Margherita Mo – Meghi: una donna senza tempo

image_pdfimage_print

 

 Margherita

In occasione dell’evento “Donna Resistenza Libertà. Il ruolo delle donne nella Resistenza italiana. L’esempio di Meghi che si è tenuto ad Alba il 19 aprile 2024, organizzato dal Centro Studi Beppe Fenoglio in collaborazione con l’Anpi Alba-Bra, ho preparato una breve nota sulla staffetta della Seconda Divisione Langhe, Margherita Mo, nome di battaglia Meghi (Lequio Berria, 1923 – Alba 2022). Questa presentazione tiene conto di letture, ma soprattutto delle numerose frequentazioni negli ultimi venticinque anni che ho avuto il piacere di avere con questa partigiana. Spero che questa memoria possa essere utile soprattutto ai più giovani per farsi idea di una donna, una staffetta al servizio diretto del comandante Piero Balbo Poli.

Dobbiamo tenere conto che durante la Resistenza bisogna assicurare la comunicazione tra individui, gruppi, organizzazioni. Sono tutti linguaggi nuovi che occorre imparare. Serve la cultura accademica dei Balbo: di Piero, laureato in Giurisprudenza e ufficiale di Marina, di Adriano (che prenderà come nome di battaglia Giorgio), iscritto al secondo anno di Medicina, di Giovanni (Pinin), maturo uomo di Langa che svolge la propria attività a Santo Stefano Belbo all’Ufficio delle Imposte e che ha visto l’altro emisfero del mondo, in Australia, che parla bene la lingua inglese e sarà determinante nel rapporto con gli Alleati (così come Beppe Fenoglio). Serve la cultura dei contadini che conoscono il territorio, perché lo coltivano e lo percorrono durante le battute di caccia; serve la cultura degli artigiani, che debbono rimettere in funzione motori fuori uso o stressati da un impiego intensivo in condizioni disperate e che sanno fare miscele improbabili per metterli in movimento (penso a Angelo Carmine John); si comunica con codici stendendo lenzuola di differenti colori e con significati particolari o accendendo fuochi di notte piazzati con geometrie concordate per segnalare zone di lancio di viveri, medicine, armi, da parte degli Alleati (come ci ha ricordato Felice Marino Felix); serve la cultura delle donne che, con ingredienti poveri, riescono a dare sostentamento a famiglie numerose e ad accogliere e dare riparo a partigiani in fuga o in servizi di pattugliamento, a curare feriti anche in assenza di medicine e dei più elementari oggetti per la disinfezione.

Margherita
Una giovane Meghi e la sua bicicletta

E qui – in questo particolare sistema sociale fatto di codici, linguaggi, cultura (che i sociologi chiamano sistema di riproduzione socio-culturale)– troviamo Margherita Mo Meghi, che fa la scelta coraggiosa di stare con i partigiani. Disarmata, o meglio, armata solo della sua bicicletta e di tanto coraggio, della conoscenza dei ritani e delle polverose strade di campagne, del territorio insomma, capace di sfuggire a rastrellamenti e aggirare posti di blocco. Impara il linguaggio dell’accoglienza e della fiducia, quando deve chiedere ospitalità parlando il dialetto di Langa.

Mi piace ricordare il suo incontro con Poli, che la mette alla prova (come ci racconta lei stessa) fino a farla diventare la staffetta del comando della Lodola di Castino. Pinin Balbo alla sera le dava il suo sacco a pelo e guai a chi osasse importunarla. Si portava dietro il suo lavoro da sarta di campagna per motivare i suoi spostamenti nel caso fosse fermata dai nazifascisti. Mestiere molto amato quello di sarta, imparato a Torino tra i 12 e 16 anni. Forse anche per questa sua vita torinese, nella grande città, ha adorato la musica americana e anche il suo nome di battaglia, Meghi, testimonia questa sua ammirazione verso la cultura d’oltreoceano. Occorre dire che anche dalla sua scelta di parte,e quindi dal suo lavoro di staffetta, nacque la futura Seconda Divisione Langhe.

Meghi ha incontrato la grande Storia quando fu mandata a Murazzano per portare un messaggio agli ufficiali della missione inglese, Stevens e Ballard. Questi ufficiali erano giunti il 19 novembre1944, nel pieno di un feroce rastrellamento, a Vesime portati da un B-25 americano, atterrato nel campo d’aviazione Excelsior, ideato dal maggiore Temple assieme a Poli, con l’apporto tecnico del geometra Balaclava di Cortemilia. Il colonnello Stevens e il maggiore Ballard (ufficiali inglesi della Special Air Service – Sas) erano destinati a guidare tutte le missioni in Piemonte e quindi ricercati dai cacciatori degli Appennini, che da Ceva avevano come comandante il colonnello Languasco. Sulla strada del ritorno da Murazzano, Meghi vede arrivare i tedeschi e i fascisti. Di filato torna indietro per aiutarli; loro stavano trasmettendo con Radio Londra. Li fa nascondere sotto delle foglie e poi, con l’aiuto del buio, li porta in salvo a Mombarcaro, dal comandante Bogliolo.

«Ma ebbi una brutta sorpresa – così ci racconta –: una pattuglia dei repubblicani mi aspettava a San Michele di Mondovì; qualcuno aveva fatto la spia.In una cucitura delle scarpe avevo una relazione proprio su di loro, sul tenente Rizzo, che li comandava. Per fortuna non la trovarono… insulti, qualche schiaffone… Poi sbucò una mia fotografia trovata nei rastrellamenti in cui avevo una pistola in mano. Mi dissero che mi avrebbero fucilato, ma prima mi portarono dal barbiere che mi rasò i capelli a zero, così, mi dissero, sarei morta brutta. Arrivò però l’ordine di sospendere tutto, fui caricata su una camionetta e portata a Ceva dal colonnello Languasco. Lì decisi una strategia: mi inventai una storia d’amore, gli raccontai di un fidanzato partigiano che cercavo di raggiungere, cercai di impietosirlo, dicendo che ero alla fame. Il colonnello allora pensò di potermi ricattare: se avessi lavorato per lui, mi avrebbe dato 1.000 lire per ogni partigiano consegnato. Cercai di mostrarmi più stupida possibile e, al suo ultimatum: “O lavori per noi o ti passiamo per le armi”, finsi di accettare. Alla fine riuscii a raggiungere la mia formazione, da lì casa mia. Un giorno arrivò una staffetta di Mauri, Settimo Maggiorino, che mi disse: “Meghi, ti ho portato due vida (2.000 lire). Te li manda la missione inglese per farti una parrucca”. Così tornai in servizio per il mio comandante, Poli».

Meghi con (da sinistra) Felice Marino Felix, Robert MacDonald (figlio di Robert che comandava i paracadutisti SAS che scesero a Vesime), Angelo Carmine John, Jack Paley (paracadustista SAS).

Arriva la Liberazione e quindi il dopoguerra. Poli stesso le propone un corso da dattilografa per impiegarsi in un ufficio: «Sono una donna libera – ci dice – e non mi lascio relegare come segretaria in qualche ufficio postale, ho conquistato la mia libertà e adesso vivrò da donna libera, anche nel lavoro». Con una voglia di vivere espressa fino all’ultimo!

«Poli faceva sentire le persone importanti» – come amava raccontare – e questo affetto e adorazione per il suo comandante, lo ha manifestato in tutti gli incontri celebrativi in cui li ho visti assieme. Era ancora la sua staffetta a Valdivilla il 25 aprile di ogni anno e lo era anche quando si andava tutti a pranzare a Rocchetta Belbo finite le celebrazioni (sempre in compagnia di Oreste Nano Orland che la portava da Alba con la sua auto).

Ci dice ancora Meghi: «Mettere a rischio la propria vita per salvarne altre, penso sia stato un atto generoso, dovuto per una giusta causa. Io l’ho fatto, lo rifarei ancora. In fondo noi ci siamo ripresi la libertà, la nostra libertà, quella libertà che ci avevano rubato e per questo dico ai giovani: “Vegliate, perché c’è sempre qualcuno che ve la potrebbe riprendere e ricordate: niente è per sempre!”».

Un caro saluto, Meghi, sei una donna senza tempo.

Margherita
25 aprile 2011 a Valdivilla di Santo Stefano Belbo (CN). Meghicon Lorenza Balbo, figlia del comandante della Seconda Divisione Langhe Piero Balbo Poli.

Gli autori

Renato Grimaldi

E' stato professore ordinario di Metodologia della ricerca sociale e Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli studi di Torino. Tra le sue numerose opere: Traformazione di una comunità di Langa. Cossano Belbo (2008); Comunità di collina. Un sistema di sistemi (2017); Vento di guerra sulle Langhe. Lotta partigiana 1943-1945 (con Antonella Saracco - Premessa di Adriano Balbo - 2018)

Guarda gli altri post di:

One Comment on “Margherita Mo – Meghi: una donna senza tempo”

  1. Avere conosciuto una testimone e protagonista della Storia della Liberazione dal nazifascismo , vuol dire aver imparato da una maestra che ha vissuto il racconto
    Ed ho avuto il piacere di averla conosciuta in quel di Lequio. Maestra di quella Università che rischia di restare invisibile dopo esser stata diffusa in ogni angolo, piazze, scuole, case, tra amici e anche di fronte a nemici. Con Dignità sempre e questo racconto lo dimostra ancora una volta. Ora tocca a noi studiare per continuare da testimoni quello che abbiamo imparato. Ciao Meghi bellissima!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.