I paradossi della flat tax all’italiana

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Chissà che cosa direbbe Milton Friedman, l’economista americano che nel dopoguerra propose la flat tax, di fronte all’introduzione in Italia di questa forma di imposta. La domanda si pone perché la tassa piatta all’italiana in effetti è assai diversa da quella ideata da Friedman.

Anzitutto, la flat tax nelle intenzioni del suo ideatore nasce come proposta per evitare le disparità di imposizione fiscale, poiché ogni categoria di contribuenti cerca di ottenere un trattamento di favore, ovviamente a scapito di tutti gli altri.

Questo obiettivo se l’era posto anche Salvatore Scoca, relatore dell’art. 53, durante i lavori dell’Assemblea Costituente italiana: «Se esaminiamo la nostra legislazione, vediamo che, accanto alle leggi normali di imposta, si sono inserite troppe eccezioni, troppe norme singolari, le quali creano differenze di trattamento tra classi di cittadini e altre classi, e tra le varie località del territorio dello Stato, e rendono ardua la stessa conoscenza della materia. Questa delle riduzioni e delle esenzioni è una grave menda della nostra legislazione, e occorre che sia eliminata per l’avvenire». Per impedire che i più forti, capaci di esercitare pressioni sulla classe politica, possano ottenere privilegi fiscali, la Costituzione italiana espresse i criteri della capacità contributiva e della progressività dell’imposta, mentre Friedman ipotizzò una tassazione con aliquota uguale per tutti.

Di fatto in Italia il regime della flat tax è stato introdotto soltanto per i lavoratori autonomi entro il limite di determinati ricavi. In questo modo si accentuano di fatto le differenze di trattamento, poiché un imprenditore che ha ricavi per 65.000 euro paga 9.750 euro di imposta, mentre un lavoratore dipendente con eguale reddito paga 21.320 euro, cioè più del doppio. In altre parole, se la tassa non è piatta per tutti, è profondamente ingiusta.

Il secondo problema sta nel fatto che la normativa italiana prevede, per chi aderisce al regime della flat tax in un determinato anno, la possibilità di continuare ad applicare questo regime anche per l’anno successivo indipendentemente dai limiti di reddito. La giornalista Milena Gabanelli in un recente video ha mostrato come si potrebbe arrivare a pagare un’imposta del 15% anche su ricavi di 1 milione di euro. Quindi, tra le pieghe della flat tax per redditi limitati, si è infilata anche una super flat tax consentita per legge.

Chi aderisce al regime della flat tax, diversamente da altre tipologie di imposte sui ricavi degli imprenditori, non può dedurre i costi sostenuti per la produzione del reddito. In un Paese come l’Italia, con oltre 100 miliardi di euro sottratti al fisco ogni anno, non è difficile comprendere come questa misura rischi di incentivare gli acquisti in nero. Se il lavoratore autonomo non ha alcun interesse a documentare una spesa, tende a evitare gli acquisti con fattura, in modo da non dover pagare le imposte indirette. I sostenitori della flat tax dichiarano che l’applicazione di questa imposta avrebbe come conseguenza la diminuzione dell’evasione fiscale, ma in realtà c’è il rischio opposto, cioè di ampliare ulteriormente l’economia sommersa. Anche in questo caso si può verificare una notevole differenza in relazione all’atteggiamento che lo Stato dovrebbe avere nei confronti di chi tradisce il dovere della solidarietà fiscale.

Il Milton Friedman Institute in una recente pubblicazione scrive: «A un sistema così congegnato, che unisce una tassazione più contenuta a poche regole semplici e chiare, sarebbe infine essenziale l’affiancamento di un sistema sanzionatorio duro e in grado di garantire certezza della pena per coloro che praticassero forme di elusione o evasione». Ma in Italia, a differenza degli USA, gli evasori in carcere sono come le mosche bianche.

Milton Friedman in una intervista del 1996 disse: «Non ho mai sostenuto che l’imposta ad aliquota unica potrà, ad esempio negli Stati Uniti, sostituire altre tasse quali l’imposta sulla proprietà». Resta da spiegare come sia possibile ridurre l’imposta sui redditi attraverso la flat tax in un Paese come l’Italia in cui le tasse sui patrimoni e sulle proprietà sono quasi inesistenti, comprese quelle sulle donazioni e sulle successioni ereditarie.

È opportuno sottolineare che negli Stati Uniti la flat tax non è stata introdotta. L’economista americano era ben consapevole della difficoltà: «In tutta franchezza ciò che io ritengo essere altamente auspicabile dal punto di vista economico credo non abbia alcuna possibilità di essere adottato nel prossimo futuro». Infatti negli USA la legislazione vigente prevede un sistema fiscale progressivo sia per i redditi delle persone fisiche sia per le imprese con sette scaglioni con aliquote diverse. In Italia invece il reddito delle società è tassato in modo proporzionale (24%), mentre gli scaglioni per i contribuenti sono soltanto cinque, con proposte governative per ridurli ulteriormente nei prossimi anni.

È paradossale constatare come nel Paese in cui è stata teorizzata la flat tax venga utilizzata la progressività fiscale, mentre nel Paese che ha espresso il principio costituzionale della progressività del sistema tributario sia stata introdotta un’imposta proporzionale sui redditi.

About Rocco Artifoni

Rocco Artifoni è vicepresidente nazionale dell’Associazione per la Riduzione del debito pubblico, referente per la Lombardia dell’Associazione Art. 53 e responsabile comunicazione del Coordinamento provinciale di Bergamo di Libera.

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