Il capitalismo dal volto buono. Solo il volto

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Tanti anni fa, mi pare fine anni Ottanta dello scorso secolo, ero a Milano da amici di sinistra che erano entusiasti della campagna pubblicitaria della Benetton, la famosa “United Colors of Benetton”, con tanto di rivista patinata in cui risaltavano quei bei bimbi di diverso colore di pelle e diversi abbigliamenti altrettanto colorati. Credo che fu una furba svolta nell’immagine del capitalismo, che si mostrava sotto vesti (letterali) decisamente buoniste. Gli avrebbe dato una mano, nel caso, il fotografo Oliviero Toscani con quelle sue foto anche provocatorie volte a far riflettere sul bene e sul male della nostra società. I Benetton quindi apparivano quasi come dei benefattori. Salvo poi mostrare anni dopo il loro vero volto con il business delle autostrade e la tragedia del ponte Morandi.

L’immagine del capitalismo dal volto buono in questi anni ha avuto diversi adepti. Grandemente buonista la Ferrero, con quegli spot giovanilisti acqua e sapone, con quelle famigliole con bimbi adottati neri o gialli che si rimpinzano di merendine o di Nutella, salvo poi scoprire che dietro ci sono le piantagioni di olio di palma al posto della giungla e i lavoratori sfruttati nei noccioleti turchi.

Di recente ecco la capitalista di sinistra Coop che si inventa uno spot secondo il quale se tu fai la spesa dai compagni salvi il mondo: lo salvi dall’inquinamento della plastica, dallo sfruttamento dei braccianti, addirittura dal riscaldamento climatico. Salvo poi verificare negli scaffali che questa benefattrice produce l’aglio biologico in Argentina, e preferisce importare le acciughe dall’Albania e i manghi dal Perù piuttosto che dalla Sicilia.

Ma forse il massimo del buonismo viene raggiunto da Conad “persone oltre le cose”, con quell’addetto alle vendite che riporta a casa della bimba la bambola che lei si era persa nel supermercato (mamma, stai attenta…) e poi impudentemente si autoinvita a cena a casa vostra. Adesso la Conad ha acquisito Auchan, proprio quello, il gigante della GDO francese che navigava in pessime acque. Razionalizzerà chiudendo dei punti vendita e lasciando a spasso un po’ di persone: si parla di ottomila addetti. Non credo proprio che potrà fare diversamente se vuole fare business. Ci saranno un po’ meno persone oltre le cose.

Dico la verità, preferisco il capitalismo che mostra il suo vero volto con i denti aguzzi, piuttosto che quello che si traveste da fata turchina.

About Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni" e https://altreconomia.it/prodotto/il-mare-privato/. Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

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One Comment on “Il capitalismo dal volto buono. Solo il volto”

  1. Giusto ! Cerchiamo però di non sdoganare definitivamente il capitalismo, almeno sul piano concettuale, per favore !

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