Una storia rimossa nella Corea del Sud

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Davvero complicata la storia della penisola coreana divisa alla fine della seconda guerra mondiale, che mise fine alla trentennale occupazione giapponese, in due Stati con confine all’altezza del 38 parallelo. La successiva guerra, a inizio anni Cinquanta, tra la Corea del Nord sotto l’influenza dell’Unione Sovietica e quella del Sud supportata dagli USA, consolidò infine la divisione tra due Stati tra loro indipendenti e contrapposti.

L’attenzione dei media è focalizzata, da tempo, particolarmente sulla Corea del Nord, guidata da Kim Jong Un, sulla carta Stato socialista ma nei fatti regime in cui non c’è spazio per democrazia reale e diritti umani, con una situazione economica fortemente segnata dalle sanzioni internazionali.

Della Corea del Sud si parla meno e per lo più ci si limita ad analisi sulla sua notevole potenza economica e sull’alto tasso di sviluppo informatico. Ma la storia della Corea del Sud è in realtà l’altra faccia della medaglia di quella del Nord ed è, in sostanza, la storia di un popolo diviso in zone d’influenza, per opposte ragioni geopolitiche, nel periodo della guerra fredda che in Europa ebbe come simbolo il Muro di Berlino.

«È vero che gli uomini sono fondamentalmente crudeli? L’esperienza della crudeltà è l’unica cosa che ci accomuna come specie?». Queste domande stanno all’interno del drammatico e intenso romanzo Atti umani di Han Kang (Adelphi, 2017), scrittrice sud coreana, già autrice di La vegetariana.

Il libro apre uno squarcio di luce sulla Corea del Sud più volte sottomessa a violente dittature militari e profondamente segnata dal massacro di Gwangju, una strage a lungo negata o minimizzata, di cui, in questi giorni, ricorre il quarantennale. Il dittatore militare Park Chung-hee, che aveva preso il potere con il golpe del 16 maggio 1961, viene assassinato il 26 novembre 1979, data che segna il passaggio sotto la dittatura di un altro generale: Chun Doo-hwan, che resterà presidente della Corea del Sud fino al 1988 e finirà poi processato e condannato a morte nel 1996, con pena capitale graziata, per le precise e gravi responsabilità del massacro di Gwangju.

All’indomani dell’ennesimo golpe nel Paese crescono le richieste di maggiore democrazia e dell’abolizione della perenne legge marziale, ed è nella città di Gwangju che la ribellione alla dittatura militare diventa generale: studenti, operai, cittadini riempiono le piazze ed è insurrezione popolare che raggiunge il culmine il 18 maggio 1980. La risposta del Potere è violentissima: l’esercito irrompe nella città con i carri armati e inizia un massacro che costerà la vita a 2000 cittadini, principalmente studenti, gettati nelle fosse comuni, e distruggerà la vita di altre migliaia di persone: in 60.000 subiranno violenze nel campo di rieducazione di Samchung.

Ripreso il controllo della situazione inizia la rappresaglia con la caccia ai “sovversivi” e centinaia di studenti e sindacalisti vengono arrestati, torturati a morte da parte di un esercito brutale che si è sviluppato in un mix micidiale costituito da rigidità e fanatismo, assorbiti durante l’occupazione giapponese, e l’efficienza statunitense che, in funzione anticomunista rispetto alla Corea del Nord, non farà mancare il suo supporto alla feroce dittatura.

Lo stile di scrittura di Han Kang, lineare e diretto, e la sua capacità, in questo romanzo, di trovare il giusto equilibrio tra la realtà dei fatti e i percorsi individuali e corali dei suoi protagonisti, rendono le pagine di Atti umani uno schiaffo continuo sul volto del lettore. Schiaffi non diversi da quelli subiti dalla giovane traduttrice Kim Eun-sook nell’ufficio di censura nel 1985, accompagnati dal pugno nello stomaco per la tragica fine del giovanissimo studente Dong-ho o per la vita spezzata di Kim Jin-su.

E la risposta alle domande poste da An Kang, forse, è proprio che gli uomini sono fondamentalmente crudeli.

 

PS: Su You tube sono reperibili alcuni video girati, nei giorni del massacro del maggio 1980, dal giornalista tedesco Jürgen Hinzpeter guidato per le strade della città dal tassista Kim Sa-bok. Il loro impegno di denuncia di quanto è accaduto è stato ricostruito nel film A taxi driver record di incassi in Corea del Sud, a dimostrazione di quanto il massacro di Gwangiu abbia segnato il Paese.

Giovanni Vighetti

Giovanni Vighetti vive a Bussoleno ed è esponente del Movimento No Tav

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