Tiziano Terzani e le “Lettere contro la guerra”

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Quando, nello scorso novembre, Angela Terzani Staude mi ha regalato una copia delle Lettere contro la guerra di suo marito Tiziano, ho ricordato quanto mi avessero colpito quando uscirono, all’indomani della distruzione delle Torri gemelle e nel pieno della guerra di vendetta dell’America di Bush jr. Le ho rilette, mosso dall’urgenza di questa ennesima, oscena guerra in cui i popoli sembrano ogni giorno sempre di più carne da cannone per i governi. Per tutti i governi: non solo per quello dell’autocrate invasore Putin. Ebbene, nonostante la profonda diversità della situazione attuale, le parole di Terzani sembrano scritte oggi.

La ragione è presto detta. Benché la Russia sia parte (e che parte!) della civiltà europea, la retorica e la propaganda dei governi e dei media occidentali presentano l’invasione russa dell’Ucraina come una sfida mortale ai “valori” occidentali. Ma, oggi come allora, non si tratta di «un attacco alla libertà e alla democrazia occidentali come vorrebbe la semplicistica formula ora usata dai politici». Terzani lo scrive nella lettera costernata a Oriana Fallaci, sanguinaria capofila dell’integralismo occidentalista, da cui sono tratti tutti i prossimi virgolettati.

Se in questa crisi la maggioranza dell’umanità non ha votato, all’Onu, le sanzioni contro la Russia di Putin non è per odio ideologico verso i valori occidentali, ma perché «si vede ora sempre più marginalizzata e offesa dallo strapotere e dall’arroganza dell’Occidente». Allora Terzani si interrogava, come dovremmo fare oggi, sull’essenza dei nostri famosi valori occidentali: «se noi davvero crediamo nella santità della vita, dobbiamo accettare la santità di tutte le vite». E dunque non dovremmo, per nessuna ragione, pensare che prolungare la guerra sia una buona cosa.

Il sostanziale tradimento dei valori in cui diciamo di credere si salda diabolicamente alla certezza della nostra superiorità: «il problema è che fino a quando penseremo di avere il monopolio del bene, fino a che parleremo della nostra come dell’unica civiltà, ignorando le altre, non saremo sulla buona strada». Il paradosso è che la sicurezza del nostro primato ci conduce a tradire i capisaldi dello stesso pensiero occidentale: «l’aver diviso il mondo in maniera, mi pare, talebana fra quelli che stanno con noi e quelli contro di noi, crea ovviamente presupposti per quel clima da caccia alle streghe di cui l’America ha già sofferto negli anni ’50, col maccartismo … Il tuo attacco, Oriana, anche a colpi di sputo, alle “cicale” e agli “intellettuali del dubbio” va in quello stesso senso: dubitare è una funzione essenziale del pensiero, il dubbio è il fondo della nostra cultura. Voler togliere il dubbio dalle nostre teste è come voler togliere l’aria ai nostri polmoni. […] Penso sia utile che mi si lasci dubitare delle risposte altrui, e mi si lasci porre delle oneste domande: in questi tempi di guerra non deve essere un crimine parlare di pace». Non c’è bisogno di sottolineare la drammatica attualità di questa constatazione, come di quella che denunciava il rifiuto della complessità, evidente allora come oggi: «niente nella storia umana è semplice da spiegare: tra un fatto e un altro c’è raramente una correlazione diretta e precisa: ogni evento anche della nostra vita è il risultato di migliaia di cause che producono insieme a quell’evento altre migliaia di effetti che allora volta sono le cause di altre migliaia di effetti». È la stessa evidenza che sottolinea papa Francesco quando dice «non sono a favore di Putin. Sono semplicemente contrario a ridurre la complessità alla distinzione tra i buoni e i cattivi, senza ragionare su radici e interessi, che sono molto complessi».

Terzani sapeva mettere in relazione la radice delle guerre e l’istinto di possesso e di dominio dell’ambiente: citando Gandhi, ripeteva che «finché l’uomo non si metterà di sua volontà all’ultimo posto fra le altre creature sulla terra non ci sarà per lui alcuna salvezza». Così come denunciava il veleno del patriottismo, che oggi torna a inquinare cuori e discorsi: «“ho pietà di coloro /che l’amore di sé lega alla patria. / La patria è soltanto un campo di tende in un deserto di sassi”, dice un vecchio canto hymalaiano citato da Fosco Maraini nel suo Segreto Tibet».

La strada per costruire la pace, ci ricorda Terzani, è la consapevolezza che «la guerra viene usata oggi per la militarizzazione delle nostre società: per produrre nuove armi, per spendere più soldi per la difesa: opponiamoci! Non votiamo per chi appoggia questa politica, controlliamo dove abbiamo messo i nostri risparmi e togliamoli da qualsiasi società che abbia anche lontanamente a che fare con l’industria bellica. Diciamo quello che pensiamo, quello che sentiamo essere vero: ammazzare è, in ogni circostanza, un assassinio».

Non votare mai più i partiti che in Parlamento votano per le armi, togliere i risparmi dalle banche che investono in armi: ecco due cose concrete che possiamo fare contro la guerra. Contro tutte le guerre.

L’articolo è stato pubblicato anche su Il Fatto Quotidiano

Le foto sono di Vincenzo Cottinelli (www.vincenzocottinelli.it)

Gli autori

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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One Comment on “Tiziano Terzani e le “Lettere contro la guerra””

  1. Articolo totalmente condivisibile come tutti quelli,a mio giudizio,di Tomaso Montanari. Ricordo,al proposito,la frase di Samuel Johnson resa celebre da Kirk Douglas nel film “Orizzonti di gloria” : “La patria è l’ultimo rifugio delle canaglie “. Grazie prof.Montanari

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