«Lontano da Farinetti»

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Un ettaro di vigna nella terra del Barolo vale almeno due milioni di euro: così campeggiava trionfante la notizia sui maggiori quotidiani nazionali giusto un anno fa.

Il libro di Fabio Balocco, poliedrico avvocato torinese – ambientalista, alpinista, scrittore e altro – è quanto più lontano possa esistere da quel dato che mette in relazione l’attuale civiltà industrial-contadina e il capitale. Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni (con prefazione di Marco Revelli, Il Babi editore) è un agevole libro che non parla di Farinetti ma crea una mappa del mondo alternativo al farinettismo: la geografia umana che nelle Langhe, siano esse basse o alte, resiste reinventando vecchi stili di vita che appaiono sempre più moderni e per molti aspetti indispensabili.

Balocco ha percorso in lungo e in largo una terra che è percorsa in lungo e in largo da moltitudini di turisti che qui giungono da ogni parte del mondo, attratte dalle ricamature delle vigne che coprono i pendii, la grande cucina, le grandi cantine, il recente riconoscimento dell’Unesco di Langhe, Roero e Monferrato quale patrimonio dell’umanità.

Lui è andato nei territori nascosti, alla ricerca delle storie nascoste. Ha battuto cascine di cui, leggendo tra le righe di una scrittura semplice ma molto evocativa, si possono vedere le volte in mattoni e le vecchie cantine scavate nel tufo: ha intervistato chi ha qualcosa da raccontare di molto diverso dall’egemonica ideologia del successo e del profitto, dei due milioni di euro quale parametro universale della felicità. Uomini, donne che vivono come marziani, che sembrano usciti da un romanzo di fantapolitica di Bogadanov più che dal “mondo dei vinti” di Nuto Revelli. Perché se è vero, come dice nella bella prefazione Marco Revelli, che sono figure che richiamano implicitamente il “tempo della malora”, nei racconti che si susseguono emerge la sensazione che la malora non era, e non è, un tempo peggiore di questo.

Alberto Ricca, Leonardo Marengo, i coniugi Ricchiardi, e molti altri: sono i nomi di chi ha fatto il grande salto, ha chiuso una porta alle sue spalle ed è entrata dentro una nuova vita, incarnazione nel reale della difficile verità secondo cui “la mia fine sarà il mio inizio”. Gente che ha chiuso con vite precedenti ed è andata in Langa a costruire qualcosa di nuovo: non senza difficoltà.

Se ci avete sempre pensato, a quel salto, con queste pagine potete sapere cosa succede dopo il primo, irredimibile, passo. In arrivo da tutta Italia, di ogni età, giovani e meno giovani, vogliosi di mettere le mani nella terra, potare una vite o un pesco, fare marmellate. Non solo un modo di lavorare in maniera alternativa al farinettismo, ma di salvare dall’avanzare di legioni di turisti e cementificatori quelle parti delle Langhe, in particolare l’Alta Langa, che non sono ancora state sconvolte dalla trasformazione industriale imposta dalla coltura della vite e della nocciola.

“Se qui nell’Alta Langa succede quello che è successo nella Bassa, guai”, così riassumono Gianna Serafino e Roberta Germano. Pochi soldi, molti sacrifici, moltissima fatica ma, soprattutto un diamine di sospetto che li cinge come un’aura: il sospetto del diverso.

I tratti comuni nelle storie che sono raccontate attraverso le domande semplici e profonde che pone Balocco, sono evidenti: ma, almeno al mio occhio, è emersa questa difficile condizione riconducibile alla diversità. Un tratto comune dell’Italia di questi tempi oscuri. Essere contadini che portano avanti vite, e lavoro, diverse dal farinettismo porta al sospetto: basta rimettersi a fare un formaggio di capra dove non si fa più formaggio di capra da decenni, oppure non dare diserbante a tonnellate? Per non parlare di chi porta addirittura una filosofia di vita diversa, vagamente comunitaria e libertaria.

È il profondo Piemonte langarolo quello dove è finita l’umanità di Balocco, che però qualche crepa nel cemento comincia a mostrarla, incuriosita da questi personaggi.

About Maurizio Pagliassotti

Maurizio Pagliassotti, scrittore e giornalista, scrive per “Il Manifesto”. Ha pubblicato, presso l’editore Castelvecchi, «Chi comanda Torino» (2012) e «Sistema Torino, sistema Italia» (2014).

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