possibile grazie all’articolo 20 del Protocollo sullo statuto della Banca Centrale Europea. Ma la Bce ha una posizione riluttante, dal momento che va contro l’articolo 123 (1) del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea che impedisce il finanziamento diretto della spesa pubblica. C’è inoltre il problema dell’indipendenza della banca centrale dal potere politico. Ma secondo Marcello Minenna, sarebbe possibile che il Governo mantenga «la possibilità di controllare le destinazioni di spesa», senza deciderne «né gli importi né i tempi di accesso che sarebbero determinati in funzione dell’obiettivo di inflazione», rispettando il monomandato di stabilità monetaria della BCE. 

Dentro, contro, oltre l’emergenza Covid-19

In questi mesi di conclamata pandemia globale, anche politici e Governi si sono avventurati su questo terreno. Dopo Hong Kong – che però ha finanziato l’intervento emettendo titoli di debito e non tramite un finanziamento diretto della banca centrale  – negli Stati Uniti Trump si appresta a girare 500 miliardi di dollari nelle tasche delle cittadine e cittadini US in deficit. Mentre Alexandria Ocasio-Cortez chiede esplicitamente al Governo USA un Universal Basic Income, Bernie Sanders ha proposto di versare 2.000 dollari a ogni famiglia, da accompagnare al blocco degli sfratti, a una assicurazione contro la disoccupazione più generosa e a una cancellazione del debito studentesco. Nel Regno Unito intanto una delle due candidate alla guida del Labour, la corbynista Rebecca Long Bailey, rilancia la proposta del reddito di base, coerentemente con il sostegno di Corbyn al QE for the people, mentre oltre 170 parlamentari inglesi propongono un Emergency Universal Basic Income. I media anglosassoni, invero da sempre attenti al tema, rilanciano l’idea. Il New York Times (NYT) ha spronato il governo US a dare 2.000 dollari a tutti e tutte, anche sulla scorta della campagna sul reddito di base del candidato democratico alle primarie poi ritiratosi, Andrew Yang. Il NYT invita anche a regolamentare le imprese che il Governo salverà (crocieristica e compagnie aeree in primo luogo) e a fare ingenti investimenti in sanità e infrastrutture. Interventi su altri settori dell’economia servono infatti a evitare che il reddito di base realizzi il sogno neoliberale di pocket money per molte e molti in un regime di economia deregolamentata, senza welfare e diritti, come, tra gli altri, avvertivano Christian Marazzi e Marco Bertorello. Il Financial Times, nella sezione speciale su economia e pandemia, accanto a interventi di banchieri centrali di primo piano e di opinionisti come Martin Wolf – che pure aveva sostenuto l’opzione dell’helicopter money più volte – pubblica un intervento in favore del reddito di quarantena a firma dell’economista di Oxford Daniel Susskind. Susskind sostiene che dare 1.000 sterline a ogni cittadino inglese costerebbe 66 miliardi al mese. In poco più di sette mesi le risorse per il reddito di quarantena equivarrebbero così al costo del salvataggio del sistema finanziario in Regno Unito (500 miliardi), garantendo però condizioni di vita degne ai molti. Altri strumenti di imposizione fiscale e di regolazione di monopoli produttivi e finanziari permetterebbero di reperire ulteriori risorse per finanziare un reddito di base. Se non fosse che il progetto neoliberale e nazionalista della Brexit rende queste ipotesi molto improbabili.

Per uno European Basic Income/EuroDividend

In Italia, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico da sempre favorevole al reddito di base, ha parlato di helicopter money in un’intervista, criticando il decreto Cura Italia e proponendo un’estensione del reddito di cittadinanza che ne sopprima le condizionalità, così da realizzare un vero reddito di base, cosa che del resto chiede da tempo l’associazione Basic Income Network Italia (BIN Italia), che ha ora proposto un appello apposito per l’estensione del reddito di cittadinanza. Il Governo, dopo aver stanziato 4,7 miliardi per far fronte alle condizioni di esclusione più radicali emerse negli ultimi giorni, ragiona delle proposte del Forum Disuguaglianze di Fabrizio Barca e Cristiano Gori. Per ora l’ipotesi è quella di un temporaneo “reddito di emergenza” da destinare a 10 milioni di lavoratori precari e irregolari dal costo di 6 miliardi. Perché il tema è quello di dare un reddito di base direttamente alle persone, per dirla con l’economista Andrea Fumagalli intervistato su il manifesto, mentre Massimo Giannini su La Repubblica ragiona di soldi dall’elicottero e meno burocrazia per arginare il virus che uccide il lavoro, oltre che le persone. Sul Corriere della Sera, anche il duo che sosteneva l’austerità come “di sinistra”, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, ha appoggiato l’idea di misure universali di sostegno al reddito, poi sostenute sulle stesse pagine da Daniele Manca. Sul Sole24ore del 20 marzo 2020 e da Adn Kronos sono state raccolte opinioni più scettiche sull’helicopter. A causa del tracollo della domanda, della bassa inflazione, dell’esigenza di sostenere i redditi di milioni di persone, molti economisti negli ultimi giorni, tra cui Jordi Gali, Nouriel Roubini, Beatrice Weder di Mauro, Anatole Kaletsky e Tommaso Monacelli hanno ripreso l’idea dell’helicopter money per sostenere la domanda e i redditi, in reazione a uno shock esogeno. Per il capo economista della società di consulenza Acreditus di Dubai, Moritz Kraemer, «la BCE potrebbe impegnarsi a effettuare un trasferimento mensile a tutti i cittadini dell’area euro con un conto corrente, fino a che l’inflazione non raggiunga il 2% […] versando 200 euro in ogni conto, in caso l’inflazione annuale sia eguale o inferiore all’1%. Questo pagamento verrebbe ridotto di 20 ero per ogni 10 punti base oltre l’1%, raggiungendo lo zero dopo l’inflazione che raggiunga il 2%». La misura potrebbe funzionare per 38 mesi e il suo costo sarebbe di 908 miliardi, l’8% del Pil europeo – ma tra 2015 e 2018 per il QE erano stati mobilitati circa 2,5 trilioni di euro, che presto potrebbero salire a 3,5 – con un effetto annuale sulla domanda dello 0,6% del Pil dell’Eurozona. Dello stesso avviso sono l’attivista Stanislas Jourdan della campagna inglese Quantitative Easing for the people e l’economista del fondo di investimento M&G (332 miliardi) Eric Lonergan che però propongono di versare 900 euro a cittadino, senza però specificare la durata della misura. L’Europarlamento dovrebbe stabilire a chi vadano i soldi per evitare che un organo non eletto direttamente decida chi debba ricevere denaro e in quale forma. Come reddito di base e helicopter money possano saldarsi in questa fase è la domanda su cui ci si deve interrogare.

Sotto la formula helicopter money possono rientrare diverse politiche e obiettivi (sostegno alla domanda, lotta alla povertà, misure contro la deflazione): spetta ai movimenti influenzarne il contenuto verso un reddito di base, universale e incondizionato, per tutte e tutti, come proposto dalla succitata campagna del BIN Italia. Ora che il Patto di Stabilità è stato sospeso, che il QE è aumentato di 750 miliardi, che gli eurobond stanno tornando in voga, si tratta di realizzare – oltre a una politica industriale comune volta alla riconversione ecologica contro il disastro climatico – una politica sociale comune, attraverso un dividendo sociale europeo che potrebbe esser finanziato anche attraverso l’helicopter money, oltre che con una tassazione più progressiva su redditi e patrimoni. E parzialmente in questo senso sembra muoversi una petizione promossa al livello euro-unitario per chiedere l’introduzione di un Emergency Basic Income.

Una versione dell’articolo più ampia anche nei riferimenti si trova sul sito del Basic Income Network Italia

Giuseppe Allegri

Giuseppe Allegri, ricercatore, consulente e docente in Scienze politiche e giuridiche presso Università La Sapienza di Roma, scrive per il quotidiano “il manifesto” ed è uno degli animatori del blog www.furiacervelli.blogspot.it

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Bruno Montesano

Bruno Montesano è studente di Master della School of Oriental and African Studies (Soas) di Londra e si è laureato in Scienze Economiche alla Sapienza. Collabora con la rivista “gli Asini” e con l'organizzazione “Sbilanciamoci!”

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3 Comments on “Reddito di base e Helicopter money: contro e oltre l’emergenza Covid-19”

  1. Molti aspetti di questi articolo mi fanno trasalire (eufemismo). Chi a sinistra si vanta di saper fare due più due, ovvero di saper fare le analisi illuminate che altri farebbero solo strumentalmente… dovrebbe anche accorgersi di certe prospettive, potenzialmente terribili e apparentemente senza ritorno.
    Il quadro illustrato mostra come, con la motivazione dell’emergenza coronavirus (o scusa?), il gotha della finanza e la coorte degli studiosi riconosciuti di “economia” stia per convergere verso orientamenti come l’helicopter money. Dall’INET fondata da Soros a Blackrock et al. Più “dall’alto” di così… E cosa si concluderebbe? Che ai movimenti spetterebbe di appoggiarne ogni politica economica tale da farne derivare un reddito di base per tutti?
    Tutto qui, magari riservandosi di tenere vivo il conflitto sociale nelle situazioni che non intaccano il vero potere?
    Personalmente, intravvedo il tentativo di proporre un patto sociale ben meno accettabile rispetto a quello che ci ha permesso l’affermazione dello stato sociale nella seconda metà del novecento. Il nuovo patto consisterebbe nel rinunciare a qualsiasi messa in discussione dei fondamenti nella teoria del valore monetario, a fronte della disponibilità (scoperta come non solo finta, in tempi di vera così) all’elargizione di moneta fino agli strati più bassi della società. In pratica, ci si dice: fregatevene se il denaro diverrà irreversibilmente e completamente virtuale, accontentatevi di poterne fare uso se serve. Siamo noi, i soliti, a gestirne hardware e software. Al più, se studiate abbastanza (anche chi studia Marx va bene lo stesso), potete immaginare vecchie o nuove ingegnerie di politica monetaria.
    Sarà questa la morte definitiva della fu Sinistra?

  2. Buonasera,
    capiamo parte delle sue perplessità e non siamo fieri di saper fare due più due. Che però Soros o Blackrock sostengano HM non significa che la misura sia positiva in sé come non significa che sia negativa. L’articolo era una rassegna e poneva alcune questioni sottolineando la non marginalità dell’ipotesi. In un successivo articolo per la rivista gli asini abbiamo approfondito alcune criticità a cui Lei sembra alludere: https://gliasinirivista.org/reddito-di-base-e-helicopter-money-contro-e-oltre-lemergenza-covid-19/?fbclid=IwAR2xqbsf01ic30JVkmU8b3lK_57YWZPeXApLnrk6iU2pu6EUDh-sruArxtc

    Fa specie però vedere un simile attacco. Dobbiamo dedurne che Lei sia un marxista ortodosso o che più ordinarie misure keynesiane sarebbero state da Lei accolte con maggior favore? Il riformismo dall’alto è un’ipotesi assolutamente plausibile e HM vi rientrebbe. Detto ciò, umilmente, crediamo che sia meno peggio il riformismo dall’alto rispetto al contro-riformismo o al collasso.

    Siamo consapevoli dei rischi neoliberali di reddito di base con azzeramento di welfare e diritti e lo abbiamo già scritto. HM servirebbe a superare limiti del QE e iniziare a finanziare un reddito di base. Fatto questo, altre misure, come eurobond e tassazione maggiormente progressiva dovrebbero esser messe in campo.

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