In ricordo di Luis Sepúlveda

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L’inaspettata morte di Sepúlveda crea sconforto in chi lo ha apprezzato, sia come scrittore sia come persona, perché gli ideali della sua vita hanno coinciso con quelli di chi, negli anni Settanta, credeva che fosse possibile cambiare in meglio il corso della Storia.

Riguardo i suoi libri. Tra tutti il più prezioso è Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, capace sia di riavvicinare al piacere della lettura chi l’ha smarrito sia di arricchirlo ulteriormente per chi non l’ha perso.

Un nome da Torero e La Frontiera scomparsa compongono, per me, la trilogia dei suoi libri migliori pubblicati da Guanda tra il 1993 e il 1996, cui seguirono altri libri tra cui Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare da cui fu tratto nel 1998 il film d’animazione La gabbianella e il gatto. Ma non può essere dimenticato Patagonia Express, dove Sepúlveda apre il libro di racconti al Caffè Zurich di Barcellona con Bruce Chatwin per chiuderlo con Francisco Coloane il grande romanziere autore di La terra del Fuoco.

La vita di Sepúlveda è stata strettamente legata al suo Paese, il Cile, all’importante e indimenticabile esperienza del Governo di Unità Popolare di Salvador Allende, socialista e marxista, eletto nel 1970 Presidente e travolto tre anni dopo da uno dei più sanguinosi colpi di Stato che negli anni Settanta flagellarono il Sud America (nel 1976 l’Argentina, nel 1973 l’Uruguay). In tutte queste violente repressioni gli USA ebbero un ruolo e una responsabilità determinante nell’organizzazione dei golpe e nei conseguenti crimini supportati con l’Operazione Condor, voluta dal duo Nixon-Kissinger, contro l’influenza socialista e comunista nell’America Latina, che gli Stati Uniti consideravano «il giardino di casa». Da vedere o rivedere è il film Missing del 1982 di Costa-Gavras con un grande Jack Lemmon nel ruolo drammatico del cittadino medio americano che, inizialmente, stenta a credere nel coinvolgimento USA nell’organizzazione del golpe. Sepúlveda, sostenitore di Allende, fu arrestato e torturato prima di essere rilasciato e infine costretto all’esilio. Una vita – la sua – in cui scrittura e impegno sociale sono sempre stati in coerente sintonia, in un viaggio interminabile attraverso Paesi colpiti dalle dittature o in lotta per la propria emancipazione come il Nicaragua, con l’impegno a fianco dei nativi americani e in particolare degli indios Shuar in Equador, con l’adesione e la militanza in Greenpeace.

Dopo un primo tentativo il 29 giugno 1973, il golpe in Cile si realizza l’11 settembre 1973, proprio pochi giorni dopo l’avvio dell’Operazione Condor: per il popolo cileno è la fine di un sogno e l’inizio di un lungo incubo in cui i sostenitori di Unità Popolare verranno fisicamente eliminati a migliaia.

Ancora oggi, di quel drammatico settembre del 1973, ricordo il momento del gelo che entrò nelle nostre vite di giovani militanti della sinistra, con le immagini del Palazzo della Moneda in fiamme e l’ultimo fotogramma di Allende poco prima di essere suicidato. La memoria rincorre gli eventi. In Italia il golpe cileno aumentò le divisioni spingendo il PCI verso il “compromesso storico” e la sinistra di classe a radicalizzare le proprie posizioni con la campagna per le armi al MIR. E poi la mobilitazione internazionale (generosa ma impotente), le canzoni degli Inti Illimani, gli slogan gridati con speranza e frustrati dalla realtà, il poeta Pablo Neruda eliminato nel letto dell’ospedale in cui era ricoverato, Victor Jara  musicista e militante comunista a cui i golpisti spezzarono le dita prima di ucciderlo, la finale della Coppa Davis di tennis del 1976, che divise a lungo e violentemente le opinioni sul giocarla o meno e che l’Italia infine gioco e  vinse. Probabilmente fu la scelta giusta per impedire al regime di utilizzare la Coppa come strumento di propaganda, e il punto decisivo venne raggiunto con il doppio di Panatta e Bertolucci che scesero in campo con magliette rosse, piccolo ma significativo gesto di sfida.

E ancora: aprile 1987 Papa Giovanni Paolo II si affaccia al balcone del palazzo della Moneda a fianco del dittatore Augusto Pinochet. Fu per un inganno come sostengono le fonti vaticane? Difficile non apprezzare il testo della canzone Santiago dei Litfiba: «E l’uomo in bianco scese dal cielo / Ma era al di là delle barricate / E l’uomo in bianco vide la muerte / Ma era al di là delle barricate / E dittatura e religione / Fanno l’ orgia sul balcone». In ogni caso il pontificato di Giovanni Paolo II fu caratterizzato proprio dalla vicinanza alle dittature di destra, come testimonia la lettera di solidarietà inviata a Pinochet dopo il suo arresto in Gran Bretagna grazie all’azione del magistrato spagnolo Baltasar Garzon nell’ottobre del 1998, oppure con il mancato sostegno all’azione contro la dittatura del cardinale salvadoregno Oscar Romero, assassinato dagli Squadroni della Morte nel marzo del 1980.

Sepúlveda è tutto questo e molto di più: è una memoria storica che non deve smarrirsi è un romanziere e poeta capace di fare sognare con la lettura o rilettura dei suoi libri, è soprattutto un esempio di coerenza.

Giovanni Vighetti

Giovanni Vighetti vive a Bussoleno ed è esponente del Movimento No Tav

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