Sull’utilità e il danno dell’ombrello per la nostra vita

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Fin dal tempo del diluvio universale, l’umanità si divide in due grandi categorie: da una parte quelli che hanno bisogno dell’ombrello, dall’altra quelli che ne sanno tranquillamente fare a meno. Se, per i primi, l’ombrello è divenuto quasi un’estensione del corpo, un’abitudine alla quale è impossibile rinunciare (e, nei casi più estremi, anche quando il rischio che piova è davvero risibile), per i secondi, viceversa, si tratta più che altro di un ingombro pressoché inutile, una scomodità che, infatti, viene il più delle volte lasciata a casa, o anche, spesso e volentieri, abbandonata in giro, più o meno inconsapevolmente.  

Quanto può rivelarsi diversa, per due persone con modi differenti di approcciarsi alle cose della vita, la stessa identica giornata di pioggia, anche solo a partire dalla necessità o meno di avere con sé un ombrello a portata di mano?

In un certo senso, Woody Allen prova a rispondere proprio a questa domanda, nel suo ultimo film A rainy day in New York. Già campione d’incassi quest’inverno, la pellicola torna ora in sala per donarci un po’ di refrigerio, adesso che il caldo estivo comincia a farsi più insistente. Ma questa, per fortuna, è solo l’ultima della miriade di buone ragioni per andare a vedere questo film, qualora non lo si fosse ancora fatto, e, nel caso, per cogliere l’occasione e andarlo a rivedere, magari in coppia.

I due protagonisti di questa uggiosa avventura newyorchese, Gatsby (interpretato da un a dir poco eccezionale Timothée Chalamet) e la sua biondissima fidanzata Ashleigh (una Elle Fanning di cui non si può dire che bene), sono una giovane coppia di fidanzati, studenti universitari, che decide di passare un romantico fine settimana a New York, cogliendo al volo il pretesto fornito da una certa intervista che la ragazza dovrebbe portare a termine per il giornale del loro college.

Lui è l’eccentrico ma geniale rampollo di una ricca famiglia newyorchese, il tipo che, a dire della sua stessa fidanzata, «anche se non apre libro per un esame, lo passa comunque». È follemente innamorato di Ashleigh, un’ingenua e piuttosto sprovveduta aspirante giornalista, alla quale non vede l’ora di mostrare le bellezze della sua città natale, e, più in generale, di renderla partecipe della sua ricca “vita interiore” di esperienze e di letture fuori dal coro, della quale lei, naturalmente, subisce il fascino, oltre che riconoscerne un certo valore (che forse, però, trova più che altro divertente). Lei, viceversa, viene da Tucson, in Arizona, ed è una delle figlie, a suo dire nemmeno la più bella, di un ricco proprietario di banca episcopaliano. È stata “miss simpatia” al liceo, e non sembra vergognarsene. È provinciale non tanto nei modi, quanto nei contenuti. La scena riassuntiva del suo rapporto con il fidanzato è il momento in cui quest’ultimo le indica la meravigliosa vista su Central Park di cui i due godono dalla loro lussuosissima suite, che Gatsby stesso ha affittato con i soldi vinti in precedenza al poker (il ragazzo è infatti un appassionato di gioco d’azzardo). Ashleigh non la degna neppure di uno sguardo, e piuttosto si preoccupa del fatto che si stia mettendo a piovere.

In effetti, durante il loro rocambolesco soggiorno, la pioggia sarà l’ultimo dei problemi della giovane coppia, che, in barba ad ogni programma, si separerà quasi subito, vivendo due meravigliose odissee parallele, seppure l’una ben distinta dall’altra.

Ashleigh, da una parte, si troverà “rapita” dalla città che aveva sempre sognato visitare, ma anche, più concretamente, dalle avances di non uno, ma tre uomini diversi: l’affascinante regista che doveva intervistare, Roland Pollard, che, preso da una improvvisa crisi esistenziale, rivede in lei la sua ex-moglie; lo sceneggiatore del film, Ted, che s’innamora di Ashleigh dopo avere scoperto che la moglie lo tradisce con il migliore amico; e, soprattutto, il famosissimo attore Francisco Vega, detto «la cosa più favolosa, dopo la pillola del giorno dopo», che seduce senza troppe resistenze la nostra giovane amica. Ma, proprio sul più bello, il ritorno anticipato della fidanzata di Vega costringerà una piuttosto nuda Ashleigh a scappare dalla finestra, e a vagare di nuovo sotto la pioggia.

Gatsby, dal canto suo, vivrà una giornata per molti versi speculare, nel perenne tentativo di rincorrere l’amata, e finendo per passare il pomeriggio, suo malgrado, con Shannon, una sua vecchia conoscenza, con la quale farà buona parte delle cose che aveva programmato di fare con Ashleigh, compresa una lunga e alquanto romantica visita al Metropolitan Museum. La città, come confesserà infine Gatsby alla madre, ha preso il sopravvento. È alquanto significativa la scena in cui, piuttosto malinconico, il nostro Gatsby si mette a suonare il pianoforte, cantando una sentitissima versione di Everything happens to me di Chet Baker.

Sebbene, possiamo dire, nessuno dei due protagonisti, alla fine, abbia vissuto il weekend che aveva immaginato, è interessante notare come questo sia il solo punto di contatto tra le diverse esperienze fatte dalla giovane coppia. Infatti, una volta passato il temporale, per Ashleigh il ritorno alla normalità è un fatto di una semplicità disarmante, tanto che verrebbe quasi da pensare che non si renda pienamente conto di ciò che ha vissuto, o di avere “quasi” tradito il fidanzato. Quest’ultimo, d’altro canto, ha vissuto forse un weekend meno arzigogolato di quello di Ashleigh, da cui, tuttavia, non riesce comunque a prescindere, e, facendosi quelle domande scomode che la fidanzata non riesce a porsi, scopre di non potere più soffocare la sua vera natura, e prende la sua decisione.

Non è forse un caso se, per tutta la durata del film, Ashleigh lotta contro la pioggia, cercando un riparo o la sicurezza d’un ombrello, e finendo sempre, suo malgrado, per inzupparsi nel peggiore dei modi. Viceversa, a Gatsby la pioggia piace, e non ha paura di bagnarsi; anzi, lo vediamo spesso passeggiare sotto l’acquazzone, perfettamente a suo agio. Del resto, l’ultima battuta che Ashleigh rivolge al cocchiere della carrozza su cui si trova è proprio: «Potrebbe fare più in fretta, per favore? Sembra che stia cominciando a piovere…».

In conclusione, mentre niente della vita sembra toccare davvero Ashleigh, esattamente come la pioggia che tenta disperatamente di evitare, e della quale, suo malgrado, finisce sempre per essere ostaggio, sarà forse Gatsby, invece, ad aprirsi coraggiosamente all’inaspettato, così imparando che la vita reale è solo per quelli che non sanno fare di meglio, e cioè per quelli che non sono nemmeno in grado di uscire di casa senza l’ombrello.

Filippo Adussi

Filippo Adussi vive a Piacenza ed è laureato in filosofia.

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