L’acqua, la diga e il Fondo Salva Stati

11/12/2019 di:

C’è una diga che trattiene l’acqua. Ma negli ultimi giorni ha piovuto molto. C’è il rischio che l’acqua tracimi o addirittura che la diga crolli. A logica bisognerebbe anzitutto ragionare sul modo più efficace e meno dannoso per togliere un po’ di acqua dal bacino e di conseguenza abbassare la pressione contro la diga. Invece, tutti stanno discutendo sulle procedure da utilizzare quando l’acqua tracimerà o la diga crollerà. Insomma, anziché prevenire si litiga su chi e come dovrà spostare le macerie.

Questa metafora può adeguatamente rappresentare la surreale vicenda dell’attuale confronto pubblico sulla riforma del MES, il “Trattato per il meccanismo europeo di stabilità”, più noto come “Fondo salva Stati”. Anziché preoccuparsi del debito pubblico italiano, che il 30 settembre 2019 ha raggiunto la cifra netta record di 2.393 miliardi di euro (fonte Banca d’Italia), la classe politica italiana si dà battaglia, senza esclusione di colpi, sul funzionamento del meccanismo che fornisce prestiti ai Paesi in crisi.

Mentre l’acqua continua a salire (alla fine del 2018 il rapporto debito/PIL ha raggiunto il record storico del 134,8%), si discute su chi ci perderà di più per il fatto che le valli sottostanti la diga verranno allagate. C’è chi dice che i terreni e le case verranno svalutate e chi invece sostiene che la diga terrà e quindi non c’è pericolo. Ma il confronto si ferma qui.

Restiamo in attesa di qualche statista lungimirante o politico di buon senso che provi a ragionare su come evitare l’innalzamento dell’acqua, magari facendola defluire in modo graduale e regolamentato, fino a raggiungere una situazione di stabilità e di sicurezza per chi vive a valle della diga. Perché poi a pagare di più sono sempre i più poveri.

Pare che tutto ciò sia già scritto in una Carta che «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione» (art. 9), che «richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà» (art. 2) e soprattutto «assicura la sostenibilità del debito pubblico» (art. 97). Ma è noto che conoscere e rispettare le Carte non è più di moda. Si preferisce la discussione pubblica da bar o da social, facendo la gara a chi la dice più grossa, tanto il popolo sovrano non ne capisce nulla…