L’ambiente al cinema

Anche quest’anno si è svolto al cinema Massimo di Torino, con la nuova direzione artistica di Lia Furxi, il Festival di Cinemambiente, una delle rassegne di filmati a tema ambientale più importanti e autorevoli al mondo. Come sempre il festival ha regalato sei giorni di grandi emozioni e di inaspettate conoscenze, alternando le denunce socio ambientali, che hanno aperto squarci sull’abisso dell’avidità umana, a racconti di riscatto e speranza, legati da un unico filo conduttore: raccogliere in tutto il mondo le voci degli ultimi, parole di sgomento o di riscatto di fronte all’evolversi della situazione climatica.

Apre “Il punto di Luca Mercalli”. Scienziato meteorologo, accusato a lungo di essere un catastrofico visionario, finalmente riconosciuto indiscusso esperto di clima, Mercalli illustra ancora una volta le conseguenze sempre più allarmanti del riscaldamento globale. Per evitare un disastro che mette a rischio la sopravvivenza del genere umano, entro il 2050 dovremmo eliminare più di 23 Mld/t di CO2 ogni anno dall’atmosfera. (Tra i filmati che ho visto in tutti questi anni uno in particolare mi è rimasto nel cuore: “Arbores” che racconta la genesi di quell’area della Sardegna, passata a seguito di un disboscamento selvaggio, da isola più verde del Mediterraneo, come la descrivevano le cronache di scrittori latini e rinascimentali, a regione con vasti territori desertici e gravi problemi di siccità).

Tornando a Cinemambiente 2024 alcuni filmati davvero interessanti testimoniano di giovani che, mettendo a rischio la propria incolumità e la propria vita, hanno combattuto contro lo strapotere delle multinazionali del legno per proteggere, a vantaggio di tutti, le ultime foreste dell’Europa, vetuste e non solo, fondando delle comunità al loro interno nell’Europa del Nord, scudi umani contro gli assalti distruttivi delle spaventose enormi motoseghe.

Sugli schermi si sono alternati film di ricerca, denuncia, speranza, con storie di sconosciuti guardiani della salvaguardia del nostro Pianeta. Abbiamo visto i tecnici ucraini, sentinelle delle rovine del disastro di Chernobyl, che assistono allibiti alle razzie di giovani soldati russi, chiamati “orchi”, mentre rubano quel che resta intorno alla centrale, totalmente ignari di portare a casa con sé la morte radioattiva. Conosciuto l’orgoglioso artefice del rimboschimento di una foresta di mangrovie, cordone verde che protegge dagli uragani del Pacifico in Vietnam la capitale Ho Chi Minh: dirigendo il lavoro instancabile di donne e ragazzi contadini, in soli quarant’anni ha riportato la vita di piante e animali e cancellato l’orrore di migliaia di ettari di foresta ridotti in cenere (nel 1962) dalla furia distruttrice del Napalm americano. Condiviso in Senegal lo sgomento rassegnato di popolazioni travolte dalla furia dell’oceano che si sta innalzando, mentre pochi km più a sud, comunità di donne indigene, per contrastare l’avanzamento delle acque salate e proteggere la costa, avanzando con i piedi nel fango a piantare talee, ripristinano, con lavoro volontario, ettari di mangrovie (5 ha/anno da 15 anni) salvando così la loro economia di sussistenza. Mentre, poco oltre, gruppi di giovani maschi vengono reclutati a piantare i germogli di mangrovie per 5 dollari al giorno, da una Società di Intermediazione dei Crediti di Carbonio per le multinazionali, quotata in borsa 900 miliardi di dollari.

Ci siamo meravigliati per i colori e la versatilità dei funghi. Con il loro micelio sotterraneo esteso su tutto il pianeta come la superficie di mezza galassia, essi connettono in reti di comunicazione chimico-elettrica gli alberi delle foreste o le spighe dei terreni agricoli non arati e potranno essere futuri versatili alleati nella lotta all’inquinamento da plastiche e nella sostituzione di queste con nuovi biomateriali. Siamo stati informati delle ultime scoperte mondiali sullo stretto rapporto tra alimentazione e salute o sull’impatto meraviglioso dell’agricoltura rigenerativa che riporta la fertilità nei terreni stremati dall’uso massiccio di sostanze chimiche, concimi, diserbanti, antiparassitari (sono il 75 % in Europa). O i miracoli del compost, concime naturale sempre più diffuso, base dell’agricoltura biologica, frutto di un’economia circolare che mette al centro la raccolta differenziata dei rifiuti, in cui l’Italia eccelle.

Sugli schermi si alternano catastrofi ambientali, momenti di riflessione sulla vita rurale degli ultimi, lotte di giovani attivisti e progetti di recupero del verde nelle grandi città, in luoghi sperduti, nelle comunità indigene insignite dall’ONU come sentinelle della biodiversità. Sono racconti inediti che ci ridanno speranza. Intanto da una nuvola lo sguardo benevolo di Gaetano Capizzi fondatore quasi trent’anni fa del festival ed infaticabile guida, segue col suo accogliente sorriso il dipanarsi ormai senza di lui, della sua amata creatura.

Una buona notizia finale. Informazioni e programma dei filmati si trovano sul sito di Cinemambiente 2024; gran parte di essi può essere vista in streaming sulla piattaforma di cinema indipendente OpenDDB.

Gli autori

Margherita (Rita) Corona

Margherita (Rita) Corona, laureata in Scienze naturali si occupa da sempre di tematiche ambientali

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